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Ddl Pillon: Lettera aperta ai parlamentari

Se veramente avete a cuore i minori, pensate bene a ciò che è in gioco

Mercoledi, 19/09/2018 –

 

Gentili parlamentari,
in relazione al DDL Pillon – all’esame della seconda Commissione Giustizia del Senato – in questa lettera aperta sottoponiamo alla Vostra attenzione alcune preoccupazioni e considerazioni sintetizzate sulla base di un obiettivo che, in caso di divorzio, occorre mantenere fermo: la cura della salute e della serenità dei minori. Conseguentemente qualsiasi ipotesi di modifica normativa non può non tenere in debito conto prioritariamente del loro diritto a vivere in un contesto connotato da effettivo benessere, in linea con un affido che non stravolga i loro ritmi, abitudini, frequentazioni, punti di riferimento, tempi e spostamenti.
Nella consapevolezza della complessità e delicatezza che caratterizzano le relazioni nelle situazioni di separazioni, un attento legislatore dovrebbe evitare di avallare normativamente i comportamenti di quei genitori che, in nome di un assai discutibile concetto di bigenitorialità, considerano i propri figli alla stregua di pacchi. Meglio sarebbe, ragionevolmente, sollecitare la ricerca di soluzioni che possano coniugare adeguatamente le ipotesi di tempi e domicili paritari, soprattutto in riferimento alla scuola, alle amicizie (abitazione, vicinanza di nonni o altri familiari) supportando i genitori nella gestione quotidiana e nella conciliazione tra lavoro e vita. Riteniamo che un affidamento minorile egualitario non si misuri con l’orologio, né tantomeno con le inevitabili rigidità di un ‘piano genitoriale’.
La proposta sembra allontanarsi dalla realtà anche nell’imporre una mediazione familiare, laddove le condizioni di partenza non siano paritarie, con particolare riferimento ai tassi occupazionali ed ai livelli retributivi riguardanti le donne. Altro aspetto sottovalutato sono i contesti familiari violenti in cui è decisamente sbagliato prescrivere e imporre la mediazione e ‘piani genitoriali’ da concordare con figure esterne all’apparato giudiziario: si ignorano in questo modo esperienze acquisite e norme anche internazionali che tendono ad escludere qualsiasi forma di mediazione familiare.
Tra i possibili effetti negativi si individuano i criteri di ripartizione degli oneri economici e la corresponsione all’ex marito di un affitto della casa coniugale: facile prevedere uno sbilanciamento a sfavore delle madri disoccupate o precarie, costrette inevitabilmente a barcamenarsi in più lavori pur di riuscire a sostenere economicamente i vari oneri conseguenti. Il legislatore non può prescindere, infatti, dalle evidenze dei dati ufficiali: la maggiore disoccupazione femminile, il divario salariale e la carenza o assenza di servizi sociali territoriali.
Non si comprende inoltre perché si sottovaluti la capacità dei minori di stimare ciò che avviene tra le mura domestiche, anche le parole adoperate da un genitore per rivolgersi all’altro, per sminuirlo o sottometterlo. Bisogna normativamente considerare, valutare, fare emergere forme specifiche di violenza psicologica ed economica, agite anche in presenza di figli sempre più consapevoli al riguardo, spesso mai denunciate, ma alla base della volontà della donna di sottrarvisi attraverso la via dello scioglimento del vincolo matrimoniale. Diversamente vorrebbe dire che per anni si è lottato inutilmente affinché la violenza domestica uscisse dalla dimensione privata, siglata con incompatibilità caratteriali e dissidi di coppia, e si valutasse realmente per quella che era, ossia un problema a carattere pubblico. Con questo disegno di legge oggi si rischia di smarrire tutti i passi in avanti compiuti, nel nome di una parità acquisita solo formalmente.
Una riforma dell’affido familiare dovrebbe tenere conto della realtà ampia e variegata, di fenomeni spesso sottovalutati e sommersi, mentre tale disegno di legge rischia di fare perdere di vista alcuni importanti elementi che contraddistinguono la realtà dei divorzi e degli affidi. Il benessere e l’interesse dei figli minori non può essere avulso da una valutazione delle circostanze peculiari di ciascun caso, dall’analisi delle ragioni che abbiano portato all’avvio dell’iter di separazione, dalla considerazione che, secondo recenti indagini statistiche, la violenza compaia tra le prime cause di divorzio. Fondarsi sulla realtà diventa conseguentemente un imperativo categorico, se realmente si vuole stare dalla parte dei minori, perché la loro quotidianità è fatta di situazioni familiari multiformi sia per questioni economiche, culturali, sociali, sia per contesti di vita improntati alla violenza, di qualsiasi genere essa sia.
Si va invece nella direzione opposta semplificando con una monetizzazione paritaria il valore dell’accudimento materiale ed affettivo dei figli minori, e si rischia di produrre gravi danni nelle vite delle persone.
Per questo vi chiediamo di dedicare la giusta attenzione a ciò che è in gioco, a ciò che non può assolutamente venir sottovalutato. Siete chiamati/e ad onorare un dovere morale, prima ancora che istituzionale, e fidiamo che siate in grado di assolverlo a pieno.

www.noidonne.org /
Maddalena Robustelli
Simona Sforza

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