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Come sedurre ballando i lenti

Da Oblamov a Poldo Sbafini

Antonio Faeti
Docente di Storia della letteratura per l’infanzia, Università di Bologna

Nell’Introduzione all’Oblomov di Ivan Gonciarov stampato dalla UTET di Torino nel 1933 c’è già tutto quanto serve a definire quello che è il rapporto del protagonista con il tempo: “nacque Ivan Gonciarov il 6 giugno del 1812 nella piccola città, quasi direi nel grande villaggio di Sìmbirsk, presso Kasàn, al confine dell’Asia, un largo gomito della ‘Madre Volga’ cèrula e tranquilla su la vasta piana ferace, senza storia come le città felici, passata calma nel tempo a traverso le grandi tormente che infuriarono intorno, intatta dalle feroci orde di Jemelka Pugaciojov, tutta data al sonno e alla quiete’ secondo il giudizio di Michele Lermontov”. Oblomov, “immortale eroe della pigrizia”, in realtà attento e coerente creatore di un modello esistenziale che conduce rigorosamente all’auto-annullamento, diventa qui quasi l’inevitabile prodotto di condizioni ambientali insieme invalicabili e straordinariamente produttive. Se si è “calmi nel tempo”, ovvero lenti, anzi lentissimi, si evitano addirittura le orde feroci.

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