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Educazione e cura dell’infanzia in Finlandia

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Panoramica

La Finlandia, abitata da cinque milioni e mezzo di persone, è il paese meno densamente popolato d’Europa. La popolazione si concentra soprattutto a sud e la sua distribuzione sul resto del territorio è fortemente disomogenea: sono presenti comuni di circa cento abitanti e altri – è il caso dell’area della capitale – di quasi cinquecentomila. Il tasso di fertilità medio corrisponde all’1,9%, ma nelle zone più a nord sale fino al 2,3% (dati Eurostat aggiornati al 2011). Altri due dati sono importanti per valutare il sistema di educazione e cura nella prima infanzia (ECEC) finlandese: il ridottissimo numero di famiglie economicamente e socialmente disagiate (meno del 3% della popolazione complessiva: tra le percentuali più basse al mondo) e l’altissima percentuale – di oltre dieci punti più alta della media UE – di donne lavorativamente attive (nel 2009, le finlandesi impegnate sul mercato del lavoro erano circa il 70%, delle quali oltre il 60% impegnate full-time). Già nel 2003, il 52% delle madri con bambini sotto i due anni di età lavorava, in massima marte a tempo pieno; percentuale che saliva – ed è continuata a salire – nel caso delle donne con figli tra i 3 e i 5 anni: in questo caso, in quello stesso anno, lavorava l’81% delle madri.

Le importanti misure di sostegno alla genitorialità

Il sistema welfare finlandese sostiene la genitorialità e l’occupazione femminile con numerosi tipi di benefits; uno su tutti, il cosiddetto “care-time”, letteralmente “tempo del prendersi cura”: fino al compimento dei tre anni di età del bambino, i genitori che ne abbiano necessità possono chiedere allo Stato un sussidio finanziario corrispondente a circa 300 euro al mese, cui possono aggiungersi ulteriori forme di sostegno economico da parte dei singoli comuni. Altri tipi di agevolazioni sono previsti anche nel caso di figli di oltre 3 anni di età e, in alcuni casi, fino al compimento dei 17 anni; speciale attenzione, sia sul piano economico sia su quello sociale, è data alle madri single e alle famiglie monoparentali, cui vanno aggiunte apposite forme di sostegno finanziario che i comuni destinano, in nome della libertà di scelta, a tutti i genitori che scelgono di non usufruire dell’ECEC pubblico. Sempre in tema di sostegno alla genitorialità è importante notare che in Finlandia il congedo parentale si articola in tre diverse tipologie: materno, paterno o familiare; in quest’ultimo caso corrisponde a 158 giorni feriali, che i due genitori possono gestire in maniera flessibile e condivisa. Il congedo materno consta di 105 giorni feriali; nei primi 56 giorni, le madri ricevono il 90% dello stipendio, che scende al 70% in quelli successivi. Infine, le neomadri disoccupate sono destinatarie di uno speciale ammortizzatore sociale e ricevono un indennizzo – una sorta di stipendio ‘sociale’ – di circa 16 euro per giorno feriale di ‘virtuale’ congedo.

Amministrazione e articolazione dei servizi per l’infanzia

Alla luce dei dati riportati e nonostante la crisi economica che da tempo affligge l’Europa, non stupisce che la Finlandia sia uno dei Paesi europei più concretamente democratici e attenti al welfare, politicamente stabili e, a livello economico, floridi; aspetti che hanno avuto – e continuano ad avere – conseguenze positive anche sul piano della diffusione, della qualità e dell’accessibilità dei servizi educativi per l’infanzia.
Sul piano della responsabilità amministrativa, in Finlandia il sistema educativo per l’infanzia è unico: dal 1° gennaio del 2013 i servizi 0-6 – o, per meglio dire in questo caso, 0-7 – afferiscono tutti al Ministero dell’Educazione e della Cultura, che ne stabilisce i curricula (in precedenza cadevano sotto la responsabilità del Ministero degli Affari Sociali e della Sanità). Sul piano della loro articolazione, i servizi ECEC finlandesi si suddividono essenzialmente in due macro-tipologie: i centri di “day care” (privati e soprattutto pubblici, a gestione comunale, decentralizzata, sebbene esista una chiara regolamentazione nazionale cui devono fare riferimento sia l’ECEC pubblico che quello privato) per l’educazione e la cura dei bambini da 0 ai 7 anni di età da compiere, detti päiväkoti o daghem, cui si aggiungono i servizi per l’infanzia domiciliari, chiamati perhepäivähoito o, se organizzati da associazioni o gruppi di genitori, familjedagvård, rivolti alla medesima fascia d’età. Le famiglie possono, inoltre, avvalersi di un child minder: si tratta di un lavoratore autonomo autorizzato, specializzato in ambito pedagogico, che si occupa della cura e dell’educazione dei bambini presso il suo stesso domicilio ed è pagato dal comune di residenza.

