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I materiali naturali nella pancia della Balena

La Borsa di Bo, biblioteca dei materiali naturali a Bologna

Juan Crus e Corrado Bosello

Juan Crus vive nel mondo dell’arte, è uno scultore ed è tutta una vita che lavora sui materiali; Corrado Bosello, pedagogista dei servizi educativi per l’infanzia, dallo stesso tempo pratica l’educazione all’aperto. In forma di dialogo entrano con noi nella pancia della balena: nome in codice della Borsa di Bo.

 

J: Professionalmente sono molto legato alla scultura ed ai materiali più adatti alla scultura: legno, terra, e in modo particolare il vetro. Questo mi ha permesso di conoscere i materiali e capire come si interfacciano con noi e con le nostre mani. Eta Beta è la nostra cooperativa sociale. Si occupa di dar lavoro soprattutto a fasce svantaggiate. Cerchiamo di sviluppare lavori che siano possibili per chiunque perché il lavoro per noi è dignità, vuol dire che tutti abbiamo un qualcosa da fare e chiunque può far sempre qualcosa. La Borsa di Bo è stata pensata principalmente con questo fondamento.

 

 

 

C: La Borsa di Bo nasce come un progetto di responsabili e pedagogisti del Comune di Bologna e del privato sociale, un’atelierista e una educatrice ambientale più la cooperativa Eta Beta rappresentata da Juan e sua moglie Giovanna[1]. Partiamo dal nome?

J: Si, perchè in un convegno sull’educazione all’aperto del Comune di Bologna che riuniva pedagogisti ed insegnanti, ho sentito una docente dire che i bambini, quando hanno una borsa in mano e li lasci andare, sanno come riempirla e ne fanno il proprio tesoro. I bambini con una borsa possono camminare in qualunque spazio trovando quello che gli interessa, trovando i materiali adatti a loro. Quindi da qui nasce il nome la Borsa di Bo, perché borsa è un contenitore, e noi siamo anche fisicamente come spazi dedicati un grande contenitore.

La Borsa di Bo si trova in uno spazio all’interno della pancia della balena, ovvero uno spazio di duemila metri quadri al cui interno sono esposti ed immagazzinati materiali naturali recuperati e rigenerati dal lavoro dei campi, dal settore artigianale, dalla potatura degli alberi e dal giardinaggio. Noi utilizziamo tutti quei tipi di materiali che nascono scarti, e a seguire li classifichiamo e li trasformiamo in materiali naturali con funzioni educative.

C: A partire da tre anni fa sono stati concepiti pensando allo sviluppo dell’educazione all’aperto nei nidi e nelle scuole dell’infanzia dei Comuni dell’area metropolitana della provincia di Bologna e della Regione Emilia Romagna: Determinanti sono state le sollecitazioni ed attenzioni del Comune di Bologna, seguito subito da altri Enti Locali, tra cui San Lazzaro di Savena, Casalecchio, Ravenna, Ferrara, e tanti soggetti del privato sociale di tutta Italia.

C e J : oggi la biblioteca dei materiali naturali è frequentata da educatori, insegnanti, pedagogisti, e sempre più dai comitati di gestione dei genitori dei nidi e delle scuole dell’infanzia che includono gruppi di genitori: tutti possono accedere e vedere come lavoriamo, organizziamo e classifichiamo questi materiali. I materiali provocano un richiamo alla concretezza, alla consapevolezza: è stato necessario studiarli, toccarli, per dargli del tu.

J: Questo è un punto fondamentale in quanto quello che noi possiamo proporre indoor dei servizi educativi per l’infanzia ed oltre, è lo stesso materiale utilizzato fuori anche se con altre ipotesi educative di lavoro. Ideiamo e realizziamo differenti forme di contenitori, come le scatole – anche con rotelle – per organizzarli, e archiviarli e proporli ai bambini. Questo consente di proporre i materiali naturali in rapporto alla misura di questi contenitori, per essere adatta ad alla manipolazione ed ad una organizzazione mirata ed intenzionale. Fuori proponiamo dimensioni diverse, per cui una rondella piccola si può trovare più facilmente all’interno, mentre un tronco d’albero si può trovare con più facilità fuori, con qualche sorpresa …

