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La condivisione di attività e di attenzione fra i bambini nella prima infanzia: la dimensione spaziale nel setting pedagogico e il ruolo dell’educatore.

Lo studio propone un’analisi dei processi attraverso i quali gli aspetti materiali e simbolici dell’ambiente interagiscono con le attività dell’educatore, determinando l’esperienza del bambino in un centro per la prima infanzia. Quest’analisi riveste un interesse particolare sia per la pratica educativa sia per la comprensione dei processi di sviluppo nel secondo anno di vita dei bambini. In questo periodo avvengono dei cambiamenti importanti nell’interazione dei bambini con la componente fisica e sociale dell’ambiente circostante, per quanto riguarda il loro sviluppo cognitivo e l’acquisizione della capacità di muoversi autonomamente.

Tutti in classe tra querce e pupazzi di neve

Marco Belpoliti Le scuole nei boschi sono sempre esistite.  Perché l’edificio scolastico era situato in  una località montana, perché dietro l’aula c’era un bosco di querce o un faggeto, perché per andare a scuola a piedi, spesso d’inverno e con la neve per terra, si dovevano percorrere chilometri su sentieri

L’alternanza Scuola-lavoro e il binomio Capire/Riuscire.

In questi giorni nel mondo educativo ed istituzionale delle scuole superiori si è acceso il dibattito sulla importanza dell’imparare “dentro e fuori la scuola”

Cinzia Mion ci introduce nel suo contributo ad autori e teorie cognitive che si offrono come sfondo alla connessione Capire /Riuscire e ci aiutano a comprendere gli orientamenti in grado di sostenere e accompagnare la proposta della alternanza scuola-lavoro.

Il fare e il sapere dei bambini: dalle attività ai campi di esperienza…

Il percorso tracciato da Diana Penso ripercorre quasi 50 anni di storia della scuola dell’infanzia.

Nel corso di questi decenni all’evoluzione del concetto di apprendimento hanno fatto seguito dei cambiamenti nei criteri della progettazione educativo – didattica.

Intercultura e inclusione sociale nei servizi educativi 0/6: quale ruolo per le famiglie?

Paula Eleta, in collaborazione con Silvia Iaccarino

A fronte di una dimensione sempre più multiculturale dell'odierna società, la pedagogia interculturale si sta impegnando in una vera e propria riconversione, rileggendo i propri paradigmi in una nuova prospettiva, capace di offrire adeguate risposte ai bisogni educativi che emergono da una società complessa e plurietnica. L’efficienza della pedagogia oggi, in definitiva, si gioca sulla sua capacità di promuovere un pensiero aperto e flessibile, critico e problematizzante, in grado di riconoscere la propria specificità in tale realtà multiforme (specificità di linguaggi, di saperi e punti di vista, di prospettive, di percorsi e soluzioni).


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Bravi maestri si diventa

The economist, Regno Unito

Saper insegnare non è un talento innato. E non s’impara neanche con una laurea in pedagogia: a fare la differenza è il lavoro in classe e il confronto con gli altri.

Per gli studenti di undici e dodici anni della sua classe di matematica Jimmy Cavanagh è un insegnante nato. È affettuoso ma determinato. Ha la voce forte. Quando la risposta è corretta sorride. L’80 per cento dei suoi alunni alla North star academy di Newark, nel New ]ersey, viene da famiglie che hanno bisogno di aiuto per pagare la mensa scolastica.

Educhiamo i nostri figli a stare dalla parte delle bambine

Matteo Bussola

Ai maschi, da bambini insegnano che le femmine non si picchiano neanche con un fiore. Da piccolo mi chiedevo il perché, visto che alle bambine il contrario non lo insegnano mica. Se ci educano da subito a non esercitare aggressività sull’altra metà del cielo è forse un indizio: l’idea che un germe di violenza abiti dentro ogni maschio, o questa cosa non avrebbe motivo di esser detta, nemmeno scomodando i fiori.