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Giochi rischiosi, proteggiamo troppo i nostri bambini?

Ellen Beate Hansen Sandseter

Diversi studiosi hanno mostrato che i bambini sono esploratori attivi, che spesso ricercano giochi rischiosi che possono coinvolgere attività fisiche rischiose e giochi in cui vengono messe alla prova la capacità di combattere e la forza fisica. (Ball, 2002; Readdick e Park, 1998; Sandseter, 2010b; S.J. Smith, 1998; Stephenson, 2003; Stine, 1997). In un classico sul gioco animale e umano, Aldis (1975) sottolinea che gran parte del gioco per i bambini è legata alla paura e che i più piccoli ricercano attivamente le sensazioni forti di situazioni che suscitano paura come appendersi e saltare dall’alto.

Dalle osservazioni di espressioni di bambini in situazioni di gioco (Sandseter, 2009b) e dalle interviste con i bambini sulle motivazioni che li spingono a praticare giochi rischiosi (Sandseter, 2010a) emerge la centralità in tali motivazioni dell’ambiguità delle esperienze nel gioco rischioso. La ricerca di Sandseter (2010a, 2010b) ha mostrato che la motivazione principale che spinge i bambini a cimentarsi in giochi rischiosi risiedeva nelle emozioni piacevoli che ne traevano. La motivazione cresceva quanto più i giochi erano eccitanti e quanto più i rischi superavano quelli previsti dai bambini.

Per realizzare quelle esperienze, hanno inserito diverse strategie di eccitazione, come l’aumento intenzionale dell’altezza e della velocità del gioco, un’azione più temeraria, la scelta di strategie di azione più rischiose e la ricerca di un equilibrio tra diverse paure. L’assunzione del rischio nel gioco implica contemporaneamente paura ed eccitazione, ed è questa sensazione ambigua ad essere ricercata dai bambini nel gioco (Aldis, 1975; Cook, 1993; Cook, Peterson et DiLillo, 1999; Coster & Gleeve, 2008; Sandseter, 2010b; Stephenson, 2003).

 

Cosa imparano i bambini attraverso i giochi rischiosi?

Uno dei benefici del cimentarsi in giochi rischiosi risiede per i bambini nelle “lezioni per la vita” che apprendono inconsciamente nel manipolare il rischio. Come sottolineato da molti studiosi, per i bambini i giochi rischiosi sono un mezzo per migliorare le proprie competenze in tema di rischi.

L’approccio al mondo che li circonda avviene per i bambini attraverso il gioco; a motivarli sono la curiosità e il bisogno di entusiasmo; i giochi rischiosi sono situazioni in cui provare la gestione di situazioni rischiose reali e scoprire cosa è sicuro e cosa no (Adams, 2001; Apter, 2007; Gill, 2007; S.J. Smith, 1998; Sutton-Smith, 1997). Dal punto di vista della teoria del rischio, ciò significa che i bambini acquisiscono una nozione realistica del rischio oggettivo che caratterizza la situazione (Adams, 2001). Boyesen (1997) afferma che, perché un bambino “impari” a gestire una situazione rischiosa, dovrà in un modo o nell’altro avvicinarsi a quella situazione e quindi aumentare il rischio. Un argomento simile a quello di Ball (2002) e Stutz (1999), che sottolineano l’importanza di lasciare che i bambini sviluppino un reale senso del rischio esponendosi al rischio nel gioco.

Analogamente, una ricerca sulle opinioni di chi fornisce giochi rischiosi per i bambini affermava che era essenziale nel Regno Unito consentire ai bambini di mettere alla prova le proprie capacità, di sviluppare competenze utilizzabili nel mondo intero e di prendere confidenza con le conseguenze reali del rischio e con i benefici dei rischi e delle sfide in gioco (Greatorex, 2008). Aldis (1975) mostra come i bambini affrontino i giochi rischiosi e ricerchino il brivido con gradualità, il che li mette nelle condizioni di raccogliere le sfide che si trovano di fronte. In questo modo, la loro percezione soggettiva del rischio si fa più realistica. Attraverso il gioco rischioso, i bambini si preparano ad avere a che fare con rischi e pericoli reali – è un serio esercizio di gestione dei rischi (Adams, 2001).

