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Famiglie dentro

Opposizione concreta all’opposizione dei poli

Il contributo riporta l’esperienza dei Servizi educativi del Comune di Fano nei quali, attraverso una formazione proposta da Zeroseiup “col tempo, e con l’allenamento, è cambiato lo sguardo, il modo, profondo di intendere uno ad uno ed insieme i componenti delle famiglie dei bimbi e delle bimbe, e il timore nel coinvolgerle si è trasformato in piacere nello scambio, anche nella curiosità”.

 

Le cronache ci sottopongono quotidianamente alla sempiterna lotta tra corpo insegnante e corpo – famiglie

https://www.corriere.it/caffe-gramellini/19_maggio_03/degni-nota-deae4b5a-6d0b-11e9-bcbb-8ef451e0c86f.shtml?fbclid=IwAR2d-1YtgE7qkoVWufXreSvHfkLpWK9DFskzqcZzUQkfpnXAXQhTL-lSsig&refresh_ce-cp

Questo ha probabilmente, nel tempo, sottolineato tensioni sotterranee che si son fatte strutturali. Parlare quindi di partecipazione delle famiglie alla vita scolastica nelle equipe di lavoro diventa una sfida.

Quattro anni fa quando iniziammo i percorsi di formazione dedicati a tutto il corpo educante 0-6 anni del Comune di Fano con i formatori di Zeroseiup, come coordinatrice avevo anche io molte resistenze verso la questione Famiglie: non tanto per accoglierle nelle loro sfumature, conoscendone i potenziali e apprezzando la diversità ma per il pericolo che avvertivo nell’ “avvicinarle”. Le insegnanti andavano in tensione e l’amministrazione guardava con un certo sospetto il movimento che la formazione stava attivando.

Per molto tempo l’obiettivo delle scuole è stato quello di lavorare sull’informazione (livello base della scala della partecipazione che allego, Arnstein, 1969): era importante che i genitori sapessero, che comprendessero soprattutto le indicazioni e che rispettassero dunque le richieste. Pur avendo un consiglio della scuola rappresentativo del gruppo di genitori, con presidente proprio uno di loro, ci si limitava a consultarli su questioni marginali come la data della gita o l’orario ma senza troppo impegno. Questo non per una svalutazione dell’importanza della famiglia nel ruolo educativo ma più, mi sembra di aver rilevato, per una sorta di paura di invasione non arginabile. Era come se tenere la distanza anche nel percorso comunicativo favorisse una distanza di ruoli…possiamo ben dire, dopo anni di formazione e tante riflessioni, che serviva riordinare i pensieri e riflettere.

Quello che è emerso fin da subito è che:

  • le famiglie hanno IL ruolo principale nel percorso educativo visto che sono non soltanto il nucleo dentro al quale (e grazie al quale) il bambino vive quotidianamente la sua realtà affettiva e relazionale principale ma anche il luogo delle cure, delle attenzioni e dei primi modelli operativi interni.
  • la differenziazione di ruoli tra professionisti e famiglie è fondamentale ma si costruisce non certo tenendo una distanza comunicativa, anzi.
  • è importante costruire un’alleanza forte tra i principali sistemi che si occupano e agiscono educazione nei confronti dei bambini per il benessere e lo sviluppo coerente e sano dei più piccoli e una rete forte che si auto-sostiene e costruisce cultura.

Insomma se consideriamo le famiglie come co-partner di formazione e crescita 0-6 allora dobbiamo certamente cambiare sguardo ma anche sistema. Non possiamo solo informarle per farci capire ma dobbiamo coinvolgerle nei processi e nei percorsi, cooperare con loro alla costruzione di una scuola che sia il più “utilizzabile” possibile e com-prensibile sia per i bambini che per gli adulti che la abitano e attraversano.

