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Maneggiare con cura. Corpi, emozioni e pratiche di cura nei servizi educativi per la prima infanzia.

Simona Baratti, Gruppo 0-6, Movimento di Cooperazione Educativa

«Alle educatrici e agli adulti, in genere, spetta dare ascolto, capire veramente, espandere la voce dei bambini. L’ascolto è un gioco di specchi e di rimandi, è impostare un rapporto che sappia di emozioni che si traducono in linguaggio, l’ascolto è negoziazione di significati: è disponibilità ad esserci con i bambini, è avere lo sguardo sottile che registra il cambiamento, è restituzione ai bambini del senso della loro efficacia, è evitare, infine, che i bambini siano “figure di silenzio”


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Con-vivere una mattina speciale al nido

A cura di: Elisa Balducci, Mascia Contucci, Elisa Reggiani

(Educatrici Nido d’infanzia “Il Poggio dei Bimbi” di Poggio Torriana, RN)

Morena Garattoni

(Coordinatrice pedagogica, comune di Poggio Torriana)

L’esperienza riferita nel contributo rappresenta uno dei possibili modi di declinare, in modo operativo e concreto, la partecipazione delle famiglie alla vita del Nido.


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Condizioni che influenzano lo sviluppo motorio

Come assicurare al bambino il sostegno dell’adulto in questo “cammino verso il cammino”, organizzando fin dall’inizio del suo percorso verso questa momento cruciale di sviluppo, risposte e condizioni adatte a un agire libero e indipendente? Quale immagine di bambino è sottesa alle pratiche del “ movimento libero” fin dalla nascita ? Su questo tema la ricerca e la pratica di Emmi Pikler hanno lasciato il segno nella storia della psicopedagogia infantile. I suoi principi e riflessioni, sia per educatori sia per genitori, relativi allo sviluppo autonomo dei movimenti nei primi anni di vita del bambino, sono stati ripresi e reinterpretati da moltissimi servizi educativi a livello nazionale e internazionale, andando a costituire uno dei fondamentali tasselli della cultura pedagogica d’infanzia, in particolare per la fascia dei lattanti.

Pavia: Lo 0-6: questioni pedagogiche

Anna Bondioli e Donatella Savio, docenti di Pedagogia presso il Dipartimento di studi Umanistici dell’Università di Pavia, con la collaborazione delle associazioni Zeroseiup e Gruppo nazionale Nidi e Infanzia, organizzano due giornate di approfondimento sui temi “Progettazione educativa e attività di apprendimento”, prevedendo per i partecipanti possibili piste di lavoro con l’utilizzo del TRA 0-6 (Bondioli, Savio, Gobbetto, 2017), uno strumento di riflessione sulla prospettiva educativa trasversale allo 0-6.

Gioco della sabbia: tanto per capire qualcosa

Lella Ravasi Bellocchio

Nasce da un test inglese, “il gioco del mondo”, della pediatra Loewenfeld, negli anni Trenta, questo gioco-costruzione delle immagini come rappresentazione simbolica. Viene poi raccolto, arricchito e in qualche modo reinventato da Dora Kalff, allieva di Carl Gustav ed Emma Jung. Con il timbro pionieristico di cui era capace, Dora Kalff collaborava con il Kantonsspital di Zurigo, lavorando in particolare con pazienti intrattabili con cure normali, sofferenti di malattie psicosomatiche, risolvendo casi impossibili. La cosa mi interessava molto. Ero affascinata dalle immagini, dalle diapositive che Dora Kalff mostrava raccontando la patologia e la cura, come lo ero dal suo studio ricavato all’interno di una casa del Seicento vicino a Zurigo, una casa con un’impronta, un’aria quasi “magica”, come ancor più mi appare oggi che so, da poco, che lì aveva vissuto Goethe. Un altro mondo.