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Non chiamiamola solo DAD

Il tempo della distanza La sospensione dei servizi educativi e formativi  causata dal Covid 19, ha determinato una situazione grave e difficile, per tutti, bambini e bambine,  famiglie, maestri e maestre, educatori e educatrici. Da un giorno all’altro tutto è cambiato e il tempo del Corona Virus  ci ha costretto 

Il virus può uccidere la scuola … se gli insegnanti non immaginano la cura [3]

Jaume Funes, 16 maggio 2020

Un po ‘di fronte all’insegnante e un po’ di fronte allo schermo

Tra le immagini curiose e contraddittorie lasciate a noi dalla crisi virale, ne abbiamo due legate all’universo digitale in cui viviamo. Il primo, fin dall’inizio, era il riflesso di un vero bagno di realtà: si scopre che non lo sapevamo ma vivevamo tutti tra gli schermi! La scuola (autorità, famiglie e insegnanti), refrattaria alle tecnologie di comunicazione (singolarmente simboleggiata dalle pretese di vietare lo smartphone all’interno), si è scatenata per scoprire se gli studenti avevano un computer a casa per continuare a fare “scuola “. Il demoniaco divenne necessario.

Il virus può uccidere la scuola … se gli insegnanti non immaginano la cura [1]

Jaume Funes, 14 maggio 2020

Nel mezzo della crisi generata dalla mutevole complessità della pandemia covid-19, la scuola e i suoi professionisti devono affrontare un orizzonte instabile, che ogni giorno genera nuove contraddizioni e sfide. Quando siamo a metà maggio (a metà del terzo trimestre) dobbiamo già dare risposte ad almeno tre domande immediate e urgenti:

  1. a) se gli studenti dovrebbero passare dal confinamento alla realtà senza scuola fino a settembre;
  2. b) se ha senso aprire la scuola per alcuni cicli, in particolare la scuola materna;
  3. c) in base a quali parametri dovremmo iniziare a pianificare la scuola per il prossimo anno scolastico.

Tutti e tre i quesiti sono integrati giorno dopo giorno da nuovi e diversi parametri di una realtà in movimento.

Una nuova sfida per la didattica

Milva Capoia, pedagogista

La situazione che stiamo vivendo in questo periodo a causa della pandemia solleva così tanti interrogativi in ambito pedagogico che sarebbe del tutto affrettato cercare di trovare delle risposte esaustive; con urgenza necessitano delle soluzioni almeno a tutela della salute, soluzioni che, in ogni caso, non possono non essere raccordate con istanze educative di cui sono portatori i minori e non solo.

Dalla Francia: In modo che il rimedio non sia peggio del male!

Christine Schuhl Educatrice infantile e docente universitaria. Trainer e docente sul tema della “violenza delicata” e consulente pedagogico nelle strutture di accoglienza

Josette Serres Dottore in psicologia dello sviluppo, specializzata nello sviluppo cognitivo dei bambini. Formatrice sulla prima infanzia.

Un quadro europeo sullo sviluppo dei servizi educativi per l’infanzia

Maurizio Parente

 
Lo sviluppo dei servizi educativi per l’infanzia ha alle spalle una storia che, in vario modo, si intreccia con la complessità dei contesti sociali e la loro trasformazione. Tali servizi, infatti, hanno risentito e risentono non solo dei mutamenti sociali, culturali, demografici, politici ed economici propri dell’evoluzione storica di ogni Paese, ma anche delle trasformazioni delle strutture familiari e delle idee di bambino e famiglia. Gli stessi obiettivi che ne costituiscono la cornice di senso hanno subito profonde trasformazioni: da servizi preposti essenzialmente all’assistenza e sicurezza dei bambini, si è progressivamente passati a considerali servizi di utilità sociale (indispensabili per garantire la conciliazione tra vita e lavoro, favorendo il lavoro femminile) fino a riconoscerne un reale valore educativo e formativo.


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