Login
Registrati
facebook
Google+

“Ogni 8 minuti”


Cinzia Mion

Sono reduce dall’aver assistito a una rappresentazione teatrale contro il femminicidio, ad opera degli studenti del liceo Cornaro di Padova, con la regia di A. Riello, dal titolo “ogni 8 minuti” e desidero comunicare a quelli che leggono queste note la mia ammirazione, da estendere alla responsabile del progetto Prof.ssa Manuelita Masia.
Si tratta di una rappresentazione di una potenza folgorante, che interpella profondamente tutti quelli che hanno avuto l’opportunità di assistervi, ragazzi, ragazze e adulti.
Parafrasando Simone de Beauvoir sappiamo, infatti, che “maschi e femmine si nasce ma uomini e donne si diventa” e la corporeità in azione, com’è il teatro in genere, ma in particolare il teatro al quale abbiamo assistito, è un linguaggio diretto, che colpisce con l’emotività intensa e dirompente il cuore e il cervello ed allora gli spettatori hanno capito con quello spettacolo molto di più di quello che avrebbero appreso attraverso lezioni e conferenze.
Dico di proposito il cervello e non la mente, perché questo rende meglio l’intersoggettività che la scoperta neuroscientifica dei neuroni-specchio, con l’immagine di Gallese della “simulazione incarnata”, rende benissimo. Non è che volevamo imitare i ragazzi implicati nella recita ma su quel palco c’eravamo veramente tutti. È questo il significato del termine “incarnata”, vuol dire dentro al nostro cervello ad opera dei nostri meravigliosi neuroni-specchio. E alla fine il cuore risuonava dentro di noi con lo stesso affanno degli attori.

Il mio rammarico va allora a quelle classi della scuola secondaria di secondo grado di Treviso che, invitate dalla Commissione Pari Opportunità del Comune, non sono riuscite a riempire l’auditorium dell’Istituto Stefanini per assistere il 12 dicembre alla medesima rappresentazione. Rammarico e anche grande tristezza quando ho saputo che qualche docente si è tirato indietro perché aveva già trattato l’argomento… Ma la “formazione” al rispetto reciproco, alle Pari Opportunità, all’identità di genere, alla lotta agli stereotipi sessisti, all’educazione all’affettività e alla condanna della violenza sulle donne, non è un semplice “contenuto”che si esaurisce in una lezione. E’ appunto un aiuto a diventare uomini e donne. E attraversa tutti i corsi di studio in tutte le discipline, attraverso anche l’esempio, l’identificazione secondaria con persone significative (l’identificazione primaria è quella genitoriale). Non è un contenuto, è il “senso profondo” della scuola, Istituzione della Repubblica.

Questa introduzione mi permette anche di far riferimento al convegno organizzato dalle Commissioni Pari Opportunità dei comuni di Treviso e della cintura sud orientale della città, nella giornata della “gentilezza” del 13 novembre, al teatro Eden dal titolo “Di cosa parliamo quando parliamo di Gender”. L’abbiamo organizzato per rassicurare i genitori impauriti dalla propaganda delirante che arriva da parte di gruppi, che per ora definisco ideologici, che li mettono in guardia rispetto a presunte attività manipolatorie che avverrebbero nella scuola, con la nuova riforma, a danno dell’identità di genere, o di quella sessuale dei figli. Si tratta di una schiera di vocianti che abbiamo capito vogliono contrastare la riforma della scuola laddove al comma 16 raccomanda ciò che ho brevemente illustrato al capoverso precedente, ma non solo. Approfitta, infatti, di questo appiglio per dare corpo a fantasmi che chissà da quanto tempo abitano la loro mente e il loro mondo interno. Anche dopo il suddetto convegno si sono materializzati questi gruppi, strumentalizzati naturalmente dalle opposizioni che, nel Veneto, sono subito identificabile proprio col termine di vocianti che al problema del Gender non si sono mai appassionate, sinceramente non hanno capito nulla e comunque “non gliene frega niente”. Hanno soltanto colto l’occasione al volo.

