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Dare spazio all’autonomia

Autonomia: un viaggio immaginario

Beatriz Trueba, educatrice della prima infanzia e storica dell’arte.

“L’aspirazione dei bambini all’autonomia dovrebbe essere sostenuta senza che questi siano abbandonati a se stessi. Ed è proprio questa la funzione di noi educatori e insegnanti! «Sa farlo da solo!» Loro dunque ci aiutano. Insegnare significa consentire ai bambini di imparare.”

Vicenç Arnaiz, educatore e insegnante spagnolo.

Non vi è dubbio che molti, forse la maggior parte degli educatori e insegnanti della prima infanzia, siano concordi nel considerare l’autonomia un principio pedagogico prioritario. È tuttavia interessante notare quanto siamo disposti a credere che i bambini siano tanto più autonomi quante più capacità motorie e di altro tipo acquisiscono, ad esempio saper mangiare da soli, allacciarsi le scarpe, vestirsi, andare in bagno o lavarsi le mani. Su questo vorrei brevemente fermarmi e insistere. Tutto questo fa veramente parte dell’autonomia? Come ci si arriva? Perché queste capacità vengono erette a obiettivi? Qual è lo scopo? È evidente che esse fanno parte della crescita, del sapere ciò di cui si ha bisogno nel mondo, e ciò che si deve sapere per non essere dipendente.

Non voglio essere fraintesa: è importante acquisire tali abilità, tuttavia propongo un altro accesso che mette in discussione queste “verità generali”.

Quando crescere non è un obiettivo

Talvolta i bambini vengono così incalzati e così tanto costretti alla fretta che l’apprendimento delle suddette capacità assomiglia a una corsa a ostacoli e ci ricorda come veniva prima propinato il sapere ai bambini. Che cosa ne è derivato? Forse in noi adulti è onnipresente e quasi inconscio un istinto nascosto a incitare i bambini affinché sappiano fare tutto il più velocemente possibile e poi ad avanzare verso la tappa successiva, cosa che la tradizione o la ricerca reputano ancora più importante.

L’infanzia e tutto ciò che le è proprio devono veramente essere dimenticati quanto più velocemente possibile e sostituiti il prima possibile? Più il bambino assomiglia a un adulto e meglio è? Da dove viene l’ossessione della nostra società, il suo incessabile anelito verso una crescita frettolosa?

Un’immagine dell’infanzia

In sostanza, ogni azione è riconducibile alla nostra idea di infanzia. Che cosa ci porta allora a guardare i bambini in trasmissioni televisive umilianti, in cui questi cucinano, cantano e ballano, in cui devono scimmiottare gli adulti per il piacere del pubblico? È questo ciò che si intende generalmente per bambino autonomo? Dall’altro lato, siamo circondati da adolescenti oltremodo tutelati che, sin dall’infanzia, sono stati tenuti lontani dalla frustrazione, dal fallimento o dalla perdita. Quasi tutto veniva servito loro su un piatto d’argento, ancor prima che potessero addirittura avvertire un’esigenza. Sin dalla più tenera età, si impediva loro di fare qualcosa per se stessi. I desideri venivano esauditi in anticipo. Un ambiente eccessivamente protettivo diffidava delle capacità dei bambini. Tutto ciò ha conseguenze gravi per lo sviluppo della personalità.

I due fenomeni sono facce della stessa medaglia. La nostra società è lacerata tra false immagini dell’infanzia. Già Malaguzzi notava che i bambini venivano visti come incompleti, bisognosi e perennemente dipendenti dagli adulti, ma al contempo venivano trattati prematuramente come adulti.

Gli specialisti devono acquisire la consapevolezza della loro immagine interiore di infanzia e di bambino affinché possano verificare in tal senso se le loro azioni siano o meno adatte alle supposizioni. Quali idee mettiamo effettivamente in pratica quando agiamo? Quanto è dettato da una lotta contro il tempo e quanto è invece ponderato?

I pregiudizi generalmente accettati e tutto ciò a cui siamo abituati rappresentano i più acerrimi nemici della ricerca, della libertà e del progresso. Tuttavia, è necessario mettere in discussione ciò che è abituale. Per riprendere le parole di un autore spagnolo del XVII secolo:

“Coloro che si trovano nella luce riflettono su ciò che vedono; coloro che si trovano nel buio vedono solo ciò che pensano”.

Opinioni e azioni personali

In alcuni dizionari, l’autonomia è definita come uno stato di indipendenza da altre persone, una situazione in cui qualcuno si può autodeterminare legittimamente secondo le proprie leggi.

Autonomia, dunque, ha molti significati, che spaziano dall’autodeterminazione, attraverso l’indipendenza fisica, fino ad arrivare alla propria opinione e ai valori comportamentali interiori.

Constance Kamii, una allieva di Piaget, distingue tre sfaccettature dell’autonomia: quella pratica, quella intellettuale e quella morale. L’autonomia pratica è estremamente importante, ma non sufficiente. L’autonomia intellettuale e morale sono altrettanto importanti. Ciò significa poter avere un’opinione propria ed esprimerla, come anche seguire i principi in cui crediamo perché lo vogliamo, non perché ci viene richiesto. Ella lo spiega con un esempio:

Mia nipote credeva a Babbo Natale. All’età di circa sei anni, sorprese sua madre con la domanda: “Come mai Babbo Natale utilizza la nostra stessa carta da regalo?” La risposta della madre si fece attendere soltanto un paio di minuti, poi arrivò la domanda successiva: “Come mai Babbo Natale ha la stessa grafia di papà?” È palese che questa bambina ragiona in maniera ostinata e fu così che giunse a conclusioni diverse da quelle che ricevette come preconfezionate.

