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Guardare oltre al dito: la luna non è molto lontana

Non è una novità che sia in discussione al Senato della Repubblica il disegno di legge 1260 “Disposizioni in materia di sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai sei anni e del diritto delle bambine e dei bambini alle pari opportunità di apprendimento” (il testo è consultabile all’indirizzo: http://www.grupponidiinfanzia.it/documenti).
Si tratta certamente di uno sforzo importante che arriva dopo decenni di tentativi finiti nel nulla, che dà finalmente sistematicità al quadro dei servizi e definisce alcuni punti di riferimento. Per sostenere l’iter parlamentare è in corso una grande mobilitazione che deve restare attenta e attiva per evitare le insidie di un percorso lungo e accidentato. Molti sono i nodi che potrebbero sollevare reazioni da parte di gruppi di pressione (per una visione diversa del sistema scolastico e/o per la difesa di interessi di gruppi professionali).

Tra i punti di forza e di condivisione del disegno di legge, segnaliamo in particolare:

  • il rilievo dato alla funzione educativa dei servizi 0/3 e delle scuole dell’infanzia, visti in continuità tra loro sul piano progettuale; un rilievo questo coerente, finalmente, con quanto affermano da tempo (e sempre con più evidenza nelle recenti ricerche) le scienze psicologiche e pedagogiche, ma anche le neuroscienze e le scienze economiche, tutte concordi nell’affermare il prezioso investimento sull’infanzia, in termini di capitale umano;
  • il superamento, per la fascia 0/3 anni, della definizione di servizio a domanda individuale, una delle cause principali che hanno ostacolato la capillare diffusione a livello nazionale dei servizi rivolti a questa fascia d’età;
  • il rientro in campo da parte dello Stato, oltre che con un piano organico di finanziamenti, anche con la definizione o ridefinizione dei livelli essenziali delle prestazioni del sistema, affinché i diritti delle bambine e dei bambini siano garantiti al di là

L’occasione è importante. Veniamo da molte delusioni. Già in passato ci siamo impegnati pesantemente per sbloccare una situazione normativa ferma da troppi anni. Non ci siamo riusciti. Un motivo in più per premere in ogni modo in questa occasione. Le circostanze si mostrano più favorevoli che in altra occasione, non lasciamoci sfuggire la possibilità.

Una volta precisato che l’approvazione del disegno di legge è una priorità e un impegno inderogabile, non dimentichiamo che nessuna legge per quanto ben fatta è la soluzione dei problemi. Può essere un utilissimo punto fermo per definire una situazione e offrire la piattaforma per avviare nuove riflessioni e aprire nuovi orizzonti.
Il mondo (tutto il mondo: la società, il lavoro, le relazioni, la composizione delle popolazioni, le prospettive di vita, le aspettative, …) è profondamente cambiato. Ci muoviamo su un’organizzazione della vita, delle risorse, dei tempi molto fluidi. Siamo nella società liquida di Bauman “Bauman Z., La società dell’incertezza, Il Mulino, Bologna, 1999 “(forse siamo addirittura oltre le intuizioni di Bauman).
Il mondo dell’educazione e dei servizi non può ritenersi un’isola felice impermeabile alle mutazioni del mondo. Se il modello fosse immutabile, sarebbe destinato all’inutilità e alla scomparsa. Ricordiamo la scuola delle tigri dai denti a sciabola “Benjamin H., La tigre dai denti a sciabola: una satira dell’educazione, Lisciani & Zampetti, Teramo, 1979.” che per mantenere il corso di caccia alla tigre dopo la scomparsa della specie, si preoccupava di reperire vecchi esemplari dagli zoo. Prima veniva il mantenimento della struttura e poi la preoccupazione del senso dell’azione educativa.
La riflessione sulla legge, la sua auspicabile approvazione, debbono diventare occasione per pensare più in grande: andare al di là del contingente, del quotidiano e ripartire dalle origini per andare oltre il presente,
L’impegno e la preoccupazione di raggiungere questo risultato (peraltro obiettivo già non facile perché non assolutamente scontato) non può però nascondere che il quadro complessivo è molto più complicato.

Il problema che dobbiamo porci con urgenza è quale idea d’infanzia e di educazione esiste ancora nel nostro paese? Esistono dei principi irrinunciabili a cui si ancora la politica? C’è l’idea che l’educazione ha una funzione emancipatrice? C’è qualcuno che ha mantenuto l’obiettivo della democrazia e dell’uguaglianza? O l’unico valore che dobbiamo sostenere è la governabilità? Di che cosa?
Quali sono i valori che veramente condividiamo e che sono alle spalle, alla base del compromesso da cui nasce (legittimamente e pragmaticamente) ogni legge?
Riusciamo a ritrovare uno spazio in cui elaborare e dibattere idee fondanti da portare al confronto politico per ridare una visione di futuro alla nostra società?

Trasformiamo l’impegno diffuso e vitale che si sta manifestando a sostegno della legge in un progetto e un processo di riflessione sui principi irrinunciabili e fondanti del sistema educativo. Già sono nate iniziative in questo senso, associazioni professionali, gruppi di educatori, ricercatori si sono posti e si stanno ponendo la domanda: al cambiare di tutto, che cosa resta? da dove ripartire? Quali prospettive possiamo darci?
Non si tratta di inventare nuove strutture, nuove sedi, Proviamo a riportare all’interno della discussione dei gruppi cui partecipiamo le domande di prospettiva. Teniamo alta la riflessione.
La posta in gioco è importante. Il ruolo di ciascuno di noi è irrinunciabile.

Nella nostra dimensione, noi daremo spazio a queste riflessioni e ci proponiamo come “piazza” come “agorà” dove le idee possano incontrarsi e dialogare in modo fecondo.

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