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Bambini trattati male

recensione di Paola Marchesin

Il saggio breve di Paolo Perticari, dal titolo “ Bambini trattati male”, si offre al lettore nella forma di libro intervista, a corredo del volume “Katharina Rutschky, Pedagogia Nera.Fonti storiche dell’educazione civile”, curato ed introdotto dallo stesso. Una corposa introduzione che vuol portare la riflessione sull’educazione nera dentro al mondo contemporaneo: se per prima K. Rutschky ha saputo nominare e delineare modalità, teorie, pratiche pedagogiche tese a piegare l’anima dell’infanzia, ora è doveroso promuovere informazione e prevenzione dell’abuso infantile su scala nazionale e internazionale. Questo il senso. La violenza sui bambini rappresenta, per l’autore, il maggior problema del mondo contemporaneo, un problema che chiede un passaggio di discontinuità rispetto a quanto ( poco) e a come si è operato fino ad oggi, perché non esistono ancora una prevenzione concepita in modo scientifico e un’informazione esaustiva sulle gravi conseguenze che la violenza, l’abuso e il trauma provocano sullo sviluppo psicofisico dei bambini. Le parole dell’autore sono nette, senza sbavature.

Paolo Perticari, l’alieno alla pedagogia ufficiale e ai suoi dogmi, così si definisce in questo suo libro intervista, ha combattuto contro la pedagogia nera e sente di averla battuta; aprendo la ricerca delle motivazioni dei genocidi del novecento ad una riflessione anche educativa, ha illuminato la relazione tra violenza sui bambini e origine del male. Ed ora è pronto a condividere uno spazio pubblico di riflessione. Anzi, lo chiede.

Proviamo a seguire a piccoli passi la sua scrittura, di complessa sintesi teorica con spigolature improvvise che piombano sulla realtà come falchi in un cielo estivo.

Alla domanda “ Il suo libro ( leggi –introduzione-) ha dei tratti autobiografici?” l’autore risponde che “ è salutare l’incontro tra la propria storia personale con i problemi che si collegano alla pedagogia nera”( ivi, pag.39), invitando il pensiero di chi educa ad un momento lungo di sospensione, di profonda e seria riflessione su chi e come ha educato gli educatori, a ricordare, a ri-vedere con la giusta distanza gli educatori incontrati a casa, a scuola, in parrocchia, al campo sportivo, in famiglia, tra gli amici. Da ciò la necessità e il valore di creare contesti e occasioni per poterne parlare.

“ Pedagogia nera” infatti è destinato a futuri genitori, a chi svolge una professione di educazione e di cura, a lettori sensibili e interessati a comprendere la complessità della violenza educativa, anche ordinaria, sui bambini. Se per quanto riguarda il passato, il libro fornisce una documentazione ricchissima ed unica, per il presente, l’assunzione di responsabilità individuale sembra essere l’unico porto dal quale partire. Con una mappa, certo. Il progetto IPAI: Informazione Prevenzione Abuso Infantile, promosso da Perticari, intende infatti essere al servizio di tutti coloro che vogliano comprendere quei meccanismi subdoli che portano l’essere umano a perpetuare il male.

Come poter sviluppare una riflessione pedagogica senza prescindere dalla constatazione che, anche in nome dell’educazione, si è lasciato aperto il cancello al trauma, è l’impegno di ricerca rivolto al mondo accademico, ma non solo. La volontà è infatti di coinvolgere le persone religiose e la gente comune, informando famiglie e istituzioni, per individuare insieme strumenti ed azioni di prevenzione alla violenza educativa ordinaria.

Un tema ricorrente in “Bambini trattati male” è la dialettica intergenerazionale e transgenerazionale della riproduzione (educativa) del male, tema che assume una valenza significativa oltre che inedita per chi studia il rapporto tra potere e obbedienza, anche nel mondo contemporaneo. A tutte le latitudini culturali e religiose. Per tutti i fondamentalismi e per tutte le mafie.

Spinosa la questione dei “ metodi progressisti che dimenticano l’originalità e l’autonomia di ciascun bambino” ( ivi, pag. 23), così come la constatazione dell’ “inadeguatezza o arretratezza della legge che tutela i bambini da ogni forma di condizionamento in famiglia e di violenza nelle reti parentali” ( ivi, pag. 27). E non ultime per importanza, le riflessioni sul dilemma del perdono e dell’uso o meno della non violenza.

Irrinunciabile lo spazio dedicato ad Alice Miller, per la quale Perticari ammette di avere un debole, perché “ è stata la prima e la sola che ha affrontato la questione del maltrattamento del bambino in una prospettiva pensante, qualitativa e rigorosa”. ( ivi, pag. 35).

L’orizzonte parla di speranza. La speranza che “si sappia cogliere in modo nuovo l’imprevisto e la sorpresa della vita che verrà” ( ivi, pag. 42) . L’ascolto di cui è testimone Korczak, l’attenzione esercitata con una dolcezza infinita da Simon Weil, la lezione di Alice Miller , di Don Milani, della Montessori, di Ivan Illich … tutto questo unito all’impegno e alle domande che sapremo raccogliere potrebbero ri-creare uno spazio pulito e permettere di “ ritrovare l’infanzia in se stessi e negli altri”, gli echi di quell’infanzia non tradita non ferita.

 

Paolo Perticari, Bambini trattati male, zeroseiup, Bergamo, 2016

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