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Giocare sulla linea del tempo

Jessica Omizzolo

Il percorso di formazione del quale si dà brevemente conto nel contributo, attraverso l’analisi dei valori fondanti i servizi, l’osservazione della giornata educativa, la supervisione e l’auto-osservazione ha avvicinato gli educatori e le educatrici allo stile educativo che desideravano raggiungere, “un primo passo verso una sempre maggiore autonomia dei bambini considerati davvero protagonisti dei loro percorsi e a pieno diritto co-fautori dell’azione educativa”.


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Pavia: Lo 0-6: questioni pedagogiche – 15 giugno

Anna Bondioli e Donatella Savio, docenti di Pedagogia presso il Dipartimento di studi Umanistici dell’Università di Pavia, con la collaborazione delle associazioni Zeroseiup e Gruppo nazionale Nidi e Infanzia, organizzano due giornate di approfondimento sui temi “Progettazione educativa e attività di apprendimento”, prevedendo per i partecipanti possibili piste di lavoro con l’utilizzo del TRA 0-6 (Bondioli, Savio, Gobbetto, 2017), uno strumento di riflessione sulla prospettiva educativa trasversale allo 0-6.

Adulti e bambini incontrano emozioni e sentimenti

Nice Terzi

Porterò, in questo contributo, una parte di quello che ho imparato negli anni dalle conversazioni con le educatrici e da quello che è la vita quotidiana nei servizi nidi e scuole dell’infanzia che ho conosciute.

Vita quotidiana perché rispetto alle emozioni credo che i servizi siano i luoghi di vita dei bambini e degli adulti. I luoghi dove bambini e adulti spendono tanta parte della loro giornata e quindi è inevitabile che emozione e sentimenti siano elementi che incontrano continuamente nella loro esperienza sempre e comunque.


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La condivisione di attività e di attenzione fra i bambini nella prima infanzia: la dimensione spaziale nel setting pedagogico e il ruolo dell’educatore

Lo studio propone un’analisi dei processi attraverso i quali gli aspetti materiali e simbolici dell’ambiente interagiscono con le attività dell’educatore, determinando l’esperienza del bambino in un centro per la prima infanzia. Quest’analisi riveste un interesse particolare sia per la pratica educativa sia per la comprensione dei processi di sviluppo nel secondo anno di vita dei bambini. In questo periodo avvengono dei cambiamenti importanti nell’interazione dei bambini con la componente fisica e sociale dell’ambiente circostante, per quanto riguarda il loro sviluppo cognitivo e l’acquisizione della capacità di muoversi autonomamente.

Gli aiuti alle mamme
I mille giorni decisivi per i bambini

Chiara Saraceno

Le disuguaglianze sociali colpiscono già alla nascita e proseguono nell’infanzia, con conseguenze per tutta la vita.

Incidono sulle condizioni di salute con cui si viene al mondo, sulle chances di sopravvivenza nel primo anno di vita. Come mostrano ricerche fatte nei paesi sviluppati rispetto ai bambini nati da genitori non poveri, quelli nati da genitori poveri hanno probabilità quasi doppie di nascere sotto peso e di morire nel primo anno di vita, e doppie di sperimentare una breve ospedalizzazione nel primo anno di vita.

Imparare da piccoli e piccolissimi

Come imparano i bambini piccoli?

Tutti concordiamo sul fatto che nei primi 3-4 anni di vita il bambino “impara” molto di più che in qualunque periodo successivo, e quest’apprendimento avviene in una serie di campi molto diversi fra loro. Ma… come imparano i bambini tutte queste cose? Siamo abituati a pensare che gli adulti insegnino ai bambini, e abbiamo una certa idea di cosa vuol dire insegnare. Però molto poco di quello che i bambini imparano in questi anni dipende da un insegnamento esplicito, formale da parte degli adulti: come si insegna a un bambino a camminare? E a parlare? Certamente, possiamo “stimolare” in tanti modi l’apprendimento del linguaggio, ma chi e come insegna ai bambini l’accento locale con cui parlano l’italiano (o qualunque altra lingua)? Eppure tutti lo imparano!

Maneggiare con cura. Corpi, emozioni e pratiche di cura nei servizi educativi per la prima infanzia.

Simona Baratti, Gruppo 0-6, Movimento di Cooperazione Educativa

«Alle educatrici e agli adulti, in genere, spetta dare ascolto, capire veramente, espandere la voce dei bambini. L’ascolto è un gioco di specchi e di rimandi, è impostare un rapporto che sappia di emozioni che si traducono in linguaggio, l’ascolto è negoziazione di significati: è disponibilità ad esserci con i bambini, è avere lo sguardo sottile che registra il cambiamento, è restituzione ai bambini del senso della loro efficacia, è evitare, infine, che i bambini siano “figure di silenzio”


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Con-vivere una mattina speciale al nido

A cura di: Elisa Balducci, Mascia Contucci, Elisa Reggiani

(Educatrici Nido d’infanzia “Il Poggio dei Bimbi” di Poggio Torriana, RN)

Morena Garattoni

(Coordinatrice pedagogica, comune di Poggio Torriana)

L’esperienza riferita nel contributo rappresenta uno dei possibili modi di declinare, in modo operativo e concreto, la partecipazione delle famiglie alla vita del Nido.


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