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Filosofando in classe

Progetto filosofiacoibambini

Circolo Didattico Sant’Orso Fano

 

Francesca Saltarelli

 

 1. Dall’isola in poi

“Ad una delle bambine della classe,
a distanza di tempo,
ho chiesto spiegazioni sul perché nel laboratorio
“l’isola”avesse ritenuto indispensabili
per la sopravvivenza le farfalle.
E lei,
ricordandosi perfettamente della sua
scelta, ha ribadito che, a suo avviso,
quegli uomini avevano bisogno di
qualcosa di bello che potesse allietare le
loro giornate.

(scuola primaria, primo anno di progetto).”

 

Il Circolo didattico Sant’Orso di Fano (PU), nell’Ottobre 2014 accoglie in forma sperimentale il progetto denominato “filosofiacoibambini”, nell’ambito della didattica della filosofia applicata all’educazione, con un coinvolgimento in termini generali molto espressivo.

Ogni classe (circa 20 compresa la scuola dell’infanzia) ha avuto la possibilità di sperimentare 20 laboratori di un’ora ciascuno con l’esperto e autore del metodo filosofico/didattico Carlo Maria Cirino. L’anno scolastico 2015/2016 e stato il secondo anno di piena realizzazione. Durante questo secondo anno, i soggetti coinvolti hanno proseguito il percorso iniziato l’anno precedente con i relativi docenti (circa 30) che hanno svolto una formazione continua insieme all’esperto, sperimentando nello stesso tempo la pratica in classe con i bambini.

Il Circolo didattico Sant’Orso è stata la prima scuola in Italia a sperimentare tale metodo con un gruppo così numeroso di docenti e classi coinvolte.

  • Il progetto si propone di accompagnare i bambini nel potenziamento di abilità cognitive trasversali (il linguaggio, le capacità espressive e creative, l’associazione, l’inferenza, la capacità di formare concetti, l’attenzione, l’analisi e la sintesi di un ragionamento, il problem solving, le immagini mentali, i mondi possibili e i controfattuali, il giudizio morale, la costruzione e decostruzione di un oggetto, la social cognition, le capacità empatiche e decisionali, la gestione delle emozioni, l’ascolto, la riflessione.
  • Particolare attenzione è dedicata all’allenamento di specifiche abilità cognitive tipiche del ragionamento filosofico: il pensiero per mondi possibili, l’abitudine a utilizzare controfattuali e costrutti condizionali.
  • La formazione rivolta agli insegnanti della Scuola Primaria e dell’Infanzia ha lo scopo di fornire a questi le indicazioni operative necessarie a condurre nel migliore dei modi sessioni d’allenamento in filosofiacoibambini, nonché a “tradurre” le proprie materie d’insegnamento (italiano, scienze, matematica, ecc.) in chiave filosofica, così da proseguire costantemente l’attività di potenziamento cognitivo.
  • La formazione rivolta ai genitori dei bambini coinvolti nel progetto è invece finalizzata a diffondere all’interno dell’ambiente familiare le novità introdotte dal metodo “filosofiacoibambini” nella pratica scolastica, così da renderle quotidiane.

Sperimentare in prima persona: contaminare l’ambiente di apprendimento

I docenti hanno sperimentato personalmente l’approccio in classe con gli alunni svolgendo essi stessi i laboratori e aprendosi verso nuove soluzioni creative all’interno del tempo quotidiano della scuola passato a svolgere il proprio lavoro insieme agli alunni. Il gusto della scoperta non è stato “solo” per i bambini, e sebbene fondamentale sia la pratica, altrettanto rilevante è la teoria, la matrice implicita, filosofica, pedagogica che sostiene il metodo. La volontà e la tenacia di sperimentare in prima persona da parte dei docenti avvalora l’ipotesi che ogni esperienza progettuale che si affacci nella scuola non debba essere passiva, né durare il tempo di un anno scolastico. Che se ci si mette in gioco seriamente avviene una evoluzione nel modo di fare scuola, progressiva e costante.

 

 2.Le parole e la casa

“Il gioco si fa sempre più divertente, è una celata gara a
chi riesce sempre e comunque a dire una cosa diversa di
quella del compagno, altrettanto originale, divertente e
stuzzicante per tutti gli altri che ascoltano: c’è la voglia
di sorprendere!

Infatti, le ripetizioni (di parole), si sono azzerate già
dopo il primo incontro, è bastato il semplice invito a
dire una parola, un’intuizione che non sia già stata
detta”.

(scuola dell’infanzia, secondo anno di progetto)

I laboratori che i bambini e i docenti hanno avuto modo di affrontare durante il secondo anno, hanno sviluppato ulteriormente gli aspetti e gli obiettivi generali del progetto con particolare attenzione all’aspetto del linguaggio, dell’espressione del pensiero, dell’argomentazione, e del confronto tra pari, facendo emergere in alcuni particolari contesti anche il vissuto dei bambini.

