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Gioco libero e attività

Incontro con Miriam Rasse, psicologa direttrice dell’Associazione Pikler-Loczy Francia

A cura di Alide Tassinari

Lo sviluppo dell’autonomia

Quando si parla di sviluppo dell’autonomia, è sempre difficile per l’adulto trovare la giusta misura per non intervenire troppo, per non impedire che il bambino sviluppi delle iniziative e per non renderlo troppo dipendente dall’adulto. Se, al contrario, ci mettiamo dal punto di vista del bambino, è difficile trovare un modo perché giocando da solo non si senta abbandonato a se stesso e quindi non soffra di “solitudine”.

Sarà su questi due versanti che lavoreremo per trovare la giusta distanza e lo farò a partire dalle esperienze vostre e da quelle francesi in riferimento al lavoro di Lóczy.

È necessario ricordare che un bambino non può impegnarsi in attività autonome e sviluppare i suoi interessi se non è in una situazione di tranquillità e di sicurezza affettiva e che l’esistenza di questo clima di sicurezza e di tranquillità è una responsabilità dell’adulto. Bisogna che il bambino stia bene nel proprio corpo, che siano soddisfatti i suoi bisogni legati al corpo, quindi che non abbia fame, che non abbia sonno, che sia libero nei suoi movimenti e cioè che non venga messo in posizioni che non conosce, che abbia vestiti comodi che non lo ostacolino nei movimenti. Perché il bambino sia sicuro è anche necessario che viva in una situazione di relazione stabile con un adulto e che viva all’interno di una organizzazione della giornata che abbia caratteristiche di stabilità e di prevedibilità.

Un’altra condizione che favorisce la tranquillità del bambino è quella di sapere che non verrà disturbato nel corso della sua attività e che mentre svolge una attività la può portare a termine come lui desidera. Perché il bambino non sia disturbato nell’attività che sta svolgendo. È necessario sempre avvertirlo nel momento in cui viene introdotto un cambiamento o chiedergli esplicitamente di cambiare quello che sta facendo. È anche opportuno che non ci siano troppi “avanti e indietro” nello spazio in cui sta giocando ed è anche necessario che ci sia una quantità sufficiente sia di spazio che di oggetti perché i bambini non si disturbino nel prenderli.

Inoltre il bambino non deve essere costretto a condividere i suoi giochi con gli altri; questo è un punto su cui si può discutere. Io non so, a questo proposito, quali sono le vostre idee ma, in diverse situazioni, c’è il pensiero che per facilitare la socializzazione dei bambini è più importante che imparino presto che i giochi non sono loro e che li devono condividere. Io penso che il bambino imparerà più tardi a condividere le cose e gli oggetti e lo farà con tanta più facilità e solidità tanto più da piccolo avrà potuto usare lui gli oggetti che vuole usare senza essere costretto a condividerli precocemente.

Quindi il ruolo dell’adulto è quello di proteggere l’attività del bambino perché il bambino la possa portare fino in fondo. Nonostante sia importante riconoscere il desiderio del bambino che vuole giocare con un altro bambino o con l’oggetto di un altro, per esempio se un bambino vuol giocare con un altro e quest’ultimo non vuole, non si deve obbligare perché “giochino insieme”; sono del parere che va difeso il diritto dell’altro bambino a poter rispondere anche di no, oppure a non cedere l’oggetto con il quale sta giocando.

Quando due bambini litigano per un oggetto spesso l’adulto interviene per proteggere il proprio bambino, è giusto questo comportamento?

Spesso un bambino molto concentrato in una attività, a cui viene tolto il gioco trova qualcosa che lo soddisfa in sostituzione al gioco tolto. Però poi c’è il fatto che ci sono bambini che rinunciano sempre, che si lasciano sempre portare via l’oggetto senza mai tentare di trattenerlo o riprenderlo. Si può pensare che se questo succede si tratta di un bambino che non ha abbastanza fiducia in se stesso e allora si interviene su questo, magari anche in momenti diversi dal “conflitto per l’oggetto”, cercando di sostenere la fiducia in sé stesso perché possa, di sua iniziativa tentare per ottenere qualcosa.

Con un bambino di due anni, in una sezione di diciassette bambini, che disturba continuamente il gioco degli altri e non riesce a concentrarsi su una attività ma è interessato solo al gioco degli altri, come dobbiamo comportarci?

Un comportamento di questo genere fa pensare a un bambino che pensa sempre che quello che hanno o che fanno gli altri è meglio di quello che fa o che ha lui. La pista su cui lavorare è quelle di una conferma, di una rassicurazione della sua capacità. Ricordo che l’intervento può essere fatto durante la relazione adulto-bambino, nei momenti del cambio ecc., non solo e non necessariamente nel momento del gioco. Quando a bambino viene tolto il giocattolo che ha in mano se l’adulto interviene ridandoglielo, quello che impara dalla sequenza è che se vuole qualcosa ha bisogno dell’adulto per averla. Per esempio si può dire al bambino che se lui rivuole l’oggetto può riprenderlo e può tenerlo; quindi l’autorità dell’adulto viene messa a sostegno del bambino.

