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Che cos’è un buon lavoro aperto?

Gerlinde Lill


L’impatto di un buon posizionamento sulla qualità

Da 25 anni l’autrice sostiene il Lavoro Aperto nelle scuole d’infanzia. La rete berlinese Lavoro Aperto NOA (Netzwerk Offene Arbeit) Ë stata istituita nel marzo 2001. Attualmente, fanno parte della rete 28 colleghe che rappresentano 24 scuole d’infanzia (Kitas) di Berlino e del Brandeburgo gestite da responsabili diversi. Nel seguito, l’autrice riassume che cosa caratterizza un buon Lavoro Aperto.

“Mai!” o “Mai più diversamente!” – le opinioni divergono quando si parla di Lavoro Aperto. Gli uni sono entusiasti di crescenti spazi di libertà a favore di bambini e adulti, gli altri credono che il Lavoro Aperto significhi caos. Agli uni si illuminano gli occhi, gli altri erigono un muro. A seconda di ciò che hanno vissuto o sentito, a seconda di ciò che è per loro importante nel lavoro con i bambini. Quali sono i pro e i contro?

Il Lavoro Aperto nonè automaticamente efficace (analogamente alle modalità di lavoro tradizionali)

Può sorprendere che ad asserire qualcosa di simile sia proprio io, una fervente sostenitrice del Lavoro Aperto. Forse è per questo che reagisco così sensibilmente quando il Lavoro Aperto viene confuso con le porte aperte e non si trova pace da nessuna parte; quando tutto è regolamentato, quando i tempi dei bambini e degli adulti vengono pianificati in maniera errata, i bambini vengono ripartiti e gli spazi chiusi: insomma, quando il pensiero aperto è appena percettibile. Sarà questo l’oggetto della mia discussione, intesa come riflessione critica e approfondimento in materia
Il confronto costruttivo è il motore dello sviluppo del Lavoro Aperto.

Il Lavoro Aperto non fa riferimento a teorie pedagogiche specifiche o ad approcci definiti e chiusi.

Nessuno ha il potere di interpretazione. Dobbiamo discutere. La “comunità” del Lavoro Aperto non può appellarsi nè a una figura storica (come ad esempio quella di Freinet), nè a programmi di sperimentazione di matrice scientifica (come l’approccio situazionale), bensì soltanto allo sviluppo di pratiche. E le varianti del Lavoro Aperto sono tanto variopinte e variegate quanto le sedi, le strutture e le èquipe. Non sussiste unanimità nemmeno sul nome: Scuola d’infanzia Aperta – Pedagogia Aperta – Progetto Aperto – Approccio Aperto – Lavoro Aperto ai Gruppi? Aperto in parte, per metà, per un quarto…? Confusione pura. Talvolta bizzarra.

La chiarezza del proprio ruolo si esprime nella parzialita`a favore dei bambini

Ognuno parla una lingua diversa finchè manca un punto di riferimento comune. E questo manca spesso. Soprattutto negli ultimi tempi, da quando il Lavoro Aperto viene dall’alto ed è veicolato dalle insegnanti e auspicato dai responsabili, perlopiù senza una chiara idea di che cosa si intenda. Ciò è doppiamente fatale, poichè in tal modo due caratteristiche centrali del Lavoro Aperto vengono minate:
La riflessione pratica come punto di partenza dei cambiamenti e la libertà decisionale come base della responsabilità.

Il Lavoro Aperto è la miglior cosa che possa capitare ai bambini (e agli adulti)…

…quando è ben fatto. Ma quando è ben fatto? E chi dice che cosa è giusto e ben fatto? Per questo non esiste alcun ente ufficiale a cui ci si possa rivolgere. Non serve a nulla: la riflessione autonoma è l’unica soluzione possibile. Occorre dire cosa e perchè si ritiene qualcosa corretto, cosa si vuole e in cosa ci si vuole far valutare; occorre prendere posizione come persona e come èquipe. Lavoro Aperto significa: battersi per i bambini e il loro diritto alla specificità, all’autodeterminazione, all’autonomia e alla partecipazione. A tal fine, è necessario orientare ogni azione e l’intera organizzazione a un solo scopo: il benessere di ogni singolo bambino.

