Login
Registrati
facebook
Google+

Il rapporto tra pari come agorà educativa

Enea Nottoli

Redattore e formatore RILA


Creare una piazza virtuale, un’agorà nella quale far circolare le prime idee, le prime considerazioni e lasciare, almeno parzialmente, libero sfogo alla propria autonomia

La creazione di uno spazio all’interno del quale discutere, creare un percorso condiviso e scambiarsi i primi elementi di democrazia è fondamentale per i bambini, inoltre, attraverso la sperimentazione dell’agorà, chi lavora nei servizi può cogliere sfumature utili per la costruzione di un percorso di autonomia e crescita del bambino.

 

Ogni volta che due o più bambini entrano in contatto, si scambiano piccoli gesti oppure un oggetto, creano una comunità all’interno della quale le relazioni assumono un’importanza capillare e quasi insostituibile.

Il gruppo che si forma si riunisce attorno ad uno spazio che diventa una, da subito una piazza virtuale ma allo stesso tempo concreta, dentro la quale la piccola comunità discute, ragiona e sviluppa una serie di dinamiche importanti che nel corso dello sviluppo e del cammino educativo, lo accompagneranno verso l’acquisizione delle leggi della democrazia.

Questo percorso spesso viene interrotto nel tempo, oppure viene osteggiato sin dall’inizio, cercando di intervenire in modo arbitrario in dinamiche sconosciute all’adulto e dalle quali l’adulto, in modo più o meno consapevole, viene estromesso.

Creare uno spazio all’interno del quale discutere, creare un percorso condiviso e scambiarsi i primi elementi di democrazia è fondamentale, così come lo fu per l’uomo ai tempi dell’Antica Grecia, quando mise l’agorà al centro della propria vita politica, sociale e comunitaria, nella speranza di creare un percorso condiviso che rafforzasse le istituzioni e gli uomini stessi.

Secondo i filosofi antichi l’agorà era il momento di maggior espressione della democrazia, era il luogo in cui l’uomo si elevava in tutto il suo sapere e dal confronto nasceva una società potenzialmente migliore.

La possibilità di esprimersi, il diritto alla parola libera e al pensiero libero, con il tempo si è affievolita fino ad essere completamente annientata nella speranza di appiattire il pensiero e di creare una società standardizzata.

 

L’agorà del bambino

Il percorso che compie il bambino all’interno dei servizi per l’infanzia e non solo, dovrebbe rappresentare uno spaccato di primo approccio alla democrazia, in cui cominciare a comprendere, sia direttamente che indirettamente, quali siano le regole della stessa, contribuendo alla formazione dei cittadini del futuro.

I bambini tendono generalmente ad associarsi tra loro, sfruttando ogni situazione per creare gruppo e per scambiarsi opinioni o suggestioni su ciò che stanno facendo o vivendo. Il loro non è un mondo nel quale la parola o la comunicazione è assente, tutt’altro, il fatto è che spesso è proprio l’adulto a non riuscire a coglierne le sfumature e i significati.

Ci aspettiamo che comunichino come noi, che siano in grado di articolare veri e propri esempi di altissima ars-retorica, dimenticandoci completamente di ci e con chi abbiamo a che fare.

I bambini comunicano davanti ad un gioco, i bambini comunicano davanti ad un libro, i bambini comunicano davanti ad un fatto per loro eccezionale. Il gruppo si forma prima con due, poi con tre o quattro bambini fino a sciogliersi così come si era legato, con grande disinvoltura.

Parlano di cose semplici che non attirano la nostra attenzione, ma che determinano il loro modus vivendi; articolano suoni assieme a parole tralasciando il futile e concentrandosi sull’essenziale. Qualche volta la discussione scivola nella tranquillità, mentre altre volte sale la tensione e il tutto si fa molto più complicato fino ad arrivare anche ad un probabile scontro.

La discussione prevede indubbiamente lo scontro. Non tutti gli scambi interpersonali possono prevedere un lieto fine, sarebbe paradossale ed anche piuttosto artefatto. Il ruolo di chi si pone criticamente davanti a queste situazioni, deve essere quello del mediatore, capace di intervenire laddove e quando se ne presenti la necessità e non sempre ed in modo arbitrario.

Quando si permette all’individuo di esprimere il proprio pensiero, sia esso complesso o semplice, si da l’opportunità di confrontarsi con la realtà che lo circonda, tanto più diventa fondamentale implementare e incoraggiare i momenti di confronto con gli altri. Solo così sarà possibile ottemperare ad uno dei ruoli fondamentali dell’educatore o del genitore, cioè quello di far crescere le bambine e i bambini in un contesto di autonomia forte che ha come sbocco naturale il confronto nella democrazia.

