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Dossier 5/2015 - Curriculo 1 / Il curriculo prima del curriculo

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Il curricolo prima del curricolo
Il titolo di questo dossier - che raccoglie gli interventi tenuti in occasione di un convegno promosso dall'Amministrazione Comunale di Empoli - può rappresentare una sintesi efficace di uno dei più importanti e significativi dibattiti che hanno attraversato gli anni '80 in ambito pedagogico e didattico.

Per coglierlo nella sua essenza occorre ricordare che quelli erano gli anni in cui la legittimizzazione del nido come “luogo educativo" pareva affermarsi anche attraverso il riconoscimento della possibilità di programmare le attività, e dunque i modi dell'apprendimento dei bambini.

Un dibattito non facile e non banale che vedeva insegnanti, pedagogisti e docenti universitari confrontarsi in modo serrato, ma per un obiettivo comune: riconoscere il nido come una realtà colta, legittimamente definibile come luogo ricco e positivo nel processo di crescita del bambino. E la programmazione (così come veniva per lo più interpretata anche nella scuola dell'infanzia) pareva per alcuni offrire quella “scientificità” e quel “controllo” ritenuti necessari come garanzia di “qualità”.

Per altri, al contrario, il nido avrebbe potuto svolgere un ruolo determinante per sconvolgere ed evolvere il concetto stesso di programmazione in una dimensione più libera, più garante di una vera e profonda libertà di insegnamento e apprendimento. Il convegno di Empoli rappresenta dunque una delle occasioni ove le due posizioni si confrontano.

Già da alcuni anni ci recavamo (insegnanti, pedagogisti e atelieristi reggiani) in quella cittadina per relazionare su percorsi di formazione per le insegnanti e il personale dei nidi di Piombino, Venturina e Campiglio Marittima. Un'esperienza ricca e intensa, forse perché non facile: il confronto con gli altri colleghi che operavano nella Regione e a livello nazionale avevano evidenziato questa importante divergenza.

Il convegno aveva dunque lo scopo di offrirci un contesto per il confronto e la chiarificazione. In particolare il Prof Enzo Catarsi aveva l’importante compito di trovare una mediazione, una sintesi che appianasse le differenze. Non fu facile, anzi fu impossibile.

E questo credo sia stata la migliore conclusione, l’unica capace di garantire un vero dialogo attorno a uno dei temi più caldi della didattica.

Carla Rinaldi
Da In dialogo con Reggio Emilia, Reggio Children, Reggio Emilia, 2009
Carlina Rinaldi

Asilo nido e programmazione “evolutiva”
La questione della programmazione si presenta oggi come centrale nel dibattito sull’asilo nido. Al proposito esistono – com’è noto - diverse posizioni determinate da diversi presupposti teorici, riferiti, comunque, a diverse teorie psicologiche piuttosto che a precisate filosofie dell'educazione. Tali differenti opinioni, d’altra parte, appaiono a noi esser spesso determinate da equivoci linguistici e terminologici piuttosto che concettuali. Il confronto di questi ultimi tempi, comunque, sta evidenziando gli aspetti più seri della contesa e sta portando un ulteriore contributo alla definizione di quello che chiamiamo il carattere educativo dell’asilo nido.

La programmazione nell’asilo nido?
Programmare al nido? Domanda autentica, autenticamente provocatoria e come tale l’abbiamo vissuta in questi anni all’interno dell’esperienza dei nidi ove lavoro, a Reggio Emilia, producendo nel tempo diverse risposte, ognuna delle quali ambiva a ritenersi esauriente ma anche esaurita; soluzioni che avevano dentro di sé la capacità e la forza di essere definite in quel momento, ma anche la piena consapevolezza e responsabilità di essere provvisorie. Definite e provvisorie come ogni dato di ricerca e, in un certo senso, ogni dato di realtà evidente.
Carlina Rinaldi

Programmazione educativa e lavoro di gruppo
«Quali che siano gli ambiti della nostra vita sociale, la voce è ovunque. Essa è anche il più antico dei mass-media. Prima che esistesse la scrittura, la trasmissione di notizie di bocca in bocca era l’unico. canale di comunicazione all’interno della società. La voce propagava informazioni, creava e distruggeva reputazioni, faceva scoppiare guerre e sommosse...»
Laura Restuccia Saitta

Lavoro educativo e programmazione: le educatrici di asilo nido
Spesso nel dibattito sulla programmazione educativa si ha la sensazione di procedere per livelli paralleli, ma difficilmente comunicanti: da un lato proposte ben articolate di metodi ed obiettivi di programmazione, dall’altro la quotidianità del lavoro educativo, che spesso scorre invisibile, non descrivibile, nel prodursi di mille azioni, relazioni, scoperte.
Laura Cipollone

L’asilo nido del programma e della programmazione
Il nostro contributo vuole offrire alcuni spunti di riflessione per quanto riguarda l’organizzazione delle attività educative all’interno del nido cercando di trovare una risposta soprattutto all’interrogativo del che cosa (cioè di quale cultura il nido deve essere portatore e quali modelli informativi devono essere presenti in esso) e del come (ossia di quali modalità di trasmissione dei saperi, delle esperienze e della cultura si deve fare portavoce).
Battista Quinto Borghi

Regole, incertezza, governo della complessità
Riflettere sulla programmazione, per la realtà a cui ci si riferisce, significa ricostruire un percorso fatto di momenti tanto diversi quanto importanti, tutti, per il loro valore come contributi alla definizione di una professionalità che oggi ci appartiene, nei termini di una competenza che non sembra mai raggiunta o conquistata del tutto.
Gloria Tognetti

Aspetti «relazionali» e «cognitivi» della programmazione
Il rapporto con il bambino, per riprendere una metafora di Bettelheim, è come il gioco degli scacchi: non ha senso programmare una mossa se non si tiene conto della contromossa dell’avversario. Ma bisogna pur sempre avere una strategia e quindi programmare.
Susanna Mantovani

Programmazione e intenzionalità educativa nell’asilo nido
L’«oggetto» della programmazione, pur di per sé assai rilevante, ha rappresentato lo stimolo per riconsiderare i problemi del comparto 0-3 anni attraverso una analisi a più dimensioni. Riguardo lo «specifico» della programmazione direi che si respira un clima referendario: dai materiali informativi acquisiti dai coordinatori di gruppo, l’interrogativo sulla pratica della programmazione al nido ha avuto un esplicito sì, con riserva; riserva legata a una domanda: l’asilo nido verso quale direzione si muove?
Franco Frabboni