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Telecamere 1

Arturo Ghinelli

Il pedagogista Daniele Novara boccia come «follia» la legge appena approvata dalla Camera, che consente l’installazione di telecamere di videosorveglianza in asili, scuole, istituti per anziani e disabili allo scopo di prevenire abusi e maltrattamenti. «I bambini sono sicuri quando hanno buone maestre. Bisogna ripartire dalla selezione e dalla formazione, le telecamere sono una scorciatoia. I maltrattamenti capitano in tutto il mondo, noi siamo i primi a pensare di risolverli con le telecamere: o siamo i più furbi o siamo i più cretini»

Le transizioni influenzano lo sviluppo dei bambini

A cura di: Peeters J., Hayes N., Siarova H., Ceneric I., Peciukonytė L., Hulpia H., Dumčius R., Van Landeghem G.

(Sintesi di Enea Nottoli)

Un percorso all’interno della transizione dai servizi per l’infanzia alla scuola primaria; una riflessione sui risvolti positivi di un percorso lineare ed armonico in grado di coinvolgere tutti i bambini e le loro componenti. In questo passaggio abbiamo cercato di riportare i momenti salienti individuati dagli autori in un percorso molto ampio ed articolato che si conclude nella transizione alla scuola secondaria.

Metti una mattina a Brescia

Mirella Castagnoli

Nella mattinata di sabato 23 gennaio nell’Aula Magna dell’Istituto Tartaglia-Olivieri di Brescia una folta platea di circa 200 insegnanti/educatori ha ascoltato ed ha interagito con i tre relatori: Giovanna Zunino (Comitato scientifico di Proteo Fare Sapere nazionale); Lorenzo Campioni (Gruppo nazionale Nidi-Infanzia), Mario Maviglia (Dirigente Ufficio Scolastico Territoriale di Brescia) sul tema “Il percorso 0-6 nel sistema di istruzione. Riflessioni tra difficoltà e potenzialità”, incontro organizzato dal CIDI di Brescia e da Proteo Fare Sapere di Brescia.

Scopo dell’incontro: non era “convincere”, ma “informare”.

Verso un servizio per la fascia zero-sei

Anna Bondioli
Le “ ragioni” della continuità nido-materna
Già da alcuni anni – sulle riviste specializzate, da parte di chi opera nei servizi per l’infanzia prescolastica, nei convegni del settore – il tema dei rapporti tra asilo nido e scuola materna appare rilevante per le discussioni e i confronti che suscita. Poche, però, se non quasi inesistenti, sono, a livello italiano, le esperienze di effettivo raccordo tra le due agenzie educative, da cui partire e con cui confrontarsi nella prospettiva della progettazione di un servizio per l’infanzia zero-sei.
Le ragioni che spingono verso la continuità dei due servizi sono molteplici e spesso intrecciate tra loro (a considerazioni educative si aggiungono prese di posizione politiche e a queste si sommano esigenze amministrative e sindacali). (…)

(Non) c’era una volta il coordinatore pedagogico

Intervista a Franca Marchesi
di Sandra Lei

Come i servizi per la prima infanzia e la costruzione di una cultura che li sorregge possono essere sostenuti dalla figura del coordinatore pedagogico?

Ritengo che il lavoro del coordinatore pedagogico sia molto importante per il sostegno e lo sviluppo dei servizi. A partire anche dalla mia esperienza personale nei Comune di Bologna, posso rilevare che tale figura si è modificata nel corso del tempo; nei primi anni nei quali sono stati attivati i coordinamenti pedagogici in maniera capillare (gli anni Ottanta, indicativamente) il loro lavoro si svolgeva a stretto contatto dei servizi e supportava gli operatori, sostenendoli nella progettazione e organizzazione del lavoro, nell’inserimento dei bambini disabili, ecc. Attualmente, pur mantenendo, e anzi incrementando questo ambito, l’intervento del coordinatore si rivolge, forse più fortemente che in passato, all’ambito del rapporto con le famiglie caratterizzandosi con interventi e iniziative di sostegno alla genitorialità; questo a fronte delle modificazioni socio familiari che richiedono azioni mirate per rispondere ai bisogni emergenti. Spesso, ad esempio, il coordinatore pedagogico e interpellato direttamente dai genitori che richiedono un confronto per affrontare problematiche specifiche, o viene chiamato in causa dagli educatori per sostenerli nelle relazioni con le famiglie.

Continuità educativa

Elena Tavoni intervista Nice Terzi
Se parliamo di continuità educativa tra Nido d’infanzia e scuola dell’infanzia, quali possono essere gli intenti progettuali?
Se si parla di continuità educativa, più che analizzare e confrontare progetti educativi mi sembra necessario fare lo sforzo di esplicitare le intenzioni educative che li motivano, di mettere queste a confronto e di cercare in esse quella continuità che mantiene una coerenza educativa pur nella diversificazione delle scelte e dei progetti.
È questo un impegno metodologico importante che sta alla base della progettazione e del lavoro di gruppo del nido e della scuola dell’infanzia all’insegna di ciò che amo chiamare “coerenza educativa”.