Se l’agorà degli antichi era la piazza dove si discutevano le leggi, quella dei bambini rappresenta un primo modello all’interno del quale sviluppare un percorso di autonomia del pensiero e del linguaggio. Solo attraverso il confronto tra pari è, infatti, possibile raggiungere la consapevolezza e la conoscenza del contesto storico in cui viviamo.

 

I luoghi dell’agorà: i servizi educativi

Dove poter fare esercizio di rapporti tra pari meglio che in servizi educativo?

La piazza è, dunque, una palestra virtuale all’interno della quale svolgere il proprio esercizio di democrazia attraverso il confronto e, laddove sia possibile, lo scambio di pensieri in piena libertà.

C’è bisogno di un ambiente predisposto, capace di accogliere i pensieri diversi e di non giudicare il pensiero di nessuno. Ogni giorno bambine e bambini si incontrano all’interno dei servizi dando vita ad una serie infinita di dinamiche. La discussione, la piazza può svilupparsi su qualsiasi oggetto o situazione o in qualsiasi luogo.

Gli spazi e il tempo sono elementi fondamentali. Ogni angolo è una possibile piazza o agorà; il tempo scandisce inesorabile lo svolgersi delle azioni e detta i tempi delle varie interazioni. Così come avveniva nell’antichità, le riunioni si formano spesso spontaneamente, non rispettano tempi predeterminati e altrettanto spontaneamente si sciolgono.

È in questa fase che gli educatori-insegnanti devono trasformarsi in accompagnatori, aprendo gli spazi del servizio in modo da favorire il più possibile le “riunioni” e, smorzando i tempi delle attività canoniche per lasciare spazio al confronto diretto.

I servizi educativi prima e le scuole successivamente rappresentano, da sempre, luoghi di cultura ma soprattutto i luoghi per antonomasia all’interno dei quali formare i cittadini del domani, capaci di essere completamente autonomi non solo nelle scelte ma anche e nelle idee. Dunque è auspicabile che tale funzione venga implementata e assistita in modo concreto.

L’educatore o l’insegnante che si pone a margine di questa disputa non è disinteressato o dissociato, bensì accompagnatore verso un cammino di democrazia in cui le bambine e i bambini provano a muovere i primi passi, in cui inciampano nei primi ostacoli e in cui si scontrano con le prime diversità.

Laddove si crea un gruppo c’è un confronto e, laddove le parole si intrecciano tra di loro anche sovrapponendosi ci sono delle teste pensanti che provano ad incontrarsi. Tutto ciò rappresenta l’essenza dell’agorà primo vero passo verso una democrazia effettiva e non ipotetica.

È lecito, dunque, aspettarsi che i servizi educativi prima e le scuole poi si riapproprino di questo ruolo, che ritornino ad essere il centro della vita sociale dei futuri cittadini, dentro i quali potersi confrontare e scontrare supportati da strutture e da persone pronte ad intervenire a sostegno e non per semplice arbitrio personale.

Lasciare che i futuri cittadini si riuniscano liberamente. Creare un “ambiente” in cui inserire le varie voci discordi, dentro il quale accedere alle prime forme di contatto “comunitario” e, dentro il quale, costruire un percorso di democrazia. Prospettare un cammino fatto di pluralità e individualità.

Lasciare il giusto tempo di riflessione, in completa autonomia ai nostri bambini. Bambini che un domani molto prossimo saranno i nuovi cittadini attivi di un Paese che, oltrepassate le porte del terzo millennio, ancora fatica a trovare un’identità nazionale.

Attraverso la sperimentazione volontaria o involontaria dell’agorà, coloro che operano all’interno dei servizi, potranno cogliere sfumature grandi e piccole, utili per la costruzione di un cammino forte di autonomia e di crescita.

 

Conclusione

Investire nel rapporto tra pari, nella costruzione di agorà piccole o grandi vuol dire provare ad investire in una società capace di dialogare e di confrontarsi. Il confronto nasce dall’esigenza di comunicare sia attraverso le parole che attraverso piccoli o grandi gesti; pensare che questa sia una competenza solo degli adulti non è solo sbagliato, ma decisamente controproducente.

I bambini e le bambine, naturalmente, tendono a confrontarsi sin dai primi mesi della loro vita; condividono oggetti, gesti e quando in grado anche le parole. Dentro di loro non esiste alcun minimo preconcetto, figlio del retaggio degli adulti, tanto che il dialogo può avvenire senza filtri e spontaneamente.

Nel momento in cui neghiamo le “piazze”, neghiamo loro il diritto di crescere in una democrazia concreta e reale, dunque dobbiamo far sì che i servizi per l’infanzia prima e le scuole poi non smettano di recitare il loro ruolo ma che anzi amplifichino il messaggio.

La piazza che oggi è virtuale sarà un domani concreta e, coloro che la frequenteranno avranno gli strumenti per poterla sostenere.

print

Lascia un commento