Login
Registrati
facebook
Google+

Quanto i Modelli Organizzativi “dicono” della nostra scuola ?

Donatella Gertosio
Ho letto con interesse l’articolo “Qualità del servizio scolastico e modelli organizzativi nella scuola dell’infanzia” in cui l’autore, l’isp.M.Maviglia, cercando di individuare alcuni elementi costitutivi dei modelli organizzativi, pone in essere domande che rimandano ad una più ampia analisi della “mission” della scuola dell’infanzia e della sua vera essenza.

Progettare il cambiamento tra teorie e pratiche

Laura Malavasi
Quando si incontra un contributo come l’articolo “Qualità del servizio scolastico e modelli organizzativi nella scuola dell’infanzia” si rimane sempre molto sorpresi. E’ quello che mi è successo personalmente e ancora di più scorrendo il nome e andando a vedere che lo scritto era a firma di un Ispettore Tecnico M.I.U.R, Mario Maviglia.

Qualità del servizio scolastico e modelli organizzativi nella scuola dell’infanzia

Mario Maviglia

Come nasce il modello organizzativo di una scuola? Quali fattori – espliciti e impliciti – intervengono e influenzano la sua elaborazione? Quale ruolo viene esercitato dalla professionalità dei docenti e dalla specifica storia delle singole realtà scolastiche?

Intorno a questi problemi si svilupperà il seguente contributo con il dichiarato obiettivo di individuare alcuni fondamentali elementi costitutivi del modello organizzativo e di mettere in luce non solo le implicazioni teoriche ma anche i risvolti operativi e organizzativi.


Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati o iscritti con .
Log In Registrati

Il nido si racconta

Maurizia Gasparetto

Come tutti possono facilmente immaginare, la preparazione di questa giornata è iniziata un bel po’ di tempo fa, quindi da un bel po’ di tempo io so che avrei dovuto intervenire oggi, per trattare questo tema. Nonostante questo, fino a ieri non sapevo esattamente che cosa avrei detto. Ovviamente, mi capitava di tanto in tanto di pensarci e di provare mentalmente a costruire uno schema degli argomenti che mi sarebbe piaciuto affrontare, ma non mi sono mai presa il tempo di provare ad appuntarmeli o di scrivere qualcosa. Lasciavo che le idee, che ogni tanto mi si affacciavano alla mente, fluttuassero in libertà, che si presentassero e si ritirassero, che si combinassero con altre e si modificassero.