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Stili educativi al nido

Diana Penso ricostruisce i mutamenti della figura dell’educatore dalla nascita dei Nidi ad oggi.

Delinea il profilo professionale dell’educatore “sufficiententemente buono” (da una “madre sufficientemente buona” di Winnicott) che abbia presente i bambini nei loro aspetti cognitivi, emotivi e relazionali e che, in ultima analisi, operi per “valorizzare quanto di meglio c’è in loro, felici di vivere la propria vita e capaci di renderla valida per quelli che ameranno un giorno” (Bettelheim).

L’inizio della solidarietà (togetherness) nel gioco condiviso fra bambini nella prima infanzia

Sylvie Rayna

Lo scopo di questo articolo è di illustrare la nozione di solidarietà (togetherness) attraverso le osservazioni raccolte nei centri per la prima infanzia durante gli studi condotti nel quadro teorico del costruttivismo Piagetiano. L’articolo riguarda l’inizio di questo fenomeno, studiato osservando i bambini sotto i 3 anni di età, nella loro dimensione cognitiva. Esso evidenzia una capacità precoce nei bambini piccoli, di penetrare il mondo dell’intersoggettività fornendo delle indicazioni per favorire lo sviluppo di queste competenze nei servizi per la prima infanzia.


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Genitori formatori dei professionisti che si occupano di rapporti umani

Augusta Moletto, Riziero Zucchi

“Le scienze dell’uomo hanno compiuto un’evoluzione che le ha condotte all’attuale specializzazione, ma nella loro essenza conservano tutti i valori della genitorialità”, a partire da questa affermazione gli autori delineano un percorso di miglioramento per gli educatori. La crescita degli adulti è possibile a condizione che si pongano nella prospettiva del professionista riflessivo, coltivino un “sapere situato, di analisi concreta di situazione concrete e di gestione condivisa dei processi”.


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Le parole dei bambini

Maria Pia Babini

L’ascolto dei bambini, oltre ad essere un atteggiamento etico degli adulti, li impegna dal punto di vista operativo e metodologico. Il progetto presentato scandisce i passaggi e valorizza i momenti peculiari dell’ascolto in favore del bambino, dell’adulto e del gruppo di lavoro.


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La PED-agògica musicale

Matteo Frasca pone come condizione del “fare musica” lo smantellamento degli stereotipi che ci accompagnano, la generica e diffusa affermazione di “non essere portati per la musica”. Un approccio connotato dall’autobiografia musicale porta il soggetto nel cuore della musica, gli permette di creare musica e di accompagnare i bambini nello stesso percorso.


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