L’esempio continua. La nipote dispone palesemente di capacità critica e spirito di iniziativa. Come mai, dunque, ai bambini piccoli vengono ancora concesse le sfaccettature pratiche e concrete dell’autonomia, ma non quelle intellettuali ed etiche, come se queste fossero riservate esclusivamente agli adulti? Per Loris Malaguzzi, questo era un relitto dell’epoca in cui i bambini venivano generalmente visti come inutili e indifesi. Alla base della sua definizione di autonomia, vi era la convinzione che i bambini potessero, già nella tenera infanzia, partecipare attivamente e soprattutto esprimere i loro modi di vedere, le loro opinioni e le loro critiche.

Le situazioni quotidiane sono molto adatte in questo senso, ad esempio se ai bambini viene concessa a pranzo la possibilità di scegliere tra due pietanze equivalenti ma diverse, se un piatto può essere consumato in diversi modi, o ancora se i bambini non devono soltanto elaborare dei progetti, bensì ne definiscono la procedura, nonché le domande e gli interessi da perseguire. Vi è una miriade di situazioni in cui lo sviluppo dell’autonomia intellettuale ed etica può essere rafforzata.

Tutto ciò può essere messo in pratica con successo se le educatrici esercitano il loro ruolo in maniera diversa da prima. Esse devono considerarsi partecipanti delle conversazioni dei bambini.

Nel farlo, non devono intralciare lo scambio di vedute dei bambini tra loro, ma devono incrementare la fiducia dei bambini nelle loro idee. La strada verso l’autonomia attraversa la vita nella sua interezza, prendendo le mosse dalla prima infanzia e tramite il riconoscimento del grado di autonomia raggiunto di volta in volta.

Ognuno è lo specchio di colui che ci osserva

Se osserviamo qualcuno mentre agisce, parla o pensa, questa persona viene al contempo influenzata anche da noi. Se guardiamo con occhi positivi e fiduciosi, le azioni supereranno senza dubbio le nostre aspettative. La persona osservata affronterà con più facilità le difficoltà e otterrà risultati positivi in minor tempo. Il viceversa funziona alla stessa maniera. Uno sguardo menefreghista o addirittura sprezzante funge da freno inibitore per la fiducia.

Molti studi dimostrano che gli insegnanti che si relazionano con i loro studenti in maniera fiduciosa e ottimistica promuovono l’autostima e accendono aspettative prefissate che spesso perdurano per anni. L’onestà è una conditio sine qua non. Rispetto e fiducia non sono parole meramente trite e ritrite. Se vengono prese sul serio, esse fungono da forza motrice per tutte le nostre inclinazioni. Se osserviamo le capacità dei bambini senza pregiudizi, nutrendo e riponendo in loro la nostra fiducia, alimentiamo la loro autonomia fisica, intellettuale ed etica.

Poiché abbiamo ricevuto un insegnamento diverso, dobbiamo prima mettere a punto questo approccio, il che non coinvolge soltanto la testa, bensì anche il cuore. Sarebbe bello se fosse, appunto, una questione che ci sta particolarmente a cuore.

La crescita dell’autonomia è lenta, ma costante

Il tempo è il tesoro che gli adulti possono mettere a disposizione dei bambini. Se siamo innanzitutto convinti che qui non si tratta di obiettivi dettagliati, bensì di piacevoli processi educativi, possiamo accingerci ad “alimentarli” con dedizione e qualità. Possiamo prenotare tutto il tempo del mondo finché i bambini non andranno in viaggio di esplorazione. Forse felici e contenti insieme con noi?

Gli errori sarebbero semplici deviazioni. A ogni bambino spettano il suo tempo, i suoi desideri, le sue strade e i suoi piani, che devono essere rispettati da adulti corretti.

La crescita dell’autonomia è lenta, ma costante. È assolutamente necessario che gli adulti si impegnino intenzionalmente per concedere calma e tempi rilassati. Per omaggiare la lentezza, come proponeva Penny Ritscher nell’edizione 25 di KINDER in Europa (BAMBINI in Europa), poiché l’attuale crisi economica ha mostrato i limiti della produttività obbligata. Al contrario, occorrerebbe coltivare il piacere di pensare, parlare e dibattere assieme.

In tal senso, potremmo estendere l’infanzia per consentire una crescita autonoma, come individui liberi che possono capire meglio se stessi e gli altri.

Esercitare la libertà: dare l’esempio in prima persona

Per concludere, vorrei menzionare il fatto che possiamo permettere la “vera autonomia” soltanto se noi per primi ci esercitiamo a praticare la libertà e l’indipendenza, sia come cittadini, sia come professionisti.

Ciò significa mostrare la nostra vera personalità, non prestabilire nulla; sfruttare il nostro discernimento per raggiungere un accordo tra il pensare e l’agire; non attenersi a standard e norme prestabiliti e non verificati; non farsi portavoce di curricula artificiali, ma privi di significato; avere il coraggio di esplorare i propri moventi che stanno alla base dell’azione; seguire il sano impulso di sfidare anche ciò che è sicuro… Tutto ciò può portare a nuove esperienze di apprendimento. Questo potrebbe essere un modello comportamentale che sostiene i bambini nel loro percorso verso la libertà e l’autonomia.

Bibliografia

Kamii, Constance: “Autonomy: The Aim of Education Envisioned by Piaget”, 1984, Phi delta Kappan, vol. 6

Ritscher, Penny: Gelobt sei die Langsamkeit! Auch in Kindergärten! KINDER in Europa Heft 25/2013

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Eventi:

Trento – RILA Il rispetto dell’autonomia del bambino: quali interrogativi

Documentazione:

Autonomia e responsabilità
Il rispetto dell’autonomia del bambino: quali interrogativi
Dare spazio all’autonomia – pdf

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