E’ facile riconoscere ciò che fa bene e non fa bene ai bambini: se il gioco viene interrotto, perchè è il momento del “cerchio…” e l’educatrice svolge il suo programma, le facce la dicono lunga. La vita non è un pozzo dei desideri? Come mai no? La vita dei bambini in una Scuola d’infanzia Aperta può esserlo se gli adulti si fanno portavoce di tale istanza. Ad esempio, dover provare qualcosa o anche dover dormire (meglio: stare stesi) sono i punti critici del Lavoro Aperto e i punti controversi in seno all’èquipe. Ma sono anche i punti critici di una pedagogia al passo con i tempi. La professionalità si manifesta nella conoscenza dello sviluppo dei bambini, della missione delle scuole d’infanzia ai sensi della legge, della chiarezza del ruolo degli insegnanti, della parzialità a favore dei bambini:
Il Lavoro Aperto costituisce una lobby per i bambini.

Il Lavoro Aperto corrisponde all’attuale stato della formazione

I bambini sono competenti: tutti, sin dall’inizio. Sono attivi, stringono contatti, si adeguano, si definiscono, cooperano. Analizzano e trasformano le cose che rinvengono, sono creativi e pieni di idee. Sono sorprendentemente forti e resistenti, perseguono con accanimento i loro progetti, superano i confini, sono coraggiosi e pieni di forza. I bambini si fanno un’idea del mondo conquistandolo con i loro mezzi, nelle loro azioni congiunte e nei loro accordi in merito ad esso. Si formano. Tutto ciò accade senza che dobbiamo “avvicinarci” a loro o insegnarglielo. Nondimeno, gli adulti non sono superflui. Non sono meno importanti, bensì lo sono diversamente.

Gli insegnanti creano un ambiente in cui i bambini trovano “pane” per la loro curiosità, testano il loro coraggio od osservano in tranquillità, ma soprattutto possono immergersi nel loro gioco. Sono gli interlocutori dei bambini, hanno tempo per i loro desideri, i colloqui e le idee di gioco. Se sono bravi. Ogni bambino agisce a suo modo, con i suoi ritmi e le sue possibilità. A seconda di ciò che ha già messo nel suo “zaino delle esperienze di vita”, si atteggia in maniera offensiva o con reticenza, in maniera scontrosa od obbediente, con disinvoltura o timidezza o… Per loro, ciò che fanno i bambini e il loro modo di comportarsi assumono un significato nelle loro esperienze e nella rispettiva situazione. E’ necessario prendere sul serio e attribuire la giusta importanza a tale significato. Di fatto è molto semplice, giacchè ogni singolo bambino ci mostra ciò di cui ha bisogno.

Lavoro Aperto significa differenziare e permettere a ogni bambino di percorrere quelle strade, cercare quella vicinanza e sfruttare quegli spazi di libertà di cui ha bisogno. Lavoro Aperto significa: Seguire le tracce dei bambini e lasciare tracce.

Cambiare prospettive e sperimentare cose nuove

L’incertezza si manifesta soprattutto all’inizio dei processi di apertura. Alla maggior parte degli adulti è chiaro che i bambini guadagnano nuovi spazi d’azione quando le risorse vengono sfruttate in maniera congiunta. Ma che cosa guadagnano per se stessi? Le educatrici vivono piuttosto come una perdita il fatto che debbano mollare “il mio gruppo, i miei bambini, i miei giocattoli”. Soprattutto sono insicure quando le vecchie abitudini scompaiono e le nuove non hanno ancora assunto una forma chiara. Non vi sono esperienze, soltanto desideri, speranze, dubbi. “Come andrà?”, è la domanda fatidica che incute terrore. Gli scenari vengono simulati, perlopiù quelli presumibilmente peggiori. A causa dei “Cosa succede se …”, alcune èquipe non superano lo stadio della speculazione. Non si riesce dunque a verificare cosa accede effettivamente se…

Peccato, poichè è molto dispendioso in termini di tempo ed energie, ed è inutile. Nei test pratici, il più delle volte, si nota che i presunti problemi non insorgono affatto e, in compenso, se ne presentano di altri, che nessuno ha previsto. Beh, sù, la vita va diversamente da come la si programma. Non sappiamo quale sarà la reazione di bambini, genitori, colleghe e noi stessi quando cambia qualcosa. Soltanto la sperimentazione può aiutarci in questo.
Il Lavoro Aperto è un’azione ponderata.

