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Fotografia ed educazione: quando le immagini diventano relazioni

Manuela Cecotti


Gli esempi attengono all’inquadramento teorico proposto dall’autrice nella prima parte dell’articolo, pubblicato nella sezione del sito “Attività e Proposte – Strumenti”.

Esempi di pratiche e progetti realizzati

Proponiamo in sintesi alcuni esempi relativi a pratiche nell’ambito delle quali la fotografia può entrare come utile facilitatore e come interessante attivatore e mediatore di relazioni.

– Primo colloquio

Le idee di bambino e di infanzia che i genitori hanno in mente possono essere utilmente esplicitate e negoziate in sede di primo colloquio al fine di costruire una relazione tra adulti che sostenga armoniosamente la relazione col bambino. Il dialogo può prendere forma intorno ad alcune foto appositamente scelte e portate dai genitori proprio per questa occasione. I loro ricordi, le loro osservazioni e le loro narrazioni permettono agli educatori di conoscere in modo diretto, ed al contempo mediato da immagini originali piuttosto che da schede o domande, la storia del bambino e della sua famiglia. Si tratta di una prospettiva che lascia aperte molte porte alla conoscenza, che non vincola i genitori al gergo educativo, ma che permette di partire dalla loro realtà e prospettiva.

Le immagini fotografiche permettono anche a chi è meno esperto linguisticamente o straniero di offrire un proprio punto di vista, tanto più autentico quanto più la foto è scelta e descritta come una parte di sé che entra in contatto e in una dinamica di scambio con chi si prenderà cura del figlio. Anche per gli educatori si tratta di una modalità di accoglienza fluida, adattabile, che può permettere di trovare la giusta distanza relazionale ed un buon ritmo per poter far sì che l’incontro con i genitori renda di volta in volta agevole e fiducioso l’ingresso del bambino nel servizio.

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Incontri con i genitori

Gli incontri con i genitori, che si svolgono in corso d’anno, possono essere organizzati in modo interattivo attraverso la proposta di materiale fotografico. Tutti gli adulti diventano interlocutori partecipi del servizio, ricevendo ed offrendo punti di vista che producono cultura dell’infanzia nel contesto in cui i bambini vivono quotidianamente (vedi M.Cecotti, La fotografia nei contesti educativi, in Bambini, n.1/2015, pp. 39-43).

Documentazione fotografica

In questa prospettiva la produzione di fotografie come documentazione in itinere diventa parte integrante, viva e condivisa del progetto educativo. Quando le fotografie scattate rispondono a scopi espliciti e negoziati all’interno del gruppo di lavoro, la qualità ne risulta migliorata. Il processo di selezione si configura inoltre come situazione dalla forte valenza formativa per la riflessione, il ragionamento e la valutazione individuale e di gruppo, che possono aver luogo in merito a diversi passaggi.

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Inoltre, analizzare le fotografie cercando di capirne il funzionamento, tenendo conto della loro natura simbolica ed astratta, cercare di decifrarne il perché, il come, il cosa, confrontando punti di vista plurimi, è un’operazione al contempo relazionale ed educativa, che mette in moto processi collettivi di tipo culturale. (vedi M.Cecotti, Fotografare i bambini, in Bambini, n.5/2016, pp. 55-59).

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Portfolio

La costruzione di portfolio e narrazioni per immagini rende cariche di senso le fotografie raccolte e presentate nei servizi, stimola visioni integrate e coerenti dello sviluppo e della conoscenza, attiva la scrittura di didascalie capaci di esplicitare e specificare valori e significati. La dimensione del tempo assume un’importanza cruciale. La possibilità offerta dalle fotografie di essere lette e guardate da tutti, sia individualmente, che in coppia, che in gruppo, la loro forza comunicativa intrinseca, che le rende materiale sempre nuovo ed al contempo riconoscibile, le rende utilizzabili all’infinito. Nel qui ed ora degli accadimenti che hanno da poco avuto luogo, vengono enfatizzati il riconoscersi ed il ritrovarsi, mentre nel corso del tempo la ricostruzione degli avvenimenti e la possibilità di ripercorrere le trasformazioni attraverso movimenti di andata e ritorno sostiene la reversibilità del pensiero, la disponibilità al confronto, la relazione con ciò che viene ritrovato di sé e degli altri proprio attraverso le immagini.

Page 11_object 63I bambini fotografano

Quando la fotocamera viene proposta direttamente ai bambini perché siano loro a scattare fotografie i ragionamenti si ampliano per coinvolgere l’uso della tecnologia e l’esercizio del senso critico nella gestione degli strumenti a disposizione. Gli aspetti relazionali più interessanti riguardano il rapporto tra ciò che gli educatori ritengono di valore educativo e la spiccata capacità di auto osservazione dei bambini quando vengono coinvolti in questo tipo di esperienze.

 

Esposizioni e mostrePage 11_object 62

Nelle occasioni che hanno visto la documentazione uscire sul territorio, attraverso mostre itineranti, il riscontro della cittadinanza e delle amministrazioni ha permesso di attivare relazioni allargate tra servizi ed istituzioni e la valorizzazione della qualità delle funzioni educative dei servizi operanti (vedi “T’IMMAGINI? Scatti che raccontano relazioni negli Spazi per Bambini e Adulti”, mostra fotografica itinerante – Provincia di Bergamo – anni 2014/2015). .

Contributo presentato nell’ambito del Convegno Nazionale Nidi – “Curricolo è responsabilità – la sfida del progetto 0/6 e oltre” – Milano, 26 -27 -28 Febbraio 2016.

Per contatti: visiteainidi@libero.it

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