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E alle mamme gli facciam la festa

Arturo Ghinelli


“Sono devastata e delusa. Di fronte a tanto degrado, che imporrebbe scelte ferme e coraggiose a cominciare dall’istruzione. Prima della camorra, li uccide l’inerzia delle famiglie, l’abbandono del rione. I maschi sempre in strada, le femmine sul letto. Dove regna l’anarchia, l’ignoranza, dove tanti genitori non sono genitori e la promiscuità è tanta, perdersi diventa quasi normale. La scuola deve combattere, se necessario. Chi vuole salvare i ragazzi deve giocare sul tempo, riempire gli spazi vuoti.”. Così sentenzia la preside Canfora dell’Istituto Viviani, a cento metri dal palazzo di Parco Verde. Antonio il bambino che è stato buttato giù dal palazzo di Parco Verde, aveva 4 anni ma non aveva frequentato l’asilo e non andava alla scuola d’infanzia.

Save the Children ha preparato un rapporto sulle mamme in Italia 2016, e le ha chiamate “Le equilibriste”. Equilibriste loro malgrado perché l’accesso al mercato del lavoro delle mamme dipende dalla possibilità di trovare un equilibrio soddisfacente tra la loro vita personale e la vita lavorativa.

Rispetto all’accesso delle donne al lavoro la Campania è all’ultimo posto tra le regioni italiane. Infatti le mamme con un figlio di pochi anni trovano per lo più l’aiuto dei nonni, nel 51% dei casi e quello dell’asilo nido solo nel 13%, con il picco positivo dell’Emilia Romagna (26,8%) e il dato peggiore in Calabria (2,1%). Le mamme indicano come maggiori ostacoli la retta troppo cara (50,2%) e la mancanza di posti (11,8%). Eppure gli asili nido italiani sono in crisi.

Un’eccellenza che si va sgretolando. Posti vuoti e rette altissime. Per la prima volta al Centro-Nord dove gli asili ci sono, le liste di attesa non ci sono più. I bambini cioè restano a casa, con i nonni se sono fortunati ad averli vicini e disponibili. Iscrizioni in calo del 4% come aveva già segnalato l’ISTAT nel 2013: non era mai accaduto dal 1971 quando fu approvata la legge nazionale sui nidi d’infanzia.

Ci sono rimasti solo i Sindaci come quello di Modena a dare la colpa al calo delle nascite. In realtà il bollettino di guerra parla di chiusure. A giorni chiuderà il primo asilo nido italiano il “Triva” che aprì appunto nel 1971 a Modena. Se non vengono chiuse queste strutture vengono date in appalto e questo vuol dire spesso una caduta della qualità, per il semplice motivo che le cooperative applicano, con il consenso unanime dei sindacati, contratti al ribasso, in base ai quali gli educatori sono sempre precari, aumentano il numero dei bambini per operatore e alla fine c’è un turn over altissimo che non rassicura i bambini e ancor meno le mamme.

Anche nelle città, come Modena e Bologna, dove si era raggiunta la percentuale di frequenza richiesta dalla Conferenza di Lisbona (33%) si continua a chiudere o a esternalizzare i nidi. Infatti a Bologna le mamme parteciparono alla cosiddetta “rivolta dei passeggini” contro le esternalizzazioni decise dal Comune di Bologna. A Modena sono state raccolte 2000 firme contro la chiusura dei nidi Todi e Triva ed è stato chiesto l’intervento del Garante dell’infanzia della Regione E.R.

I sindaci hanno continuato a pensare che le misure di conciliazione fossero un costo sul quale risparmiare, anziché un investimento ad alto rendimento di benessere sociale e di crescita economica. Lo slogan “Mille nidi in mille giorni” lanciato nel settembre 2014 dal premier Renzi si è rivelato la solita bufala. Restano solo le mamme a farsi carico del lavoro domestico e dell’allevamento dei figli. Per questo domenica alle mamme faremo la festa con tutta l’ipocrisia di cui siamo capaci quando si tratta dei bambini e di chi se ne prende cura.

Smettiamola almeno di lamentarci per il calo delle nascite.

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