C.: Fuori stiamo sperimentando e proponiamo meno contenitori e privilegiamo la disponibilità ben pensata di materiali in alcuni differenti centri di interesse, per cui abbiamo progettato insieme tante differenti cucine di fango e tane, con attenzione alla sicurezza[2]Pensiamo a costruzioni di spazi diversi: all’interno delle aule costruiamo punti di interesse; all’esterno progettiamo zone di scavo, sabbiere, zone dove si possono costruire piccole o medie strutture come dei tipi, in questo caso il contenitore passa in secondo piano perché il nostro principio è creare luoghi dove i bambini usufruiscono di tutte le possibilità dello spazio.
Più in generale il gruppo di lavoro ha valutato e riflettuto per il primo anno intorno ad una sorta di approfondimento, classificazione, concetti chiave che potessero servire nella pratica a guardare ai materiali educativi con consapevolezza e qualità.

J: Abbiamo classificato tutti i materiali naturali focalizzandoci su ciò che possono dare, non tanto sulla mera materia. Quattro sono le nostre parole guida, che si ispirano ai diritti naturali dei bambini di Gianfranco Zavalloni: manipolare, costruire, creare e coltivare[3].
La zona manipolazione, ubicata all’interno di un corridoio, permette di visionare tutto ciò che è adatto alla manipolazione sensoriale: sabbia di tutti i generi, sassi piccoli medi e grandi, argille, polveri di sabbia povere di terra …
Nella zona destinata alla costruzione si possono trovare tutti quegli elementi adatti ad essere collocati uno su l’altro: carta, legno, sassi in una dimensione grande non sabbiosi.
Nella zona preposta alla idea di creazione possiamo trovare materiali più adatti ad essere manipolati/trasformati per creare qualcosa: sabbie colorate, pezzettini di vetro di tutti i generi, pezzettini di carta e cartoni adatti a essere utilizzati anche come attività didattica.
Nella zona della coltivazione si trovano tutti quei materiali adatti all’esterno, quei materiali adatti al far crescere, che toccano concetti di tempo e attesa come terre per l’orto, semi di qualsiasi genere, piccole piantine che poi potranno crescere.

 

 

Ce J. Grazie all’influenza di pedagogisti la Borsa di Bo è oggi uno strumento aperto di servizio che si lega ad una rinnovata idea educativa e di scuola, una scuola in cui vengono ridisegnati e ri-significati i materiali, dentro e fuori.

Un valore importante dei materiali che proponiamo è la durabilità: non puntiamo su materiali che abbiano una permanenza all’infinito. Inoltre privilegiamo materiali che sono modificabili, e dunque possono cambiare; il materiale naturale come legno, foglie e rametti all’inizio hanno una sua funzione ma a lungo andare cambiano: la foglia verde si secca, il ramo verde diventa secco, una sabbia umida si asciuga…

La pratica educativa sollecitata è la trasformazione, il cambiamento della materia: il bambino si trova in contatto con un materiale non strutturato e può decidere come utilizzarlo, come manipolarlo, come collocarlo all’interno degli spazi. L’adulto osserva, rilancia, rimodula i contesti ed i centri di interesse. A noi sembra che una rondella abbia un valore relativo, se non ci fosse sempre un bambino che assegna a questa rondella un significato e valore: non siamo in ultima analisi noi ad assegnare questo significato, ma ogni bambino partendo da una propria predilezione e soprattutto motivazione dà una identità ed importanza al materiale. E da qui si innescano infiniti giochi ed apprendimenti.[4]Rileviamo dalle tante sperimentazioni e realizzazioni in corso come pedagogicamente ciò è molto utile se lo si interseca al concetto di creatività. Un bambino attraverso questi materiali stimola la sua creatività, l’educatore diventa un osservatore e può sostenere il bambino a distanza, in quanto questo materiale concede molto spazio e permette ad ogni bambino una personale sensibile interpretazione.