Reti di sicurezza

Inizialmente, le èquipe necessitano di questa o quella rete di sicurezza per avventurarsi nel Lavoro Aperto. Inoltre, non si fidano nè della responsabilità delle loro colleghe, nè di quella dei bambini, così si tutelano, con regole, sistemi di segnalazione, meticolose programmazioni. Esempi tipici: limitazioni numeriche (soltanto cinque bambini nella stanza del teatro), pannelli di segnalazione in caso di spostamento (“Sono in giardino.”) o l’occupazione di ogni stanza con una collega. Anche i gruppi fissi rientrano in questo contesto, analogamente agli incontri periodici dei gruppi fissi.

Nel corso dello sviluppo e delle nuove esperienze, si volatilizzano le paure e cresce la fiducia nei bambini e nelle colleghe. Qualche precauzione risulta superflua, per non dire fastidiosa. Le calamite magnetiche della parete di segnalazione migrano nelle tasche dei pantaloni, i bambini modificano i loro piani e comunque nessuno non va perso. Non si spiega perchè soltanto cinque bambini debbano alternarsi, gli uni con gli altri, in altri ruoli. E il fatto che, in ogni stanza, una collega faccia la guardia non è nè tecnicamente fattibile in termini di personale, nè funzionale al diritto dei bambini al gioco inosservato.

I gruppi fissi fanno crescere eccessivamente i bambini nella misura in cui essi possono muoversi liberamente e gli incontri si trasformano, in ultima analisi, in un dovere. Non dimentichiamo, infine, che sono gli adulti a necessitare di tutto ciò, non i bambini.

Per quanto siano importanti le reti di sicurezza nella fase iniziale, il persistere per anni di tale stato iniziale solleva non poche perplessità ed è indice di una stagnazione dello sviluppo. Un buon Lavoro Aperto sfocia nella serenità perchè / se le colleghe si assumono assieme la responsabilità, comunicano e cooperano, raggiungono un consenso sui bambini e dimostrano loro la loro fiducia. Il Lavoro Aperto agisce sulla realtà – anche la propria – e si muove.

La bussola interiore e le offerte di altro tipo

Per non smarrirsi sulla strada del Lavoro Aperto, è necessaria una bussola interiore. La nostra bussola in seno a NOA: Che cosa ci mostrano i bambini? Che cosa è importante per loro? Che cosa è fonte del loro benessere? Da questo si evince ciò che conta e qual è la nostra parte: Che cosa è importante per noi? Cosa offriamo ai bambini? Si giunge a qualcosa di concreto. Ciò che già avviene va verificato e – se risulta efficace – confermato (confermando così anche se stessi). A tutto ciò che è trasversale alle esigenze si cercano alternative, al di là della prospettiva abituale.

Un esempio: concedere, offrire, offerte

Che cosa implica la parola “offerte” se non la si intende nel senso abituale, ma in un’accezione più  ampia?
Qui entrano in gioco gli spazi, dentro e fuori. Quali stimoli trovano i bambini? Possono sbizzarrirsi, “svignarsela”, perseguire delle idee? Se lo vogliono? Esistono zone prive di adulti?
I bambini possono uscire, scavare, arrampicarsi, correre, pedalare in ogni momento? Possono fare esperimenti con l’acqua anche dentro?
Esistono officine con strumenti reali in cui costruite casette sugli alberi con i bambini?
Una stanza da cucito dove si possa fare i sarti?
Ogni Scuola d’infanzia Aperta che si rispetti dispone di atelier con dei cavalletti. Ma per quel che concerne pianoforte o batteria?
Offrite ai bambini ciò che non compare altrimenti nel loro ambiente, ciò che possono conoscere e sperimentare soltanto qui?
L’offerta più  importante è il tempo non pianificato. I bambini possono disporre del loro tempo? Gli adulti hanno tempo per loro, tempo per giocare con loro, per chiacchierare e fare stupidaggini, tempo per consolare ed essere tristi?
Vi interessano le esperienze dei bambini, i loro eroi e le loro preferenze nel gioco? Vi avventurate in questo mondo?
Quale offerta rappresentano gli adulti stessi con le loro personalità, il loro comportamento, le loro preferenze e idee? Questi definiscono la cornice, forgiano la cultura della convivenza. Quale offerta fate ai bambini per plasmare, da soli e insieme, la loro vita e convivenza? I bambini hanno la possibilità di scegliere, anche nei rapporti? Possono rifiutare delle offerte? O sono in verità dei comandamenti? Tutti punti critici.