Educazione pre-scolastica e fruizione dei servizi

È, inoltre, importante sottolineare che nell’anno che precede l’ingresso alla Primaria, pressoché la totalità dei bambini finlandesi – pur senza che sussista un esplicito obbligo di legge – partecipa all’educazione pre-scolastica, frequentando päiväkoti e daghem, oppure quelle scuole che offrano – attraverso una sorta di “sezioni primavera” o, facendo un paragone con il caso francese, “classes passerelles” – attività educative di base e di avviamento all’alfabetizzazione. Sul piano gestionale, il Ministero – sotto certi aspetti in maniera analoga al caso toscano – delega ai comuni l’allestimento, il setting e il monitoraggio delle strutture destinate ai servizi ECEC. Le municipalità devono garantire per legge la possibilità di fruizione a ciascuna famiglia ne faccia richiesta; qualora i posti nei servizi pubblici locali non siano sufficienti, i comuni possono ‘acquistare’ quelli rimasti liberi nei centri per l’infanzia più grandi, collocati nelle aree limitrofe.

Per quanto concerne le percentuali di fruizione, i servizi sono fruiti, nel caso della fascia d’età 0-3, in media dal 38% dei bambini – dunque, raggiungendo e superando di circa 3 punti percentuali i targets di Lisbona 2000 ed Europa 2020 – e, nel caso della fascia 4-7 anni, da oltre il 98% dei bambini (dati EURYDICE ed EUROSTAT aggiornati al 2013). L’educazione prescolastica non è obbligatoria; il suo costo varia dalla totale gratuità – nei casi di famiglie in stato di necessità o grazia alle politiche welfare praticate in determinati comuni e aree del paese, che hanno scelto di offrire servizi pubblici gratuiti per tutti – a un massimo di circa 200 euro al mese; l’ultimo anno di scuola dell’infanzia è, sempre e comunque, gratuito. In ogni caso, sia che optino per l’ECEC pubblico che per quello privato, i genitori possono contare su un ampio ventaglio di finanziamenti pubblici e di agevolazioni fiscali, proporzionali al loro reddito.

In conclusione, alla luce dei dati riportati, vale quanto indicato da un recente report europeo, dove si afferma che l’ECEC:

è considerato uno strumento-chiave per lo sviluppo del bambino in Finlandia. La maggior parte delle famiglie con figli in età prescolastica usufruisce delle tipologie di servizi che godono di sostegni finanziari pubblici. Sovente, i genitori si fruiscono dell’intero ciclo di programmi ECEC, iniziando con l’educazione e la cura del bambino a casa propria, avvalendosi per un periodo dei servizi domiciliari, per poi passare ai centri ECEC comunali, per i quali i genitori pagano un piccolo contributo. Un’altra possibilità è rappresentata dal fatto che le famiglie usufruiscano delle attività di ‘day care’ avvalendosi di servizi privati. Quando raggiungono i 6 anni, praticamente tutti i bambini prendono parte ai programmi di educazione pre-Primaria, totalmente gratuiti, spesso offerti da centri di daycare […]. Ciò agevola altresì il passaggio dei bambini al successivo step educativo [traduzione mia da EUROPEAN PARLIAMENT – DIRECTORATE-GENERAL FOR INTERNAL POLICIES, Quality in Early Childhood Education and Care. Annex report country & case studies, May 2013, IP/B/CULT/FWC/2010-001/LOT2/C1/SC3, p. 7].

Clara Silva, Università di Firenze: 11 Gennaio 2016

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Documentazione:

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