I benefici dei giochi rischiosi che implicano attività legate all’altezza e alla velocità come scivolare, dondolarsi, arrampicarsi e andare in bicicletta possono essere utili per acquisire informazioni ed esplorare l’ambiente (Bjorklund e Pellegrini, 2002) e per praticare e migliorare diverse attitudini fisiche che sviluppano la forza muscolare, la resistenza e la qualità dello scheletro (Bekoff e Byers, 1981; Bjorklund e Pellegrini, 2000; Byers e Walker, 1995; Humphreys e Smith, 1987; Pellegrini e Smith, 1998). Tutte le pratiche fisiche e di allenamento possono essere pertinenti per il bambino in fase di sviluppo. Questo tipo di giochi implica anche una formazione legata alle competenze percettive, come la percezione della profondità, della forma, della dimensione e del moto (Rakison, 2005), oltre ad abilità generali di orientamento spaziale (Bjorklund e Pellegrini, 2002).

I bambini che si allontanano da soli sottraendosi alla sorveglianza colgono un modo di esplorare il loro mondo e di sentircisi a casa (S. J. Smith, 1998). Bjorklund e Pellegrini (2002) sostengono analogamente che i bambini imparano a conoscere il loro ambiente tramite una continua esplorazione di nuovi campi ed oggetti. Sembra che i bambini acquisiscano maggiore conoscenza e competenza sul loro ambiente, sulle sue potenzialità e sui suoi pericoli esplorandone le caratteristiche (Bjorklund e Pellegrini, 2002). Anche i giochi difficili sono fonte di importanti stimoli fisici e motori (Bekoff e Byers, 1981; Bjorklund e Pellegrini, 2000; Byers e Walker, 1995; Humphreys e Smith, 1987; Pellegrini e Smith, 1998). Un’altra possibile funzione dei giochi rudimentali è quella di accrescere la competenza sociale attraverso l’affiliazione al gruppo dei pari e lo scambio di segnali sociali, nonché le competenze di gestione e dominio all’interno del gruppo dei pari (Humphreys e Smith, 1987; Pellegrini e Smith, 1998). A questo si aggiunge anche la pratica di abilità sociali complesse come la negoziazione, la manipolazione e la ridefinizione di situazioni (Flinn e Ward, 2005; P. K. Smith, 1982).

 

 

 

 

Effetti anti-fobici del gioco rischioso

Un’altra funzione evolutiva recentemente riferita dei giochi rischiosi nei bambini è relativa all’effetto anti-fobico che tali giochi possono esercitare (Sandseter et Kennair, 2011). Questa funzione viene ipotizzata basandosi su ricerche che suggeriscono che diverse paure e fobie umane, come la paura dell’altezza, la paura dell’acqua e l’ansia da separazione, compaiono naturalmente a una data età dello sviluppo nell’ambito della maturazione del bambino in virtù di interazioni tra i geni e l’ambiente, ma scompaiono poi per effetto della naturale interazione con l’ambiente e dello stimolo ansioso nell’ambito di un normale sviluppo (Poulton e Menzies, 2002a, 2002b). Le ricerche sulla paura dell’altezza hanno evidenziato la correlazione tra l’aver riportato ferite da caduta prima dei 5 anni e tra i 5 e i 9 anni e l’assenza di paura dell’altezza a 18 anni (Poulton, Davies, Menzies, Langley e Silva, 1998). I giochi rischiosi con grandi altezze possono quindi fornire un’esperienza di desensibilizzazione o di acquisizione di consuetudine che riduce la paura dell’altezza in età più adulta (Sandseter e Kennair, 2011). Allo stesso modo, le ricerche sull’ansia da separazione indicano una correlazione negativa tra le esperienze di separazione precedenti i 9 anni di età e i sintomi di ansia di separazione all’età di 18 anni (Poulton, Milne, Craske e Menzies, 2001), e le ricerche sulla paura dell’acqua hanno stabilito l’assenza di correlazione tra traumi causati dall’acqua prima dei 9 anni e sintomi di paura dell’acqua dopo i 18 (Poulton, Menzies, Craske, Langley e Silva, 1999). Questi risultati suggeriscono che anche i giochi rischiosi in cui i bambini si allontanano da chi li sorveglia esplorando zone note o ignote e giocano vicino all’acqua possono avere effetti duraturi sulle innate paure della separazione e dell’acqua (Sandseter e Kennair, 2011). Sandseter e Kennair suggeriscono che uno degli aspetti importanti del gioco rischioso in sé è l’effetto anti-fobico dell’esposizione a tipici stimoli e contesti ansiogeni associato ad emozioni positive (sensazioni forti, eccitazione e gioia mista a paura) e a situazioni relativamente sicure. I bambini imparano a gestire le situazioni potenzialmente pericolose e a non averne più paura.

