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Come si coltiva la curiosità e si educa all’autonomia

Amilcare Acerbi

Formatore, pedagogista


Prima pillola

 

Da qualche anno mi interesso di gruppi aperti, di organizzazione per gruppi e sottogruppi e delle relative riorganizzazioni degli spazi di apprendimento, in nidi e scuole dell’infanzia. Perseguo inoltre l’idea che in Italia sia necessario mettere a punto un modello di attività scolastico/culturale per tutti quei paesi rurali e montani ove le scuole si chiudono e i genitori giovani si trasferiscono, soprattutto perché non vi sono servizi che accolgano degnamente e adeguatamente i loro figli. E progettando una soluzione attingo alla mia lunga esperienza di organizzazione di laboratori creativi e ludoteche. Per questo ho scelto questo viaggio di studio.

L’elemento pedagogico che accomuna le due scuole statali e le due scuole private che abbiamo visitato nei Paesi Baschi è la scelta di lavorare con gli allievi attraverso gruppi aperti e piccoli gruppi, eterogenei per età; nelle due scuole statali e rurali addirittura con bambini dai 2 ai 12 anni, ovvero di scuola dell’infanzia e di scuola primaria.

Chi opera questa scelta punta a coinvolgere attraverso l’interesse personale, la gestione in autonomia del proprio tempo, la costruzione di relazioni multiple. La scelta in sé non è sufficiente: per suscitare curiosità, e trasformarla in interesse, è necessaria un’offerta di opportunità molto ricca e graduata e una grande capacità di osservazione e relazione da parte degli adulti, nonché una loro profonda curiosità e rispetto verso le azioni che ogni allievo intraprende.

Ebbene, il panorama pedagogico – didattico offerto dalle due scuole statali, di Zizurkil e di Abaltzisketa mi è sembrato eccellente.

Cinque atelier: ricerca ed esplorazioni scientifiche, atelier di lettura e scrittura[1], atelier d’arte, atelier di falegnameria e costruzione, atelier di movimento. Ma non basta un buon titolo alla ex aula, ci vuole una saggia distribuzione dei piani di appoggio e della loro dimensione, una varietà di sedute, scaffalature e contenitori per materiali, attrezzi, strumenti e semilavorati. [2]

Ed ecco che l’allievo, o un piccolo gruppo di allievi, si attiva, intraprende le sue osservazioni ed esplorazioni, maneggia in autonomia ogni tipo di materiale ed attrezzo, avvalendosi di un panorama di esempi fornito dagli altri bambini e di una presenza discreta, osservativa, incoraggiante dell’adulto, che eventualmente si affianca per sostenere l’azione oppure accompagna nella realizzazione di un compito che il piccolo gruppo si è dato. E ne potrei vedere tre di bambini davanti ad uno schermo di un portatile e uno con un seghetto alternativo elettrico che taglia un foglio di legno, nello stesso atelier …. E qui sta la sapienza pedagogica del predisporre spazi e strumenti, che vorrei descrivere a lungo.

45/50 bambini frequentanti la scuola si suddividono settimanalmente in tre gruppi, che mattino e pomeriggio possono fruire dei cinque atelier. In genere ciascun bambino ogni giorno sperimenta tre atelier, oltre a godere di un tempo abbondante di gioco.

 

[1] Ma i libri “tecnici” sono presenti in ogni atelier ed in ogni atelier si scrive quanto necessario per ricordare e procedere.

[2] Ed aggirandomi in ciascuno degli ambienti delle due scuole la mia scoperta di stimoli, risorse, strumenti, semilavorati ed elaborati dei bambini è stata travolgente, in alcuni casi anche inebriante, per il lavoro preparatorio delle insegnanti che lasciava trasparire.

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