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Bambini in natura: il diritto di stare all’aria aperta

La natura come porta d’ingresso verso nuovi orizzonti di benessere e di prospettiva educativa per bambini e adulti.

Simona Serina, Coordinatrice pedagogica Città di Lucca

 

Nei Servizi educativi pubblici della Città di Lucca: nidi d’infanzia, spazi gioco e centro bambini e famiglie (estendendo poi a tutto il sistema integrato dei servizi educativi 0-3 e delle scuole dell’infanzia del territorio) si è da alcuni anni iniziata una riflessione che ci porta ad interrogarci sui reali bisogni dei bambini e delle loro famiglie oggi.

 

 

Siamo consapevoli che vi è la necessità di riequilibrare la relazione ormai di fatto esistente per tutti i bambini con le nuove tecnologie digitali, i ritmi di vita veloci e a volte stressanti delle famiglie oggi nel quotidiano tentativo di conciliare i tempi di cura con i tempi del lavoro. Con famiglie e istituzioni ossessionate dalla sicurezza, che tengono sotto tutela i bambini, dove il tempo del bambino è organizzato e eterodiretto dall’adulto; con minori opportunità di gioco libero e autorganizzato, diminuzione dell’empatia, aumento del narcisismo, dei “disturbi dell’attenzione”; diminuzione dell’ elaborazione creativa. E’ necessario riflettere sulle scelte educative dei servizi e delle famiglie nel contemporaneo contesto consumistico e di recessione, sull’orientamento alla prestazione, al giudizio, di molte strutture educative e di molte famiglie, a modalità autoritarie e non democratiche diffuse.

 

Sostenere quindi la riflessione sui bisogni dei bambini oggi: quale è la prospettiva di crescita e di benessere fisico, emozionale, sociale e di cittadinanza per i nostri bambini? Quale ruolo giocano i servizi e la scuola oggi?

Edgar Morin in “Insegnare a vivere, manifesto per cambiare l’educazione”afferma che la riforma dell’educazione passa per la riforma del pensiero: la scuola come palestra quindi per imparare a vivere attraverso l’esperienza, connettendo i saperi tutti, scientifici e umanistici, le scienze della terra e l’ecologia.

Peter Gray, in “Liberi di imparare”sottolinea l’importanza fondamentale per i bambini del gioco libero tra bambini di diverse età, e dell’autoeducazione come modalità antropologica che appartiene a tutte le culture per poi diventare adulti capaci e preparati alla sopravvivenza e alla vita della cultura di appartenenza.

Parla di 7 disfunzioni del sistema scolastico-educativo che interferiscono con la crescita sana ed armonica dei bambini, in particolare esplicita che si impara attraverso l’osservazione, l’esplorazione, il gioco, il gruppo e che il pensiero creativo per essere tale, ha bisogno di libertà.

 

Spazio all’educazione naturale dentro e fuori

Siamo partiti da una riflessione proposta dal coordinamento ai gruppi educativi, di sottrazione, pulizia degli spazi interni ed esterni per permettere il fiorire di opportunità di esperienze di gioco, che ha portato a riorganizzare gli spazi ed i materiali, a togliere i materiali non significativi di plastica e a sostituirli con materiali polifunzionali soprattutto di recupero e naturali che facilitano l’immaginazione.

Ha inoltre portato a riflettere sulle relazioni tra bambini e natura e a riscoprire la necessità, per bambini ed adulti, di una relazione sana e continuata con essa.

Natura intesa come luogo di benessere e di salute, antistress, luogo di apprendimenti e di amplificazione delle possibilità di interazione e relazione con gli altri, di movimento per il corpo, di spazio e tempo disteso che stimola il pensiero creativo e divergente, scoperta del mondo circostante micro e macro, delle sue trasformazioni.

La natura quindi che sostiene lo sviluppo della capacità di risolvere i problemi, di pensare in modo critico, di prendere decisioni, di assumersi responsabilità, di socializzare e di sperimentare il gioco libero contrapponendosi quindi alla rigida e statica logica della scolarizzazione.

