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Realizzare la coeducazione scuola famiglia

“Il successo formativo dipende dall’accordo tra gli adulti di riferimento: insegnanti e genitori”: Augusta Moletto e Riziero Zucchi riportano l’esperienza dei Gruppi di narrazione della Metodologia Pedagogica dei Genitori, ne mettono in luce il potenziale costruttivo ed educativo per la realizzazione del diritto del bambino ad un’educazione condivisa.


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A proposito di David Bowie

Luis Ribeiro

Educatore della prima infanzia, Giardino d’infanzia di Oriola, Portel, Portogallo Presidente dell’Associazione Professionnale degli Educatori dell’Infanzia (APEI)

Tradotto dal portoghese da Angela Xavier de Britoe rivisto da Eric Plaisance; traduzione dal francese Monica Corbani

Il contributo riporta un’esperienza di apprendimento significativo, secondo un approccio olistico, realizzato in una scuola d’infanzia portoghese. Nell’attività la scelta dei contenuti parte dal presupposto che “ Il bambino apprende ciò che è capace di apprendere, che è intrinsecamente legato a ciò che sa già e alla qualità delle esperienze educative con cui si confronta o in cui è immerso”.


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La formazione in servizio come strumento di qualità

Claudia Lichene

La costruzione di una prospettiva educativa nei soggetti che operano nei contesti educativi per l’infanzia si realizza anche attraverso una formazione in servizio che li doti degli strumenti del professionista riflessivo (Schon), che sappia risolvere i “problemi assumendo un atteggiamento simile a quello del ricercatore: osservi la situazione e le caratteristiche del problema, formuli ipotesi sulla base delle osservazioni e conoscenze pregresse, metta alla prova le soluzioni ipotizzate verificandone l’efficacia”.


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Perché guerriglia urbana?

Francesco Tonucci, autore di “Guerriglia urbana”, ripercorre alcuni passaggi fondamentali del testo: i bambini sono titolari, già dalla nascita, di diritti che devono essere loro riconosciuti dagli adulti; in caso contrario la rivendicazione e la protesta sono gli strumenti necessari di fronte alle ingiustizie.

Sulla cultura e sullo sviluppo umano

Nell'intervista di Vlad Glavenau, la Professoressa Barbara Rogoff esamina i vari modi in cui la cultura determina il corso dello sviluppo umano illustrando i risultati ottenuti nei suoi lavori passati e più recenti. Nei suoi studi emerge l’importanza vitale della crescita del bambino all’interno di una famiglia e di una comunità e della partecipazione, fin dalle prime fasi dello sviluppo umano, ai suoi riti e alle sue pratiche. La professoressa Rogoff, costruendo e arricchendo le risorse psicologiche culturali, ci offre un quadro completo attraverso il quale è possibile comprendere sia i fenomeni culturali che dello sviluppo e, soprattutto, le loro molteplici interrelazioni. I suoi suggerimenti si riveleranno inestimabili per tutti gli studiosi della vita culturale e sociale nella loro espressione ontogenetica.


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Da dove si ricomincia?

Ferruccio Cremaschi

È iniziato un nuovo anno educativo (e ormai i tempi della scuola scandiscono molti tempi della vita famigliare e sociale) e si ripresentano i problemi di sempre: insoddisfazione diffusa di famiglie e insegnanti, rassegnazione a rituali che ormai sembrano ineludibili.
L’inizio dell’anno scolastico ha coinciso con l’inizio delle attività di un nuovo governo: dichiarazioni un po’ più confortanti, rispetto al recente passato, sull’impegno per la scuola, aspettative e attese di una speranza un po’ tremolante.
Ma anche sotto questo aspetto lo sguardo è sull’immediato, su quello che deve/può succedere nel giro di qualche settimana, di qualche mese.
Certamente è il frutto delle politiche degli ultimi decenni che hanno tartassato anche la scuola, come tutto il mondo del welfare e dei servizi pubblici.
Siamo tutti un po’ frastornati, il mondo sta cambiando a livello epocale e noi siamo travolti e costretti nel far fronte a piccoli sfaceli quotidiani.