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FIGLI 3 x 2: PRENDI TRE PAGHI DUE

Arturo Ghinelli

 

Se farai due figli prenderai tre volte gli 80 euro, la bellezza di ben 240 euro!

Al primo figlio per la verità ti toccherà solo un due per uno: due volte gli 80 euro, cioè 160 euro.

È la ricchezza dei figli, bellezza!

Il governo ha scoperto che l’Italia ha smesso di fare bambini (alla buonora!) e pertanto con un cambiamento di verso ha deciso di raddoppiare il bonus bebè per i primi tre anni di vita.

Vien da pensare malignamente che più che le culle vuote il governo abbia scoperto che a giorni ci sarà un turno di elezioni amministrative e quando si accende la luce rossa delle elezioni nel Consiglio dei ministri scatta automaticamente il decreto per distribuire 80 euro a qualche categoria di cittadini. E ben vero che i bambini non votano ma i diretti interessati a ricevere il bonus saranno i genitori aventi diritto al voto.

Non basta il bonus bebè.

Certo diminuiscono le donne giovani,cioè quelle che possono avere figli, perciò meno giovani donne significa meno figli.

Altrettanto certamente però i servizi per la prima infanzia sono scarsi, costosi e mal distribuiti nel paese.

L’estensione della vita lavorativa delle donne rende sempre meno disponibili le nonne a supplire alle carenze di asili nido e di scuole per l’infanzia.

Per queste ragioni solo la metà delle coppie che vogliono un secondo figlio riescono ad averlo.

 

Occorre raddoppiare la qualità della vita delle donne e non semplicemente il bonus bebè.

Si è fatto un gran parlare di beni comuni: ecco i bambini sono un bene comune e fin che non diventeremo una società a misura di bambino le culle rimarranno vuote.

Quasi a smentire i “gufi” è stata presentata l’intesa tra Governo e Fondazioni di origini bancarie per istituire un fondo sperimentale per il contrasto della povertà educativa minorile in Italia. Il fondo sarà alimentato per tre anni (2016, 2017, 2018) con uno stanzaimento di 120 milioni all’anno.

Un’indagine condotta dalla Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza nel 2014 ha evidenziato che la povertà materiale è spesso causa di povertà educativa e che quest’ultima, a sua volta, può originare nuova povertà materiale. Durante la presentazione dell’intesa sono stati presentati alcuni dati sulla povertà educativa minorile. In Italia un milione di minori vive in condizioni di povertà assoluta. Quasi la metà dei ragazzi in età scolare non ha mai letto un libro diverso dai libri di testo, il 70% non ha mai visitato un sito archeologico, il 55% un museo, il 45% non ha svolto alcuna attività sportiva.

Il Fondo, la cui gestione amministrativa è affidata alle Fondazioni bancarie, dovrà selezionare ed eventualmente finanziare progetti scelti tramite bandi nazionali. Destinatari dei bandi sono le organizzazioni del terzo settore, cui si aggiungono gli istituti scolastici.

Fin qui le buone notizie.

 

Due speranze per essere ottimisti senza ragioni.

La prima di non dover registrare tra qualche anno che qualcuno si è rifatto l’attico come quel sant’uomo di un cardinale con i soldi dell’Ospedale Bambin Gesù.

La seconda che gli istituti scolastici possano davvero percorre anche questa strada per vedersi finanziare i progetti per una maggiore apertura delle scuole nell’arco dell’anno ed anche della giornata oltre il calendario scolastico e l’orario delle lezioni. Il Regolamento per l’autonomia,che non è stato abolito, lo permette dal 1999, ma sono stati aboliti i fondi che hanno permesso alle scuole di sperimentare l’apertura estiva e pomeridiana delle scuole.

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