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I principi

 

 1. Accesso: un diritto di tutti i bambini

L’accesso è un diritto per tutti i bambini. Tutti i bambini dovrebbero avere diritto a un posto nei servizi destinati alla prima infanzia, indipendentemente dalla disabilità o da altre specifi che necessità, o da dove vivono.
L’accesso non dovrà essere correlato all’occupazione dei genitori o a qualsiasi altra condizione. Questo diritto per i bambini non è un’alternativa alle cure materne o dei genitori, ma è anche un diritto per tutti i genitori europei; entrambi sono necessari ed entrambi sono valori per bambini e genitori.

2. Convenienza: un servizio gratuito

Visto che i servizi per la prima infanzia rappresentano un diritto e una responsabilità pubblica, dovrebbero essere a frequenza gratuita. Il principio dell’accesso gratuito è già stato attuato da molti stati membri nei servizi per bambini dai 3 ai 6 anni; dovrebbe essere esteso anche ai servizi per bambini al di sotto dei 3 anni.
Il finanziamento di tali servizi dovrebbe provenire dalla tassazione generale e dovrebbe essere messo a disposizione di tutti i servizi, pubblici e privati, che rispondano ai principi qui elencati. Il rapporto dell’OCSE, Starting Strong II, conclude che il fi nanziamento diretto dei servizi comporta più benefi ci che il finanziamento indiretto attraverso contributi (vouchers) alle famiglie.

3. Approccio pedagogico: olistico e multifunzionale

I servizi dovrebbero essere intesi come istituzioni pubbliche e luoghi per incontrarsi e creare relazioni fra bambini e adulti. I servizi dovrebbero adottare un approccio olistico nei confronti dei bambini, con molteplici obiettivi e scopi, che riconoscano le numerose possibilità che i servizi sono in grado di offrire così come la diversità dei bambini e delle famiglie. Dovrebbero garantire una custodia sicura. Naturalmente dovrebbero operare seguendo un’etica della cura, prontamente integrata in tutte le loro attività e rapporti. Ma la fornitura di questi servizi di assistenza dovrebbe rientrare in un quadro più ampio che includa l’apprendimento, i rapporti sociali, l’etica, lademocrazia, l’estetica e il benessere emotivo e fi sico – “l’educazione nel significato più ampio”.Tali servizi dovrebbero essere aperti non soltanto a nuovi ruoli e proposte, ma anche a risultati che non possono essere previsti. Una questione di risultati, quindi, e non soltanto risultati predefi niti. La domanda da rivolgere a questi servizi non deve essere “ha raggiunto gli obiettivi a, b e c?” ma piuttosto “cosa ha raggiunto?”.

4. Partecipazione: un valore essenziale

I servizi devono prevedere la partecipazione come valore essenziale, come espressione democratica e mezzo per combattere l’esclusione sociale. La partecipazione esige un lavoro pedagogico che supporti lo sviluppo el’educazione di ogni bambino. La partecipazione è aperta all’intera comunità: bambini, genitori, operatori nei servizi, politici e cittadini. Dovrebbe permettere a questi gruppi di contribuire alla costruzione di un progetto comune e della durata del servizio, tra cui il supporto in modalità diverse e la partecipazione alla gestione, alle decisioni e alle valutazioni.

5. Coerenza: un quadro di riferimento per sostenere un approccio comune

Tutti i servizi dovrebbero funzionare nell’ambito di un quadro di riferimento politico che garantisca un approccio comune e condizioni condivise, in cui sia stato stabilito che la coerenza è un valore essenziale. Queste aree chiave, che defi niscono il quadro di riferimento sono: accesso, convenienza, approccio pedagogico, un quadro di riferimento programmatico, partecipazione, valutazione, spazi minimi garantiti e standard di personale compresa la formazione e le condizioni di lavoro, e una struttura di supporto pedagogico. La costruzione e lo sviluppo di questo quadro coerente di politica dei servizi dalla nascita alla scuola dell’obbligo può risultare più facile se la responsabilità di tutti questi servizi fa capo ad un unico riferimento di governo.

6. Diversità e scelta: condizioni necessarie per la democrazia

Tutti i servizi dovrebbero riconoscere, rispettare e valutare positivamente la diversità nelle sue diverse dimensioni e forme quale elemento e valore fondamentale della cultura europea. Dovrebbero supportare la diversità di lingua, etnia, religione, genere, orientamento sessuale e disabilità, sfi dando stereotipi e discriminazione. Questo dovrebbe essere dimostrato dalla loro apertura a tutti i bambini e famiglie, nei servizi offerti e nella composizione della forza lavoro, che dovrebbe rifl ettere la diversità della comunità locale; includendo almeno il 40 percento di operatori maschi nel lungo termine e il 20 percento entro il 2020.I servizi dovrebbero essere luoghi in cui la diversità non si limita a essere riprodotta ma attivamente costruita attraverso l’apertura a conoscenze, valori e identità nuove e diverse.Sarebbe opportuno implementare servizi utili a esplorare e sperimentare teorie e pratiche diverse, a contestare i discorsi dominanti e creare nuove idee e modalità di lavoro. I servizi d’altronde, dovrebbero essere luoghi dove la diversità non è solo riprodotta, ma attivamente creata, supportando la co-costruzione da parte di tutti i partecipanti, bambini e adulti, di nuove e diverse conoscenze, valori e identità. Il riconoscimento, il rispetto e la valorizzazione delle diversità – di persone, pratiche e prospettive – e delle scelte intese come processo decisionale collettivopartecipativo e inclusivo (l’esercizio democratico della scelta) sono condizioni per la democrazia nei servizi per l’infanzia, un altro valore essenziale che dovrebbe sottendere tutti gli aspetti di questi servizi.
In questo contesto, i genitori e i bambini dovrebbero avere la possibilità di scegliere a quali servizi accedere.
Ma questo esercizio individuale di scelta è solo uno dei significati della scelta e uno fra molti valori. Non dovrebbe essere prioritario rispetto ad altri valori.