I bambini hanno seguito con molto interesse e partecipazione l’intero percorso, “allenandosi” e rafforzando ancora molti aspetti cognitivi e logici riguardanti il pensiero divergente, ampliando attraverso l’esercizio dell’immaginazione, della possibilità, del gioco simbolico, dei mondi possibili (come per esempio le storie da loro inventate), la loro capacità di offrire soluzioni creative e originali ai “problemi” proposti. Tale “habitus”, tale atteggiamento mentale, ha avuto conseguenze positive anche nelle normali attività curricolari. Durante il secondo anno di sperimentazione abbiamo lavorato sulla semantica attraverso gli allenamenti. Giocare con le parole dunque: parole impossibili, parole amiche e nemiche, vicine, distanti, strane, parole che si incontrano nella mente, metafore, suoni, ossimori, storie: gli allenamenti. Tali allenamenti sono stati poi riproposti dalle docenti all’inizio del terzo anno ( corrente) assieme a quelli “classici” come ad esempio “CASE”

 

3. “CASE”

Racconto un laboratorio- esperienza di una docente- classe quarta

 

Inizio il laboratorio dando a ciascun alunno un foglio bianco, uno spazio vuoto nel quale chiedo ad ognuno di disegnare la propria casa. Un disegno realistico nel possibile, con dovizia di particolari .

Un esercizio, quello di disegnare la casa, abbastanza conosciuto; qui si tratta però di disegnare un luogo che ti appartiene profondamente.

Arrivano le prime domande : ma io abito in un palazzo, come faccio a far capire di quale appartamento si tratta? Qualcuno disegna un palazzo rosso con tante finestre uguali ed evidenzia con un colore acceso la finestra che corrisponde all’appartamento dove abita. Oppure qualcun altro indica esattamente la sua casa con una freccia. Insomma si deve capire che la casa dove abitano sia riconoscibile agli occhi di chi osserva.

 

La casa di questo bambino è protetta molto bene,
c’è un bel cancello appuntito in evidenza.

 

Ogni bambino svolge questo esercizio da solo; è un “esercizio” di attenzione esteriore ed interiore. Chiedo poi di scrivere sul retro del foglio quali colori ci sono in casa. Si entra in casa, si attraversa la soglia che dall’esterno porta all’interno, a percepire colori, suoni, odori.

I bambini sono molto giocosi e pieni di attenzioni, di una cura particolare sulla quale non ci si sofferma mai abbastanza . Associano la casa della nonna al profumo delle lasagne, la domenica alla casa della nonna, il Natale alla casa dei cugini. Ogni casa ha forse il suo giorno e certamente il proprio odore. F. di 7 anni, in prima elementare , disse proprio così . “ A casa mia c’è odore di casa mia”.

Chiedo anche di aggiungere qualcosa alla propria casa che non c’è e che i bambini vorrebbero. Principalmente si aggiungono animali, cani, uccellini, pesci e anche leoni. Poi giochi, piscine, amache, e scatole giganti di cartone.

Qui si accende il desiderio e l’immaginazione, su questo punto ai bambini piace molto argomentare. Nasce un dialogo spontaneo ( non domando loro perché aggiungono determinati oggetti) , qualcuno più riservato si avvicina e lo dice sottovoce, qualcun altro lo esprime viceversa a gran voce: “a casa mia vorrei una scatola grande come questa stanza , solo per starci, per giocarci, mi è sempre piaciuto uno spazio grande dove puoi ribaltare le cose”.

Quel foglio bianco così, dato inizialmente, è diventato uno spazio di espressione di sé, attraverso il quale i bambini hanno dato via libera alle proprie emozioni, ricordi, pensieri reali e pensati immaginari.

 

In particolare in questa classe i bambini hanno deciso di appendere i disegni delle loro case alla lavagna come una specie di allestimento fotografico, così anche chi non ha voluto argomentare le proprie scelte ha comunque condiviso la sua esperienza con i suoi compagni.

 

 

Per questo laboratorio si faccia riferimento a : “Case” di C.M.Cirino e Mara d’Arcangelo, 2016, edito da Safarà Editore.

 

4. Gli insegnanti raccontano

Ho provato ad utilizzare questa metodologia utilizzando
come pretesto delle opere d’arte cercando di lavorare
sull’assenza per favorire la capacità immaginativa , la
fantasia, la creatività, la capacità di pensare per mondi
possibili, il gioco di finzione.

…pensare per mondi
possibili e immaginare significa anche empatizzare.

Riversare sui personaggi e sulla storia inventata da loro
un po’ di se stessi e riconoscersi. Raccontarsi senza
raccontare per forza il proprio privato; il loro vissuto è
reso esplicito dalle loro storie, da ciò che dicono.
Ancora meglio: raccontarsi senza raccontare dell’altro,
senza guardare l’altro per svelarne i difetti. Ho voluto
condividere il percorso anche con i genitori e li ho
invitati in classe ad assistere ai laboratori

(scuola primaria, secondo anno di progetto)

 

L’utilizzo del metodo della filosofia coi bambini, nelle attività didattiche è estremamente affascinante e gratificante.