Per poter fare delle riflessioni a bocce ferme, dopo le contestazioni avvenute a proposito di questo convegno, ma a sproposito rispetto alle argomentazioni addotte per contestare, desidero utilizzare un articolo illuminante di Dacia Maraini, apparso nel Corriere della sera in data 27 novembre dal titolo ”Il corto circuito del fondamentalismo”. A un certo punto Maraini afferma che “il fanatismo ha radici antiche, profonde. E ubbidisce a una drastica e volontaria semplificazione della realtà. Chi conosce la complessità del mondo, sa che il diverso va prima di tutto conosciuto, poi avvicinato, per confrontarsi, per discutere, per contrattare. Il mondo è ampio e diversificato. Chi semplifica, non vuole conoscere l’altro, vuole solo eliminarlo….” Poi citando Voltaire incalza: “Sono di solito i furfanti a guidare i fanatici e a mettere il pugnale nelle loro mani…ogni tanto, infatti, esplode un corto circuito. A un civile e savio relativismo e a un’umana e tollerante convivenza, qualcuno sente il bisogno di contrapporre, con gesta eclatanti, la fedeltà a un Dio antico, dispotico e fermo nel tempo.” E si invocano frasi della Bibbia pensando di applicarne le regole, “quando la schiavitù era legale, la vendetta era l’unica forma di giustizia e gli adulteri e gli omosessuali venivano lapidati. Come fingere di non sapere che c’è stato Cristo, che ha contraddetto tutto quello che era considerato normale a quei tempi, ha introdotto la pratica dell’umiltà, del rispetto dell’altro, della povertà, dell’uguaglianza? Per questo è stato crocefisso, ma alla fine il cristianesimo ha trionfato sui cultori della Bibbia”.

Quanti sono i ”furfanti” che stanno cavalcando l’onda di questa vergognosa manipolazione di genitori smarriti? A dire il vero mi verrebbe da dire anche genitori in parte un po’ ingenui…Come si può credere che qualcuno voglia e possa far cambiare orientamento sessuale a tuo figlio? Oppure che l’omosessualità si può “correggere” con un po’ di terapia (ortopedica?) perché in fondo è un comportamento “contronatura”….oppure che ci sono docenti della scuola dell’infanzia pronte a insegnare (!) ai bambini e alle bambine a masturbarsi!
Furfanti sono quei gruppuscoli di cosiddetti “giuristi per la vita” (quanti di loro che oggi riempiono le sale si stanno preparando in questo modo la campagna elettorale?) che aizzano con fantomatiche interpretazioni del termine “genere” la buona fede di altri che, come dicevamo, sono pronti a reputare possibili le loro affermazioni astruse, costruite estrapolando ad arte frasi da vari e dubbi contesti. Ed io che credevo che un giurista fosse una persona innamorata del diritto e che si spendesse per l’allargamento dei diritti di tutti non per il restringimento dei diritti ad alcuni. Questa non appare forse un’impostazione da “giuristi contronatura”?

Ma furfanti sono anche i santoni di alcune formazioni settarie che si nutrono di manifestazioni da parte (soprattutto) di donne sciamannate come quella che al convegno ha interrotto la “gentilezza” del clima del convegno urlando “Sodoma e Gomorra!!” (di sicuro non alludendo al best-seller di Saviano) e rincorrendo il relatore salesiano gli ha contestato il contenuto del suo discorso a dire il vero estremamente pacato e per nulla “ardito”.

Aggiunge poi Maraini incalzando “E come fingere di non sapere quanto è costato raggiungere il concetto della divisione fra Stato e Chiesa? Quanto è stato doloroso stabilire i valori dei diritti civili?”.

Riterrei a questo punto eccessivo e ridondante aggiungere altro: meglio chiudere qui e sollecitare qualche riflessione.

print

Lascia un commento