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“Alle bambine regalate le bambole e il meccano: così io sono diventata la signora delle comete”.

CRISTINA NADOTII intervista Amalia Ercoli-Finzi

Due minuti al telefono e di Amalia Ercoli-Finzi ci s’innamora. A 80 anni la prima ingegnera aerospaziale in Italia, la direttrice del progetto Rosetta per lo studio delle comete, ha il piglio travolgente di una giovane donna che cavalca il futuro.

«Fa bene il Politecnico a sensibilizzare le ragazze alla scelta consapevole di corsi di studio in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – dice Ercoli-Finzi – ma purtroppo non è un problema soltanto italiano. Le donne vanno ancora incoraggiate ovunque».

Come?

«Fin da piccole, ben prima dell’iscrizione all’università. Già da ragazzine devono essere consapevoli che nessuna strada è loro preclusa. Per aiutarle bisogna eliminare gli stereotipi, perché le barriere sono soprattutto di tipo culturale, se non si iscrivono a facoltà scientifiche non dipende certo dalle loro capacità».

Ci fa un esempio di come superare il problema culturale?

«Sarà banale, ma a una bambina va regalato un meccano insieme a una bambola, vanno aboliti tutti gli stereotipi di genere, si deve iniziare da lì››.

In passato ha raccontato di essere un’ingegnera nata, e che da piccola smontava le biciclette. La sua famiglia la lasciava fare?

«Per niente, non me lo lasciavano fare, ma io mi sono imposta (ride di gusto, ndr). Comunque questo della scoperta e della curiosità è un discorso che vale anche per i ragazzi: bisogna lasciare che maneggino le cose, che le rompano per poi riaggiustarle. Purtroppo oggi c’è il concetto che per avviare qualunque macchinario basti schiacciare un bottone, invece bisogna incoraggiare bambine e bambini a sperimentare come funzionano le cose, aprendole e magari rompendole. Io facevo cosi e mi avanzava sempre qualche pezzo››.

Ha parlato della sua determinazione, ma quanti sono gli ostacoli per le donne in campo scientifico?

«Tanti, la tecnologia è l’ultima roccaforte degli uomini, sono sospettosi nei confronti delle ragazze che vogliono passare la soglia. Bisogna educarli, far loro capire che ostacolando le donne ostacolano il cammino della scienza».

E quando le donne riescono a entrare nelle roccaforti maschili che succede?

«Succede che sono brave. Ritorno al punto di partenza, è indispensabile renderle coscienti fin da piccole delle loro possibilità, non sminuire i loro talenti».

La scuola è attrezzata per farlo?

«Guardi, preferisco sottolineare che le famiglie hanno un compito importante in questo senso, devono capire che sostenendo le ragazze nelle loro aspirazioni possono fare la loro felicità».

E chiosa con voce squillante: «Sono ottimista, sa, le cose stanno cambiando in fretta, lo vedo ovunque. Le donne sono sempre più sicure nelle loro scelte perciò andrà di sicuro meglio, non c’è modo, per fortuna, di tornare indietro».

 

La Repubblica, 7 novembre 2017

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