Il Lavoro Aperto ha una facciata visibile e una invisibile

Questa è una delle nostre principali nozioni nella Rete Lavoro Aperto (NOA). Per sua natura, la facciata invisibile spesso non viene vista. A maggior ragione è importante tenerla presente e verificare se il nucleo è riconoscibile e accessibile.

Più chiaro è l’orientamento, prima vengono alla luce le contraddizioni tra aspettative e realtà. Più˘ univoco è l’orientamento, prima si giova di nozioni e idee di cambiamento. Nell’alternarsi di riflessione pratica e sperimentazione, rispecchiamento, sviluppo, attuazione e valutazione di idee, avvengono due fenomeni: l’orientamento interiore emerge sempre più chiaramente, i criteri di “giusto” e ìbuono” divengono più univoci e, con questi, anche i riferimenti a un ulteriore bisogno di cambiamento. L’aspetto straordinario è che, più  chiaro è l’orientamento, maggiore è la tranquillità che caratterizza la pratica e l’operato degli insegnanti.
Una peculiarità del Lavoro Aperto: lo sviluppo non volge mai al termine.

Non è il ritmo a essere decisivo, bensì la direzione

Immaginatevi un’autostrada. Alcune èquipe viaggiano continuamente sulla corsia destra, altre passano di tanto in tanto nella corsia di sorpasso. E altre ancora sfrecciano totalmente a sinistra. A seconda del veicolo con il quale circolano, di chi vi siede dentro e di chi guida, si procede più o meno velocemente. Chi buca una gomma deve immettersi nella corsia di emergenza e cambiare pneumatico; chi è a corto di carburante deve fare rifornimento. Tutto ciò è normale, i guasti fanno parte della vita. Talvolta i più veloci sono in pericolo e possono sbandare, quindi attenzione! Ciò che non va bene: gli automobilisti che viaggiano contromano. Sono letali e devono essere bloccati. Tutti gli altri provvedono a fare pause. Oppure devono fare il pieno, controllare che tutto sia a posto: il veicolo, i passeggeri e che la direzione sia giusta. Chi mira a un altro obiettivo dovrebbe cambiare veicolo e viaggiare altrove.

L’immagine può essere così raffigurata: vi sono pietre miliari e guardrail, cartelli indicatori e punti nodali del traffico (molto adatti per darsi appuntamento con altri) e, di tanto in tanto, di nuovo un ingorgo, la cui causa fornisce indicazioni sulle soluzioni. La direzione di NOA:
La scuola d’infanzia come luogo della gioia di vivere e dell’avventura, come luogo dei bambini.

Aperti a tutti i bambini

Spesso si suppone che il Lavoro Aperto sia adatto soltanto ai bambini più grandi e non sia affatto adatto ai bambini disabili. Questa supposizione è riconducibile a vari modelli di pensiero:

I bambini vengono suddivisi secondo un sistema di vasi: “U2” o “U3”, disabile o no.
Si presume che i bambini giovani e disabili non siano (abbastanza) competenti, autonomi, sicuri di sè per sapere e mostrare ciò che fa loro bene.
“Aperto” viene confuso con porte sempre aperte. (Un’osservazione a latere: la qualità del Lavoro Aperto si manifesta nelle porte che si possono chiudere alle proprie spalle.)
I bambini devono funzionare in modo che si adeguino alle condizioni che gli adulti stabiliscono. Invece che il contrario, ovvero adeguare le condizioni ai bambini.

Il Lavoro Aperto si orienta ai bambini che ci sono. Essi sono il metro di misura di tutte le cose. Gli spazi di ritiro sono sempre importanti, ma per alcuni bambini più che per altri. Tutti i bambini vogliono essere visti, ma certi bambini sono particolarmente bisognosi. Ciò rende efficace il Lavoro Aperto: percepire tutto questo e reagire per trovare strade e soluzioni, nelle strutture e nel comportamento. Per metterlo in chiaro ancora una volta: Lavoro Aperto significa lavoro differenziato. Non fare di ogni erba un fascio!