 

Si è ripensato alle nostre esperienze in natura, vissute prima da bambine e poi da adulte. Ci siamo poste alcune domande: che cosa riusciamo a sostenere, che cosa ci sentiamo di fare? Che cosa togliamo e che cosa mettiamo nei giardini? Come possiamo costruire una continuità tra dentro e fuori? Abbiamo riflettuto quindi come in realtà lo “stare fuori” ci serva per rileggere l’interno, per costruire dei transiti di materiali, di pensieri, di opportunità di gioco, di processi dentro e fuori. Come organizzare i gruppi dei bambini? Quali competenze personali, quali tempi e materiali per sostenere gli interessi e gli apprendimenti dei bambini? Come conciliare i tempi dell’istituzione con i tempi lenti delle scoperte?

Nella logica di fare meno, ma fare meglio (Edgar Morin “La Testa Ben Fatta”) come coordinarsi nel servizio per permettere ai bambini di stare in giardino quotidianamente? Una quotidianità necessaria per creare complicità e familiarità con la natura; un giardino quindi da vivere tutti i giorni in tutte le stagioni.

 

E il ruolo dell’adulto? È rassicurante, lascia il tempo alla scoperta, ascolta, osserva, rispetta il protagonismo dei bambini sul proprio protagonismo senza intervenire. Ma gli adulti sono attrezzati nell’abbigliamento per ogni stagione?

 

Nell’educazione in natura diventa fondamentale creare occasioni di riflessione e condivisione che coinvolgano le diverse professionalità in campo per costruire insieme un linguaggio comune.

Le famiglie, protagoniste della riflessione, sono coinvolte direttamente nella trasformazione dei servizi educativi. Si organizzano incontri con esperti pediatri, psicologi, pedagogisti, rivolti al personale dei servizi educativi, delle scuole dell’infanzia e alle famiglie, che danno informazioni sul bisogno di educazione naturale: il diritto dei bambini di giocare all’aria aperta, come opportunità di benessere, crescita e apprendimenti per bambini, insegnanti e famiglie ,sulla relazione tra bambini digitali e bambini in natura, sulla “giusta fatica di crescere”. Si organizzano inoltre incontri di educazione familiare tenuti nei servizi a partire dal tema della relazione adulto-natura per poi giungere a riflettere sulla relazione adulto-bambino e natura

e realizzano eventi cittadini annuali di riflessione educativa e condivisione delle esperienze in natura nei servizi rivolti alle famiglie e ai cittadini.

 

Abbiamo riflettuto inoltre su come trasformare la subcultura della sicurezza, del divieto, della paura, nella cultura della possibilità, del contenere i rischi, della sfida intesa come occasione per mettersi a confronto con i propri limiti, inventandosi delle strategie, delle soluzioni. Il bambino diviene valutatore del rischio rispetto alle sue reali capacità attraverso la familiarità e la complicità con gli elementi naturali, mentre gli adulti prevedono il rischio attraverso un’attenta osservazione di ciò che stanno facendo i bambini.

 

Parte integrante del processo è la creazione di materiale documentativo e divulgativo delle riflessioni e delle esperienze intraprese nei servizi. E’ stato elaborato un quaderno a partire dai percorsi formativi “In-formazione: pensieri da tenere a mente, Bambini in natura. Il diritto dei bambini di stare all’aria aperta”, un quaderno di documentazione di esperienze di educazione familiare sul tema natura, pannelli documentativi tematici esposti nei servizi, dai diritti naturali di Zavallone, un poster “I bambini e la natura- perché noi siamo natura” esposto come manifesto culturale in tutti i servizi.

Sono stati realizzati, inoltre, video e documentazione cartacea dei percorsi partecipati di riqualificazione, negli ultimi 2 anni, degli spazi esterni di 11 servizi educativi 0-3, video di sequenze ed esperienze di gioco all’aria aperta; sequenze di gioco in continuità tra gli spazi dentro e fuori; apprendimenti nelle varie aree di sviluppo potenziale dei bambini; di costruzione e autogestione di processi relazionali tra pari; sull’adulto che cambia il proprio punto di vista a partire dall’osservazione del bambino in natura. E’ stato elaborato materiale da consegnare alle famiglie quali: una piccola brochure sull’importanza di stare all’aria aperta per la salute ed il benessere fisico e psichico del bambino, le 50 cose da fare prima dei 11 anni e ¾ del National Trust.