Per gli alunni: perchè formulato secondo una modalità di didattica inclusiva esteticamente molto gradevole e democratica, che produce risultati sorprendenti soprattutto a favore degli alunni che faticano a comunicare il proprio pensiero;

Per l’insegnante: che assume un ruolo da attore-regista e conduce l’attività in modo lieve, ottenendo l’ascolto, l’attenzione, la partecipazione e il profitto dell’intero gruppo alunni”. ( infanzia)

“Uno dei punti di forza primari del portare filosofia a scuola consiste nella sua capacità di aprire il pensiero a ciò che ancora non è stato pensato.

L’esperienza è una specie di viaggio nel pensiero che io come insegnante e gli alunni abbiamo cominciato a fare insieme partendo dalle situazioni-stimolo proposte nei laboratori.

Così abbiamo sviluppato un ascolto attento, una costante insoddisfazione di fronte a ciò che si sa, una continua ricerca di senso, un’attitudine problematizzatrice rispetto alle situazioni della vita, un’apertura dinamica davanti a ciò che è diverso da ciò che siamo e che pensiamo.

Abbiamo provato ad utilizzare il SE… applicato ai contenuti delle varie discipline. In particolare nel contesto della didattica della Lingua italiana. Si è tentato un costante approccio filosofico nella interpretazione di testi letti e nella elaborazione dei testi scritti a cui i bambini hanno risposto positivamente dimostrando con i loro contributi di aver colto la stimolazione controfattuale proposta.

Un altro punto di forza l’esperienza dello sperimentare la potenza dello scambio di idee nel gruppo   e di un arricchimento del pensiero in tutti i componenti del gruppo stesso : la scoperta e il piacere di donare pensieri agli altri e di arricchirsi del pensiero dell’altro.

Altro punto di forza l’aumento della coesione di gruppo e dell’empatia e l’utilizzo dell’approccio filosofico come strumento fondamentale per l’esercizio della democrazia e quindi della organizzazione di regole e ruoli nel gruppo-classe”

( primaria)

“I nostri alunni ora sono espertissimi del “controfattuale” anche se non se ne rendono conto. Lo notiamo in classe perché spesso si avvertono espressioni di questo tipo mentre si svolgono le normali attività didattiche: “Oh, ti immagini se…” Notiamo anche che trovano soluzioni creative durante il gioco oppure nell’applicazione di strategie nell’esecuzione di compiti che devono svolgere in completa autonomia, prevedendo la corretta comprensione del lavoro da parte di terzi (compagni). ( primo anno di progetto classe seconda)

“Tutti gli alunni hanno avuto la possibilità di esprimere e giustificare le proprie idee.

La pertinenza degli interventi, la capacità creativa per trovare eventuali soluzioni variava a seconda dell’interesse e del coinvolgimento.

Questa attività ha fatto sì che gli alunni si esercitassero ad andare oltre l’evidenza per cercare ed ipotizzare con i loro SE eventuali mondi possibili.

“Gli incontri di formazione, ma soprattutto l’osservazione diretta delle lezioni tenute dall’esperto, mi hanno permesso di conoscere questa pratica educativa che rende l’alunno protagonista del processo educativo, non l’insegnante e i contenuti proposti.

Un processo educativo nel senso più alto del termine, in quanto tende a promuovere nel bambino lo sviluppo del pensiero autonomo e creativo attraverso la elaborazione e la manifestazione di idee giustificate da un linguaggio via via più complesso.

Come docente, ho tentato di applicare questo metodo anche nelle varie discipline migliorando l’interesse, la partecipazione e la motivazione degli alunni”. ( primaria)

 

Ad oggi, anno scolastico 2016/2017, il progetto continua.

Le insegnanti e le classi delle “origini” proseguono il loro percorso di studio e ricerca. Esse stanno già svolgendo i laboratori in classe con i bambini approfondendo nel contempo la teoria. Insieme all’esperta Ippolita Bonci Del Bene sperimenteranno nuovi laboratori frutto del lavoro condiviso. Alle classi delle origini si sono aggiunte sei classi nuove del circolo ( per un totale di 22 classi)che a partire da Febbraio inizieranno la scoperta di questo metodo.

per ulteriori approfondimenti, bibliografia,

www.ddsantorso.it

Il progetto in questi anni è stato sostenuto dai genitori, dal Comitato genitori di S. Orso, dalla “Fondazione 7Novembre ONLUS” (www.7novembre.it), da Simone Rupoli di “Schnell”, che si ringraziano veramente di cuore.

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Documentazione:

Progetto “Piccoli saggi – filosofiacoibambini”

2 commenti su “Filosofando in classe

  1. Conosco la maestra Francesca Santarelli che mi ha aiutato a portare questo Progetto anche nella mia scuola presso l’Istituto Comprensivo Solari di Loreto. E’ una pratica molto interessante facile e fondamentale che andrebbe più conosciuta e diffusa. Questo è il terzo anno che nella mia scuola lo facciamo; invito petanto le colleghe a seguire questo progetto
    Saluti

  2. Conosco la maestra Francesca Santarelli che mi ha aiutato a portare questo Progetto anche nella mia scuola presso l’Istituto Comprensivo Solari di Loreto. E’ una pratica molto interessante facile e fondamentale che andrebbe più conosciuta e diffusa. Questo è il terzo anno che nella mia scuola lo facciamo; invito petanto le colleghe a seguire

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