 

 

 

 

Dove dobbiamo andare, appello all’azione

È importante capire quando e perché i bambini adottino un comportamento a rischio, in particolare se tale comportamento è benefico nel lungo periodo per il loro normale sviluppo. Sembra che i comportamenti a rischio persistano a dispetto degli sforzi degli adulti per rendere gli ambienti dei bambini relativamente privi di rischi. Sia dal punto di vista della sicurezza che da quello del normale sviluppo psicologico, è importante capire la funzione del gioco rischioso e dei diversi meccanismi psicologici e sistemi di motivazione che esso coinvolge.

Nella pratica, dovremmo definire un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e i bisogni e le possibilità dei bambini di giocare liberamente in ambienti stimolanti. È diffi cile consentire ai bambini di esplorare e di esporsi al rischio proteggendoli contemporaneamente da ferite mortali. La legislazione sulla sicurezza degli ambienti di gioco destinati ai bambini e le crescenti preoccupazioni sulla sicurezza dei genitori e delle persone che ne hanno cura non dovrebbero impedire ai bambini di partecipare ad attività di gioco rischiose e stimolanti. Dovrebbero essere i bambini, più che gli addetti alla loro supervisione e cura, ad affrontare rischi e difficoltà in un ambiente di gioco relativamente sicuro (S.J. Smith, 1998), anche se queste importanti conoscenze dovessero essere sfruttate al prezzo di piccole ferite. I bambini dovrebbero poter partecipare a giochi stimolanti, misurati sul senso del rischio e sulla tentazione di ciascuno di loro, e il personale educativo dell’educazione prescolare, gli insegnanti, i genitori ecc. dovrebbero essere incoraggiati a sostenerli, addirittura ad ispirarli.

Anche gli ambienti di gioco sono importanti perché i bambini abbiano la possibilità di cimentarsi in giochi rischiosi (Sandseter, 2009a). Nelle aree e negli ambienti di gioco, bisogna tener conto sia dei rischi che dei benefici che l’affrontare dei rischi comporta per lo sviluppo dei bambini (Ball, 2002). Puntare a una rigida sorveglianza e limitazione dei giochi rischiosi impedirebbe ai bambini di acquisire esperienze positive di padronanza, come il piacere, il godimento, l’eccitazione intensa, le emozioni forti, la fierezza, il successo e la sana autostima (Adams, 2001; Apter, 2007; Coster & Gleeve, 2008; Sutton-Smith, 1997).

Paradossalmente, la prevenzione dei rischi aumenta i rischi per i bambini, perché rischia di privarli di notevoli benefici per il loro sviluppo (Adams, 2001; Apter, 2007; Ball, 2002; Boyesen, 1997; Gill, 2007, S.J. Smith, 1998; Stutz, 1995, Sutton-Smith, 1997). Attraverso il gioco rischioso, i bambini si preparano a gestire “i rischi e i pericoli reali”, è un “serio esercizio di gestione dei rischi” (Adams, 2001).

La sicurezza dei bambini è importante e occorre evitare che possano ferirsi gravemente o addirittura morire.

Tuttavia, i vantaggi dei giochi rischiosi devono essere messi in evidenza e presentati come un elemento naturale del dibattito sulla sicurezza dei giochi.

 

Ellen Beate Hansen Sandseter

Scuola di educazione della prima infanzia dell’Università Queen Maud

Illustrazioni: Ellen Beate Hansen Sandseter

 

 

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