Dobbiamo proporre al bambino il gioco che gli piace. Ciò ha due esiti: da un lato il bambino sente di interessare l’adulto, dall’altro si sente riconosciuto, cioè sa che l’adulto lo conosce e sa cosa gli piace; questo per il bambino è importante.

Il ruolo dell’adulto nel sostegno dell’attività autonoma del bambino si realizza anche nel mettere a disposizione un ambiente che sia ricco, stimolante e che contenga degli elementi che vanno anche al di là delle conoscenze del bambino.

Quello che ci da indicazioni su che materiale mettere a disposizione è l’osservazione delle capacità e dei suoi interessi.

Vorrei darvi adesso la definizione di attività autonoma: è un’attività che fa piacere al bambino, di cui ha l’iniziativa, che conduce come ha voglia di condurla secondo il suo ritmo e i suoi interessi e di cui decide inizio e fine.

L’adulto deve mettere a disposizione del bambino una varietà di oggetti, non gli si impone il materiale ma neanche si suggerisce come usarlo, ad esempio non va suggerito come fare neppure nel caso di materiali ad incastro (puzzle).

Regole troppo rigide impediscono la creatività e i giochi di immaginazione. Il bambino che decide di iniziare e finire un gioco è lui che decide il tempo di durata dell’attività. Per esempio un bambino può tracciare un tratto nero su di un foglio e decidere di concludere la sua attività così.

Oggetti e materiali a disposizione dei bambini e come i bambini li utilizzano

Adesso considero alcune vostre osservazioni sull’utilizzazione dei materiali. Rispondo alla questione da voi posta che riguarda se delle sedie se ne può fare tutto oppure se vanno utilizzate solo come sedie. Un bambino a questa età ha bisogno di arrampicarsi e se l’ambiente in cui vive non gli offre la possibilità di attrezzi per farlo, non gli si deve però impedire di arrampicarsi in qualche modo. Le sedie da noi hanno un uso polivalente, quando vengono utilizzate per stare a tavola, i bambini sanno che in quel momento “non ci si arrampica sulle sedie” ma si sta seduti. Nel resto della giornata hanno uso polivalente e diventano dei materiali con cui si possono fare diverse cose.

Un bambino di questa età che non ha la possibilità di arrampicarsi può o diventare aggressivo oppure controllarsi troppo e quindi perdere in creatività.

L’importante è che le regole siano chiare e comprensive, ad esempio in un’altra sezione (creques) che io seguo, ci si può arrampicare anche sui tavoli, sono messi a disposizione dei bambini per arrampicarsi, ma la regola è che quando sul tavolo c’è la tovaglia non ci si deve arrampicare ma bensì mangiare.

La pittura come il gioco con l’acqua sono attività che i bambini amano molto quindi è un peccato che sia l’adulto a decidere i giorni in cui si deve fare e in quali non si deve può fare. Ma che la pittura sia a disposizione come attività libera, implica un’organizzazione e il rispetto di alcune regole; possiamo immaginare come sia difficile imporre questa “libertà regolata” ai bambini piccoli. Perché un bambino possa fare, provandone veramente piacere, la pittura, così come i giochi con l’acqua, deve essere in grado di capire e di rispettarne le regole. Quindi va evitato proporle ai bambini troppo presto.

Avete rilevato che gli angoli nel video, non erano ben delimitati.

L’ambiente che avete visto videoregistrato non rende giustizia sull’organizzazione dello spazio. Lo spazio a disposizione dei bambini è diviso in due parti: una parte in cui i bambini possono giocare liberamente e un’altra parte (che è quella in cui è avvenuta la registrazione) dove sta anche l’adulto, in cui si fanno dei giochi che per essere fatti devono vedere rispettate delle regole. Il ruolo dell’adulto, la sua presenza, serve per garantire che le regole siano rispettate. Ci sono altre domande o osservazioni?

In riferimento al salire sui tavoli come dobbiamo gestire la situazione soprattutto quando sono più di uno i bambini che salgono sui tavoli.

è sempre un problema di organizzazione.

Perché non ci sono altri oggetti arrampicabili; perché ad esempio non c’è un castello che permette di arrampicarsi?

Il castello c’è ma non permette a tutti i bambini di arrampicarsi perché può diventare pericoloso. È chiaro che preferiremmo che ci fossero abbastanza attrezzature per tutti, quindi in mancanza di meglio, per non reprimere la voglia di arrampicarsi che i bambini a questa età hanno, si mettono a disposizione mobili come i tavoli.

Secondo me questo l’arrampicarsi su di una struttura, come un castello, non permette l’espressione della fantasia e della creatività del bambino. Se un bambino prende una sedia e vi ci si arrampica scopre un modo di arrampicarsi più originale.

