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Genitori tedeschi e italiani a confronto

Stefania Cannalire


Tornando a casa. La cultura educativa degli “altri”

Da qualche anno mi diverto a viaggiare per il mondo alla ricerca di opinioni e sguardi diversi sul bambino e sulla sua formazione. Molta della mia esperienza si divide tra Berlino e Piacenza, città in cui vivo, e tenta di conciliare approcci talvolta agli antipodi.
Spesso nel nostro paese, con un’umiltà e uno spirito di ricerca che forse all’estero mancano (non a caso siamo spesso noi italiani a essere artefici delle migliori innovazioni pedagogiche), mi viene chiesto di portare una ventata di freschezza che poi però si fatica ad apprezzare e a incorporare nelle abitudini.
Per fare un esempio semplice: lascereste che un bambino si arrampichi su uno scaffale o su un ripiano alto se ha il desiderio di farlo? A Berlino sì; con l’idea che, più precocemente sperimenterà la sua forza e il suo equilibrio, meno pericoli correrà (e correrà l’educatrice in termini di responsabilità) con il passare del tempo.
Il diverso approccio educativo, però, parte da lontano e si deve rapportare con le aspettative delle famiglie: la priorità di un genitore tedesco è che il proprio bambino sviluppi autonomia, la priorità di un italiano è che sia protetto dai pericoli!Essendo stata baby-sitter sia in Italia che in Germania, ho notato come le differenze comincino dal modo di vivere la casa. Una famiglia tedesca con bambini piccoli è dotata di spazi e mobili che si possono sporcare, disordinare, al limite anche dipingere e rovinare ed è priva di cimeli e oggetti costosi o di difficile pulizia. Vi troveremo, piuttosto, acquari, grandi piante esotiche, mangiatoie per uccelli e diversi elementi naturali con cui il bambino possa interagire e di cui abbia la possibilità e la responsabilità di prendersi cura, osservando l’incedere spontaneo della vita.
La differenza con le case italiane fa sicuramente capo anche a quel gusto estetico che, come sappiamo, ci vede molto più attenti al dettaglio che al “pratico ed efficace” e che fa riempire le nostre abitazioni di oggetti fragili, spazi off limit e cose a cui prestare attenzione. In Italia è difficile che un bambino gestisca lo spazio abitativo in modo autonomo, ad esempio non lo vedremo preparare spuntini utilizzando elettrodomestici e strumenti della cucina con competenza forse perché, nella nostra mentalità, il suo ruolo di bambino non lo prevede.
Il genitore italiano svolge il suo compito intervenendo al posto di suo figlio, restandogli sempre accanto e mediando il suo rapporto con il mondo. Per prevenire qualsiasi intoppo, indulge in aiuti frequenti e considera un gesto di affetto il fatto di sostituirsi a lui nel fare cose che potrebbe fare anche da solo. Finché il bambino è piccolo va protetto, non va fatto piangere, non bisogna dargli l’impegno di dover affrontare difficoltà e quindi si fa al posto suo senza accorgersi che questo verrà interiorizzato come una mancanza di fiducia nelle sue capacità. Con l’aiuto del genitore si ha la possibilità di raggiungere vette irraggiungibili ma si perde la misura delle proprie abilità e anche l’abitudine all’autonomia di pensiero e azione.
A causa dello stesso atteggiamento si ha anche il problema contrario ovvero quello della perdita della misura della propria capacità di fare cose molto semplici come vestirsi da soli o mangiare senza essere imboccati.
Tutto ciò, oltre ad ostacolare l’acquisizione della consapevolezza di sé in generale, non alimenta di certo il desiderio di crescere, sperimentare, imparare ed esercitarsi: quanti capricci scaturiscono dall’insoddisfazione dovuta alla scarsa abitudine a inventarsi sfide sempre nuove a partire dalle cose semplici!
Il bambino italiano cresce molto vicino ai propri cari, nutrito dalla loro presenza e dalle loro cure e il distacco è visto come fonte di sofferenza, come se non fosse naturale che prima o poi debba accadere, come se potesse essere rimandato all’infinito.