 

La ricaduta in termini educativi organizzativi e gestionali è avvenuta attraverso la sostanziale trasformazione e riorganizzazione degli spazi e dei materiali esterni ed interni dei servizi pubblici e la conseguente rivisitazione radicale delle possibilità di esperienze di gioco dei bambini; lo sperimentare in alcuni servizi di nido le sezioni miste; l’ambientamento in uno spazio gioco di tutto il gruppo di bambini, 20, insieme utilizzando gli spazi dentro e fuori a settembre; recupero, selezione di materiali naturali e di recupero; l’autocostruzione di materiali e giochi strutturati montessoriani, tutt’ora in corso in una ricerca azione ricorsiva..

Condizione fondamentale: il coinvolgimento del personale educativo in modo diretto nelle trasformazioni dei servizi che richiedono un cambiamento di prospettiva interiore personale e professionale consistente, la partecipazione delle famiglie, il supporto dell’Amministrazione Comunale al Coordinamento Pedagogico rispetto alle proposte di cambiamento in atto.

La prospettiva intrapresa nei servizi dell’educazione naturale ha aperto a nuovi sguardi liberi di indagare nuove prospettive e rileggere ed integrare proposte pedagogiche ed educative. Nel nostro cantiere educativo e formativo stiamo incontrando la proposta metodologica del Senza Zaino, forte di un’esperienza radicata nel nostro territorio. Stiamo rileggendo e integrando l’approccio montessoriano e stiamo indagando l’educazione alla pace attraverso la comunicazione non violenta del metodo Rosenberg.

 

Scuole a porte aperte

A novembre 2015 abbiamo vinto il bando regionale per la costruzione di una scuola innovativa.

Progetto Scuola dell’Infanzia e scuola primaria in continuità 3-11 anni. Scuola a porte aperte dove si vive e si apprende in natura, all’aria aperta e nella comunità che educa e che si educa insieme. A partire dal progetto Senza Zaino (ospitalità, responsabilità e comunità) si diviene una scuola democratica, libertaria che sostiene la volontà, gli interessi e l’individualizzazione del bambino.

Bambini di diverse età che sostengono reciprocamente la costruzione di competenze, apprendimenti e intelligenze multiple (Gardner). Si aggregano per interesse, compiono autentiche connessioni tra le discipline e il mondo reale che li circonda, cultura come ricerca e ricostruzione, confronto e autoeducazione; l’adulto sostiene attraverso il rispetto, la solidarietà, la giustizia e una forte empatia emotiva. Una scuola quindi aperta al territorio, una scuola-Laboratorio-comunità.

 

Piste tra presente e futuro

Elementi di criticità attualmente si ritrovano nel percorso di Continuità 0-6 con le Scuole dell’Infanzia del territorio. Come sostenere una continuità nell’attuale prospettiva normativa nazionale (legge 107-2015) e regionale in un contesto dove vi sono scuole dell’infanzia statali, paritarie e parentali?

Innanzitutto cercando di contenere i timori della scuola dell’infanzia statale di “regredire” in uno 0-6 perdendo lo slancio in avanti verso la primaria. Cogliendo l’opportunità della costruzione fisica, organizzativa, educativa-metodologica e “culturale” di una scuola innovativa 3 – 11 anni, come volano per sostenere processi di miglioramento qualitativo, e di innovazione da parte di tutti servizi educativi e le scuole del territorio a partire dai servizi 0-3 che si offrono come fucina di pensiero e di innovazione, proponendo una riflessione congiunta.

 

 

Riflettere insieme educatrici, insegnanti, genitori e amministrazione su continuità e discontinuità, sui BISOGNI IN CONTINUITA’ DEI BAMBINI IN CRESCITA DA 0 A 10 ANNI e su QUALI PROPOSTE e AZIONI concrete, educative AL NIDO, ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA, ALLA PRIMARIA da realizzare.

Vorrei concludere con le parole di Morin “Quale mondo lasciamo ai nostri figli?” aggiungo quale opportunità stiamo lasciando loro per apprendere a ben vivere? Questa è la sfida in gioco per ognuno di noi.

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