Sono d’accordo, soprattutto rispetto all’uso della sedia che stimola di più la creatività. L’uso del tavolo è più problematico perché è sul tavolo che vengono posate le cose e quindi per il bambino è più difficile fare distinzioni.

Secondo me noi passiamo molto tempo a ribadire le regole, non è che in questo modo incentiviamo l’aggressività?

Sono d’accordo. Io penso che non si possa dire al bambino che non può arrampicarsi (quindi che non può fare dei movimenti), ma dovremmo dire che non può fare quei movimenti sulla sedia o sul tavolo e quindi mettergli a disposizione delle alternative perché li possa fare. Cioè non è il movimento che gli viene vietato ma dove lo fa.

Tornando al tema delle regole penso che un bambino può rispettare delle regole se anche lui a sua volta si sente rispettato nei suoi bisogni; questa è autonomia, viceversa si parla di sottomissione e di acquiescenza. È interessante prima di adottare e di proporre una regola domandarsi che cosa imparano i bambini, se rispettare quella regola rende a loro qualcosa nell’ambito dell’autonomia perché l’autonomia è essere nella condizione di darsi anche da soli delle regole.

Questo discorso delle regole introduce al tema dell’organizzazione degli angoli e vale a dire: se il bambino può o non può portare fuori degli oggetti. Ribadisco il fatto di domandarsi sempre se la regola dell’uso degli oggetti è utile al bambino o se è utile all’adulto e alla sua preoccupazione di ordine che è propria dell’adulto.

È utile chiedersi: “Questa regola è utile al bambino e se lo è che cosa impara rispettandola”.

La relazioni fra i bambini

Condivido le vostre osservazioni. Sarebbe interessante capire quali sono le condizioni che determinano la condizione di scambio positivo, di soluzione di conflitti senza bisogno di un intervento esterno.

Abbiamo notato che tra i bambini ci sono delle buone relazioni e i bambini rispettano le regole. Secondo noi questo deriva dal fatto che i bambini sono pochi; è più facile relazionarsi con pochi bambini.

Penso anche io che il piccolo numero di bambini sia una cosa fondamentale ma non l’unica. L’altro aspetto fondamentale è la qualità della relazione fra l’educatrice e i bambini. Nel video che vi ho presentato, vi ricordo che l’educatrice è sola tutto il giorno con i nove bambini ed è lei che se ne prende cura quando giocano, quando mangiano, quando dormono. L’organizzazione della pittura, ad esempio, ha a che fare con l’appropriazione delle regole; la bambina, che abbiamo visto nel video, sa aspettare perché sa che ci sono a disposizione solo due posti, sa che si fa a turno e se l’adulto le dice che “no, non c’è posto adesso, lo potrai fare dopo”, aspetta. Sa anche che, se non sarà possibile farlo dopo perché, “è già l’ora di pranzo”, l’adulto dopo il pranzo, riprenderà la cosa dicendole:” Oggi non c’è più tempo, lo farai domani” e sa che domani potrà farlo. Cioè la bambina sa che quello che le dice l’adulto è come poi andraruio le cose. n modo con cui l’educatrice, nel video che abbiamo visto, chiama la bambina è molto importante, le dice: “Adesso c’è posto, vuoi ancora dipingere?” Cioè sottolinea che ha capito il desiderio di dipingere, espresso precedentemente dalla bambina e, quando è possibile soddisfarlo, le chiede se ancora lo vuole fare. È un’attività quella della pittura che si fa quando l’adulto è disponibile a garantire le regole vigenti nell’angolo, quando cioè i bambini sono abbastanza grandi e quindi capaci di osservare da soli le regole di usare i pennelli solo lì e non in giro.

Mi è stata fatta una domanda circa la composizione del gruppo. Da noi, in Francia, quando i bambini entrano al nido da lattanti, sono cinque, poi al gruppo si aggiungono due bambini dai medi e cambiano spazio e poi se ne aggiungono tre dai grandi e cambiano ancora spazio, ma c’è sempre la stessa educatrice. La permanenza della stessa educatrice con il gruppo di bambini nel corso della vita al nido, rispetto a questo tema dell’acquisizione delle regole, è fondamentale. L’acquisizione delle regole infatti non avviene all’improvviso, ma è graduale ed è importante porre le regole quando il bambino può rispettarle, quindi da parte dell’adulto è indispensabile la conoscenza di ogni bambino e questa conoscenza la si ottiene meglio dando tempo all’adulto.

Le attività quindi vengono proposte a partire dalla capacità dei bambini di rispettare le regole che quelle attività richiedono. Se i bambini in generale non ne sono capaci, quella attività non viene proposta. Se è solo un bambino che non ce la fa a rispettare le regole di una attività è a lui che l’attività non viene permessa.

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Documentazione:

Cura è educazione

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