Anche in età più avanzata, la famiglia italiana partecipa alla vita dei suoi membri, richiede che si trovi un compromesso tra i desideri di tutti e che le aspettative non vengano deluse. A questo proposito ricordo, dalle mie esperienze all’estero, la differenza tra la quantità di contatti che avevo io con la mia famiglia e quella che avevano le mie colleghe nordiche…
Il figlio italiano sarà figlio quasi per tutta la vita ma avrà una profonda conoscenza dei sentimenti e delle passioni che ha vissuto, non saprà pensare in maniera totalmente egoistica e sarà più avvezzo a considerare anche la felicità di chi gli sta intorno.
In Germania, invece, a 18 anni entri a tutti gli effetti a far parte della tua società come elemento attivo e produttivo: lo stato è in grado di sovvenzionare i tuoi progetti o le tue necessità se sei disoccupato, sei ampiamente tutelato nei tuoi diritti e disponi di servizi e opportunità che ricambi con uno spiccato senso civico e patriottico.
La diversità culturale a livello di rapporto genitori-figli si nota nell’atteggiamento del genitore tedesco che porta il suo piccolo al kindergarten: l’adulto si rivolge al piccolo in maniera sincera e diretta trattandolo come una persona, diversa da un adulto ma comunque in grado di capire e cogliere delle verità. In quanto persona piccola, il bambino, camminerà, mangerà e si vestirà da solo, se in grado di farlo: farà tutto ciò che con le sue capacità può fare anche se ciò richiederà più tempo e più pazienza. Ogni bambino è un individuo a sé stante e il suo ambiente si proporzionerà a lui non chiedendogli di più di quel che può ma inserendolo subito nel vivo di quelle che sono le dinamiche della vita e che prevedono il fatto che ciascuno nel mondo abbia un suo posto, un suo compito e un suo lavoro da svolgere da solo. Il distacco dal genitore, non viene vissuto come traumatico ma come una costante che è inutile nascondere o posticipare: nei momenti di lontananza, che possono durare anche qualche giorno, ci si può telefonare o mandare dei pensieri nell’assoluta tranquillità e certezza del ricongiungimento, tant’è, che nel kindegarten sono contemplate gite anche di più giorni oppure esperienze notturne. Il bambino tedesco è vestito in modo da agevolare le attività ludiche e si lascia che sia lui stesso a determinare con consapevolezza se ha caldo o se ha freddo, se è il caso di vestirsi o togliere qualche indumento. Può capitare che non sappia trovare la soluzione a un problema alla sua portata: in questo caso non gli sarà risolto ma gli sarà suggerito il modo corretto per affrontarlo. Nei kindergarten si dispone, in appositi spazi, sia di giochi sia di strumenti reali di lavoro come quelli del falegname o del giardiniere (sega, colla a caldo, martello, chiodi, rastrello, innaffiatoio ecc.) e si permette che questi vengano usati in totale libertà. Il motto è: nulla è pericoloso se conosco il modo corretto di utilizzarlo!
In giardino ci si può arrampicare sugli alberi ed esercitarsi in ogni spericolata avventura, giocare con il fuoco, fare gli equilibristi sul filo e durante l’anno si esce con qualsiasi temperatura, affrontando pioggia, neve, sole o vento con l’adeguato equipaggiamento: anche questa può essere una piacevole sfida.
Tutta questa indipendenza ed efficienza si trasforma, nell’età adulta, in temperamenti più freddi, meno flessibili, meno portati a esprimere calore e affetto o a dare primaria importanza ai legami ma, nel contempo, ne gioverà il senso pratico, l’autostima e la responsabilità.
Ogni famiglia rappresenta la cultura in cui è inserita, e viceversa, quindi sarebbe inutile e sbagliato tentare di omologarsi. La diversità è giusta e bella ed è divertente che permanga e che caratterizzi ognuno di noi.
Personalmente, sono sempre stata orgogliosa di portare all’estero tutta la mia “italianità” a partire dalla creatività, per arrivare alla famigerata “arte dell’ arrangiarsi”. Ho imparato però moltissimo e continuerò sempre ad affermare l’importanza di aprirsi a un pensiero diverso, di trovare vie di mezzo, valorizzando il positivo ma ammettendo i propri errori in vista di un cambiamento proficuo

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