7. Valutazione: partecipativa, democratica e trasparente

La valutazione dovrà essere un processo costante, partecipativo e democratico. La valutazione dovrà essere aperta a tutti i cittadini di qualsiasi livello, offrendo l’opportunità a chiunque di discutere problemi reali e concreti e di assumersi la responsabilità di raggiungere giudizi di valore con gli altri, piuttosto che trincerarsi dietro la presunta obiettività scientifi ca offerta da esperti e valutazioni manageriali. Sono necessari metodi quali una specifica documentazione pedagogica che renda tale prassi visibile, trasparente e soggetta a rifl essione, dialogo, interpretazione e giudizi di valore, e che garantisca spazio per raggiungere risultati imprevedibili.

8. Valutazione del lavoro: una professione 0-6 e parità di livello con gli insegnanti di scuola dell’obbligo

La nostra immagine dei servizi per l’infanzia e i principi defi niti in precedenza, richiedono la collaborazione di un operatore qualifi cato in grado di lavorare, dal punto di vista pedagogico, con i bambini fino a 6 anni e non solo con i bambini, ma anche con i loro genitori e la comunità nel suo insieme. Si tratta di un’attività complessa, impegnativa e importante. L’educatore può assumere una varietà di professionalità diverse; lei o lui, per esempio, può essere un pedagogo, un insegnante, un atelierista, un pedagogista; in alcuni paesi esisterà una professione distinta per i bambini fi no a 6 anni, mentre in altri paesi il lavoro con i bambini più piccoli sarà un’area di specializzazione all’interno di una professione più ampia.
Ma, aldilà della forma, tutti gli operatori hanno bisogno di competenze comuni: capacità di pensiero critico, di espressione di valutazioni contestualizzate, di lavoro sia individualizzato che di gruppo, di superare gli stereotipi e ascoltare, comunicare e lavorare in modo democratico.
Questo operatore dovrebbe essere considerato allo stesso livello degli insegnanti della scuola dell’obbligo, in termini di sviluppo professionale iniziale e continuo, condizioni e stato di impiego. Esistono diverse posizioni riguardo a quale proporzione della forza lavoro dovrebbe essere qualifi cata a questo livello professionale: secondo noi (e secondo gli obiettivi di qualità) dovrebbe esserlo almeno il 60%, e questa proporzione dovrebbe essere applicata in egual misura ai lavoratori e alle lavoratrici.

9. Servizi per la prima infanzia e istruzione obbligatoria: una partnership forte e paritaria

I servizi per la prima infanzia e l’istruzione obbligatoria dovrebbero lavorare secondo quella che l’OCSE definisce una “forte e paritetica leadership”, venendo considerati come protagonisti paritari del sistema educativo.
Questa partnership dovrebbe essere basata su una visione condivisa dell’immagine di “bambino”, dei servizi per l’infanzia e l’educazione: l’educazione, in questa visione condivisa, è un processo di costruzione della conoscenza, dei valori e dell’individualità, che riguarda in via prioritaria insieme con l’emancipazione e lo sviluppo della salute, persone competenti e con senso morale. Dovrebbe essere organizzato non intorno a soggetti accademici, ma attraverso aree che sono importanti per lo sviluppo individuale, per una società democratica e per un ambiente sostenibile: comunicazione, cultura, scienza e tecnologia; salute, ambiente e sviluppo sostenibile; democrazie e cittadinanza; creatività e curiosità, e cura.
L’istruzione obbligatoria ha molto da imparare dai servizi per la prima infanzia, soprattutto dai servizi così come noi li abbiamo previsti. Sono necessari luoghi di incontro “pedagogici” in cui entrambi i servizi possano dialogare e costruire insieme nuovi valori e pratiche che permettano a entrambi di offrire istruzione nel senso più ampio del termine, riconoscendo che il raggiungimento di obiettivi accademici pedissequamente limitati non rappresenti l’unico o necessariamente lo scopo principale dell’istruzione.
Esistono numerose condizioni che possono promuovere una “forte e paritaria partnership”, compreso un settore di servizi per l’infanzia forte e sicuro di sé.
Questo obiettivo può essere più facilmente condiviso quando i bambini non entrano nella scuola primaria prima dei 6 anni di età.

10. Partnership transnazionale: imparare con altri paesi

L’Europa vanta una ricca tradizione di teoria e pratica, innovative e democratiche nei servizi per l’infanzia, che continua tutt’oggi nelle esperienze locali (e poche nazionali), che rappresentano esempi viventi dei principi che abbiamo delineato. Al tempo stesso l’Europa deve affrontare forze sostenute che mettono a rischio tutto quanto c’è di buono nella nostra tradizione ed esperienza attuale, sostituendole con un’alternativa standardizzata e impoverita, un approccio di mercato che è limitato e limitante, calcolatore e contrattuale, strumentale e tecnico.
Per contrastare tale approccio neo-liberale ai servizi e per contrastarlo con un approccio europeo alternativo, è importante allargare e approfondire la partnership in tutta l’Europa, coinvolgendo molti partecipanti e a livelli diversi.