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C’è un mondo per i lenti? I pensieri di un acchiappanuvole

Pietro Ingrao
Poeta

Il titolo di questo intervento è tratto da un mio articolo che apparve sull’ Unità in morte di Ayrton Senna in quella tragica corsa sull’autodromo di Monza. È un titolo un po’ immaginoso e preso a sé può forse prestarsi a una distorsione, o a una lettura non esatta, quasi fosse l’invocazione di un mondo a sé per “i lenti”. Io non so com’era l’Eden dove vivevano (ma si può adoprare questa parola nel senso che diamo a essa ora?) Adamo ed Eva. Non so nulla della loro esistenza nell’Eden. Forse non correvano mai. So però che questa nostra Terra non è un Eden; e un angelo con la spada lucente cacciò via dal paradiso terrestre Adamo ed Eva nostri progenitori: li precipitò in questo sperduto pianeta dove oggi viviamo. Forse si potrebbe mutare il titolo così: cè posto su questa Terra, in questa nostra vita umana per la ”lentezza”? Oppure è una colpa, un disvalore, un obbrobrio? Quanto a me confesso che la vita a una sola dimensione mi spaventa, mi dà un po’ di nausea. Non ho rancori verso la velocità; ma non amo molto gli orologi.

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