Le tredici scuole del comune di Fano, supervisionate dalla dott.ssa Borghi e supportate dal coordinamento psicopedagogico, hanno intrapreso un viaggio, non semplice, di grande rinnovamento nello sguardo, nelle prassi e soprattutto nel piacere dell’incontro. Superare la paura dell’invasore (tema attualissimo) e mettersi nell’ottica del dialogo e dell’incontro è stato un lavoro importante e necessario.

Il primo anno di lavoro ci si è concentrati sull’identificazione dei valori professionali, sul ruolo e sugli ideali che la scuola deve e vuole promuovere.

Prima ancora, insomma, di pre-occuparci del tema delle famiglie ci siamo interrogati su che tipo di professionisti vogliamo essere, in che modo possiamo e sappiamo accogliere tutti, ogni, bambino e bambina con la propria famiglia. Quando abbiamo delineato gli standard e gli obiettivi da raggiungere come scuole abbiamo preso in considerazione gli strumenti di lavoro che usavamo per relazionarci con le famiglie: agli open day, nelle assemblee, nei colloqui individuali e in senso più ampio, nelle carte dei servizi e sul sito.

Abbiamo coinvolto i rappresentanti dei consigli delle scuole in focus group e in alcuni incontri di formazione del sabato, con le educatrici ed insegnanti, per rivedere ed aggiornare, con i suggerimenti di tutti, le schede di colloquio e in generale il linguaggio utilizzato per comunicare con le famiglie.

Per corrispondere ai nuovi percorsi identitari siamo poi partiti con l’elaborazione di vere e proprie carte d’identità dei servizi che richiedevano, ovviamente, un logo rappresentativo adatto.

Il percorso di ideazione dei loghi è stato uno dei nuovi passi di apertura concreta verso le famiglie che ci ha sorpreso, sono state positivamente coinvolte, ha permesso loro di sentirsi davvero parte integrante di un sistema che non stava tenendole a distanza ma che chiedeva loro di esprimersi, di lasciare traccia nella costruzione dei percorsi scolastici. Con loro e con i bambini sono stati ideati, realizzati e scelti i tre loghi da presentare alla mostra aperta a tutta la città, è stata festeggiata la premiazione del logo vincente che viene utilizzato per rappresentare il servizio.

Col tempo, e con l’allenamento, è cambiato lo sguardo, il modo, profondo, di intendere uno ad uno ed insieme i componenti delle famiglie dei bimbi e delle bimbe, e il timore a coinvolgerle si è trasformato in piacere nello scambio, anche nella curiosità.

Si sono attivati laboratori durante l’orario di apertura dei servizi dedicati ai bambini, gestiti da chi volesse prenderne parte e mettere a disposizione il proprio talento…ma a forza di allenarsi non ci è bastato più soltanto organizzare qualcosa al quale chiedere di aderire, abbiamo voluto salire ancora un po’ nella scala della partecipazione e coinvolgere gli adulti educanti in momenti di condivisione, progettazione, co-progettazione degli spazi della scuola.

Una vera “tombola dei talenti” (come direbbe la formatrice) che raccoglie intorno ad un tavolo, a scuola, competenze, curiosità, capacità di ognuno degli adulti che si occupa della crescita e dello sviluppo dei bambini e delle bambine 0-6 anni della città e che li mette “ad uso” in circolo… a favore degli stessi bambini e della loro crescita.

 

 

 

(modello M. Arnstein 1969)

 

La scuola come spazio dove sentirsi “dentro”, insieme, a costruire qualcosa che fonda i passi di crescita di ogni bambino e bambina e che attiva il senso di responsabilità individuale degli adulti, muove e crea cultura educativa, costruisce benessere e senso di appartenenza in un clima dove la diversità diventa potenziale creativo da condividere e coltivare, dove, insomma…gli opposti si attraggono.

 

Laboratori tenuti dalle famiglie

 

 

Famiglie presenti agli incontri di formazione per riflettere insieme sulla revisione degli strumenti di comunicazione scuola-famiglia

 

 

Mostra e votazione dei loghi

 

Scheda di colloquio revisionata e rinnovata con il LOGO costruito con le famiglie e i bambini

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