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La formazione

Maria Grazie Tiozzo, responsabile pedagogica nei servizi educativi della Città di Torino.

 

Nella sua idea di scuola laboratorio, che doveva preparare alla vita sociale e al miglioramento della stessa società, gli adulti preposti a questa funzione non potevano giungere impreparati:

“L’educatore dovrebbe possedere e coltivare l’attitudine ad aggiornare e a migliorare le proprie conoscenze e capacità professionali …..la cultura specifica su problemi di pedagogia , psicologia e sociologia è ciò che contribuisce a fare di un adulto un educatore, non perché adulto in rapporto con bambini, ma perché possiede cultura e capacità con le quali crea condizioni di esperienze positive per lo sviluppo di coloro che gli sono affidati, perché ha acquisito tecniche di comunicazione che gli consentano di stabilire rapporti con bambini diversi, perché ha idee chiare su problemi sociali e propone delle scelte che rispondono ad esigenze di sviluppo della società”

Aquiloni privi di ali

Franco Frabboni

“L’infanzia sta tramontando come soggetto di diritto alla cittadinanza”. “L’infanzia potrà essere illuminata da un’alba radiosa a patto che disponga di una Famiglia e di una Scuola tre/sei garanti di un duplice inviolabile diritto”. Frabboni pone in diretta relazione il destino dell’infanzia a quello della scuola a lei dedicata.


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Maria Arcà

Maria Arcà, biologa, ha svolto ricerche in Biologia Molecolare presso l’Università e al CNR di Roma.   Dagli anni ’70 si interessa di problemi cognitivi ed epistemologici dei bambini e degli adolescenti nella scuola di base, a questo scopo collabora con vari DipartimentiUniversitari di Scienze dell’Educazione a Roma, Milano, Torino

Dopo 50 anni, verso una Scuola aperta

Ferruccio Cremaschi

Il 18 marzo 1968, cinquant’anni fa, veniva approvata la legge 444 “Ordinamento della scuola materna statale”, presidente del Consiglio Aldo Moro, ministro dell’istruzione Luigi Gui, presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Fu una conquista storica osteggiata da molte forze che ritenevano la scuola dello Stato un’indebita ingerenza nella sfera dei diritti della famiglia all’educazione dei figli. Si affiancava alle esperienze avviate in molte città italiane dalle amministrazioni comunali che in molti casi erano intervenute per fronteggiare il bisogno di assistenza delle famiglie e dei bambini con impegni anche massicci dal punto di vista numerico (pensiamo alle esperienze ormai scomparse di Napoli, Foggia, Messina, …) e avviando in molti casi esempi di innovazione e qualità che restano ancora oggi riferimento a chiunque si occupi d’infanzia in Italia e all’estero.

L’esperienza dell’apprendimento scolastico come fucina di idee

Milva Capoia

I bambini che iniziano il nido e la scuola dell’infanzia hanno già un ricco patrimonio di idee, in forma non ancora astratta, che consente loro di essere molto attivi. Tale predisposizione all’attività, soprattutto quella esplorativa, investe tutti gli aspetti della loro personalità da quello motorio a quelli cognitivo ed affettivo, tenendo presente, in ogni caso, che tali distinzioni sono utili ai fini della scelta delle esperienze in cui coinvolgerli ma, in realtà, si tratta di funzioni che in modo contemporaneo e sinergico vengono utilizzate per la scoperta di sé e del mondo.