Il Lavoro Aperto richiede attenzione e mobilita` delle insegnanti

I bambini sono diversi (a ogni età). Nemmeno i bambini disabili sono uguali e non possono essere ridotti al loro stato di disabilità! Ogni bambino è diverso e si fa portatore di requisiti ed esperienze, esigenze e interessi individuali. Il lavoro differenziato è la cosa migliore per tutti i bambini. Tuttavia, esso richiede l’attenzione delle insegnanti e la loro mobilità nel pensare e nell’agire, la loro disponibilità a rendere più flessibili le strutture e a rendere permeabili i confini. Una conditio sine qua non per garantire a ogni bambino il suo diritto. Il Lavoro Aperto è radicato nell’idea di rispetto della diversità.

Diritti dei bambini e loro confini

Ampliare e garantire i diritti dei bambini all’autodeterminazione e alla partecipazione non significa che ognuno fa ciò che vuole. Gli adulti restano i decisori anche nel Lavoro Aperto. Essi decidono quali diritti spettano ai bambini. Essi stabiliscono la cornice entro la quale i bambini agiscono. Determinante è il fatto che gli adulti si posizionino, motivino le loro direttive nei confronti di bambini, genitori, opinione pubblica.

E’ questo ciò che vogliamo.
Per questo ci stiamo battendo.
Siete voi a deciderlo.
Prendiamo queste decisioni insieme.

Tali chiarimenti sono utili per tutte le parti, più della solita mania di etichettare: i bambini decidono le regole che gli adulti vorrebbero avere (“Non vogliamo correre”). Per poi sentirsi dire quando –naturalmente – corrono comunque: “Ma avevamo concordato…”. Lavoro Aperto significa definire i margini d’azione e i confini, nonchè eliminare l’arbitrio.

Cambio di mentalità a tutti i livelli

La scuola d’infanzia, intesa come istituzione, concede molti spazi di libertà. Le insegnanti interpretano le normative e le direttive dei responsabili, le elaborano nei loro progetti e agiscono come reputano più giusto. Come sennò? Ciò che fanno, se osano o meno, dipende da molti fattori: dal proprio vissuto, dai percorsi di sviluppo in èquipe, dai propri valori, convinzioni, desideri, progetti futuri…

Nelle loro teste non subentrano nuove idee soltanto perchè la società cambia o il responsabile è diverso. Nemmeno gli aggiornamenti possono fare in modo che ciò accada. Svariati progetti sono stati attuati ad oggi. I risultati sono discutibili. Non è così che funziona lo sviluppo. L’unica possibilità – soprattutto quando si entra nel Lavoro Aperto – consiste nell’offrire margini di manovra decisionale in una cornice di orientamento ben definita. Soltanto chi è in grado di decidere si assumerà la responsabilità del proprio operato e sarà disposto all’auto-riflessione. Il Lavoro Aperto vive della responsabilità comune.

Conclusione

Il Lavoro Aperto modifica i rapporti tra adulti e bambini. La conseguente trasformazione della concezione del ruolo degli insegnanti è un processo che cresce nella sperimentazione e nelle esperienze, soprattutto nella riflessione comune. Un processo “open end”. Un processo che si trasforma in un fenomeno che si auto-innesca e che i “lavoratori aperti” esperti non vogliono più invertire, poichè tutte le parti ne traggono profitto.

IN BREVE

Il Lavoro Aperto mira all’ampliamento dei margini d’azione e decisionali per i bambini. Ciò implica un cambio di mentalità e un diverso modus operandi degli adulti. I modelli di pensiero abituali vengono demoliti, la visione dei bambini cambia. Il nocciolo della questione è il benessere di ogni bambino, il suo diritto al capriccio, all’autodeterminazione e all’influenza. Il punto critico è la responsabilità comune per tutti i bambini. Scopo dello sviluppo: affrontare, con un approccio differenziato, la diversità dei bambini, creare strutture flessibili, cooperare e sfruttare la diversità degli adulti nella cooperazione. Lavoro Aperto significa posizionarsi per realizzare un lavoro orientato al processo e incentrato sull’infanzia, mostrandosi aperti all’interno del proprio sviluppo.

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Eventi:

Borgo Valsugana: Open group – Fase di avvio del Lavoro Aperto

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