C: La Borsa di Bo ha cambiato il modo abituale di comprare attraverso i cataloghi e da più libertà ai gruppi di educatori, di insegnanti e di pedagogisti. Che cosa suggerisci per iniziare a chi per la prima volta si avvicina a questo servizio?

 

 

J: Il nostro sogno è che possano nascere tanti diversi tipi di Borse di Bo in diversi luoghi d’Italia, perché è il principio con cui l’abbiamo fondata e ciò che realmente ci interessa trasmettere, la mera realizzazione della biblioteca in sé ha una infatti una modalità di facile comprensione. Una passeggiata nella nostra biblioteca dei materiali è la cosa che raccomando perchè per noi è come “la pancia della balena” della favola di Pinocchio: tu entri dentro e puoi trovare tutto quello che ti può interessare, e ci puoi anche vivere a lungo dentro la pancia della balena, proprio come Geppetto. All’interno puoi costruire il tuo piccolo paradiso.

Entrare nella nostra biblioteca per un educatore, un pedagogista, un genitore, è come entrare nella pancia della balena , è come vivere per un momento l’esperienza che ha vissuto Geppetto e poterla trasportare quando arriverà Pinocchio verso l’esterno.

Pinocchio non ci rimane nella pancia della balena, esce e continua a giocare con tutto quello che gli ha insegnato Mastro Geppetto. La nostra biblioteca è proprio questo: è la pancia della balena e noi… siamo Mastro Geppetto. Merita davvero di toccare con mano!

 

 

 

 

 

 

Che cosa rimane ancora da dire in merito al rapporto educazione-natura?

In questi anni si è approfondito, studiato, fatto cultura in tema di pedagogia naturale, di outdoor education, di servizi sempre più orientati ad una proposta in natura e in selvatichezza.

Anche in Italia inizia ad essere disponibile un pensiero culturale che sta radicando e divenendo sempre più presente.

info

 

 

[1]    Il gruppo interistituzionale di partenza è stato composto da pedagogisti e atelieristi: Paola Vassuri, Laura Miani, Davide Donati, Corrado Bosello (Comune di Bologna) , Manuela Caselli (educatrice atelierista di Artelier Comune di Bologna) Cristiana Gattai (Società Dolce) , Daria Quaglia (Coop Cadiai), Manuela Fabbrici (educatrice ambientale fondazione villa ghigi) e ovviamente da Juan Crus e operatori di Eta Beta Coop. Tra i tanti pedagogisti del Comune di Bologna che stanno sviluppando contributi, materiali e sperimentazioni,ricordiamo in particolare Lorella Bertelli, Sara Munerato, Alessia Cingolani, e Marco Iori (oggi pedagogista al Comune di Rubiera).

[2]    Per approfondire l’approccio educativo bilanciato rischi-benefici, indicazioni per la progettazione del lavoro educativo all’aperto, rimandiamo al documento IES Comune di Bologna, “educazione all’aperto” a cura di Benedetta Rossini, all’indirizzo http://iesbologna.it/wp-content/uploads/2019/01/Quaderno-educare-aperto-DEF-1.pdf. Si ringrazia Laura Miani, Paola Vassuri e Miriam Consorti per IES Comune di Bologna; Gaia Minnella, Elena Iacucci e Sonia Di Benedetto del Centro di documentazione comunale RIESCO del Comune di Bologna per le ottime documentazioni sia già realizzate sia di prossima realizzazione.

[3]    La classificazione è stata proposta nel gruppo da Paola Vassuri a cui va un particolare ringraziamento per la qualità della riflessione educativa e per l’impulso a documentare conseguente; il gruppo di lavoro ha sviluppato schede per i principali materiali, fornendo indicazioni che conciliassero uso sicuro e interesse educativo.

Per un approfondimento sulla classificazione si rimanda al sito : http://www.etabeta.coop/la-borsa-di-bo/

[4]    Vedasi anche a cura di Monica Guerra, Materie intelligenti, Junior edizioni, 2017 e Beatrice Vitali, I castelli non esistono, Fondazione Gualandi 2019, e a cura di Michela Schenetti,Cucine di fango, junior edizioni 2016

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