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Il sistema Portogallo

Enea Nottoli

Redattore e formatore RILA


In Portogallo il nido è storicamente un servizio erogato dalle organizzazioni civili, poiché la Legge di Base sul Sistema educativo Portoghese non include i bambini sotto i 3 anni. Ad occuparsi dei nidi ci sono gli IPSS (Istituti privati di solidarietà sociale), organizzazioni no profit gestite dal Ministero del Lavoro e della Solidarietà.
Sempre gli IPSS si occupano della gestione dei servizi 3-5 con i servizi pubblici che coprono solo una minoranza delle richieste; in questo caso però la gestione spetta al Ministero dell’Istruzione per quanto riguarda le questioni pedagogiche, linee guida del curriculum e valutazione, mentre il Ministero del Lavoro e della Solidarietà si occupa del sostegno alle famiglie, l’assistenza del tempo prolungato e la gestione dei pasti.
Tale sistema di “custodia” prevede una divisione netta tra educazione e assistenza: 5 ore al giorno di educazione sono finanziate dal Ministero dell’Istruzione, mentre le 4 ore di assistenza extra al giorno sono finanziate dal Ministero del Lavoro e della Solidarietà.
Lo stato versa una cifra agli IPSS o comune per ogni bambino in base al servizio offerto.
Nella scuola materna le 5 ore giornaliere sono gratuite, mentre per le aggiuntive ogni famiglia paga in base al reddito, sistema che viene applicato anche nei nidi; le famiglie con reddito più alto pagano di più rispetto alle altre. Nei nidi, tale sistema, favorisce le famiglie con meno risorse e più a rischio emarginazione sociale, e i bambini provenienti da ambienti familiari più poveri che hanno la priorità di ammissione.
Proprio attraverso questa modalità si viene a creare una “discriminazione” al contrario, in quanto i bambini delle famiglie più facoltose spesso rimangono fuori dai servizi, creando così una mancata integrazione e confronto tra le varie classi sociali.
Questo sistema presenta alcune fragilità soprattutto sotto l’aspetto prettamente integrativo. Il Ministero della Solidarietà, da cui dipende il servizio dei nidi, da chiaramente un’impronta assistenziale al servizio mettendo gli aspetti del sociale davanti a quelli pedagogici. Se da un punto di vista è sicuramente un aspetto importante, venendo incontro alle esigenze di molte famiglie disagiate, dal punto di vista pedagogico risulta essere fortemente limitativo, in quanto svuota i servizi delle loro reali funzioni.

Una continuità non sempre facile

Tale disagio lo si può avvertire anche nella gestione della “continuità” e della formazione del personale. È indubbio che oggi lo 0-3 risulti essere schiacciato sempre di più dal 3-6 in quanto, sia la politica che la formazione del personale educativo è sempre più portata alla creazione di un percorso per la scuola materna.
Se il bambino ed il suo benessere sono al centro dell’attività educativa portoghese, è indubbio che tale poggi su alcune difficoltà, che aumentano man mano che si sale di livello scolastico, fino ad arrivare, progressivamente ad una vera e propria scolarizzazione del sistema.
Il sistema, nel passaggio dal nido all’infanzia prevede che i bambini passino di “livello” senza cambiare centro, con l’educatore che in molti casi rimane lo stesso. Secondo l’OCEPE la continuità è data proprio dall’educatore. Secondo le linee guida esso dovrà incontrare la famiglia del bambino prima dell’inizio; inoltre un membro della famiglia potrà rimanere in aula per un certo periodo, oppure il bambino portare un proprio oggetto da casa.
Sempre secondo le linee guida tale continuità dovrebbe essere perseguita anche nel passaggio alla scuola primaria. Ci deve essere, per questo, una collaborazione attiva con i genitori, i professionisti ed i bambini. Al di là delle molte indicazioni presenti il processo si dovrebbe basare principalmente sulla continuità di un rapporto forte e stretto tra gli educatori e gli insegnanti, così come dovrebbe esserci continuità nel lavoro dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria.
Il condizionale dovrebbe in questa realtà è d’obbligo, in quanto alla fine ciò che avviene è decisamente differente. L’intervento invasivo dei livelli educativi più alti, sta creando una serie di problematiche, la più importante delle quali una tendenza predominante della struttura primaria su quella dell’infanzia.
La tendenza del curriculum alla personalizzazione è stata praticamente disattesa, arrivando così alla standardizzazione ed alla rottura definitiva del processo di continuità: si passa da una attività libera, autonoma, ad una particolarmente rigida e poco inclusiva.
L’insegnante struttura il proprio curriculum in base ai libri di testo che ha come riferimento, e non in base ai suoi alunni.

Documenti del programma

Il Manuale della Qualità per i nidi, emesso dall’Istituto di solidarietà sociale, è un modello emesso per i bambini sotto i 3 anni; la sua struttura estremamente burocratica ha sicuramente aiutato molti servizi per il miglioramento della qualità strutturale, ma è indubbiamente privo di ogni riferimento ed aiuto pedagogico per gli educatori.
Gli obiettivi da raggiungere nella fase prescolare sono: stimolare le capacità di ciascun bambino; facilitarne lo sviluppo; contribuire alla sua stabilità emotiva; incoraggiarlo a osservare il Mondo naturale e la società umana; aiutare lo sviluppo della coscienza; incoraggiare l’integrazione; sviluppare le capacità di comunicazione; incoraggiare abitudini sane e di buona igiene; individuare segni precoci di patologie, handicap o doti naturali.
Per far si che tali obbiettivi vengano raggiunti, gli educatori dovrebbero essere messi nelle condizioni giuste di agire, cosa che non avviene, in quanto, molto spesso, la loro formazione non risulta all’altezza. Oltre a ciò vengono a mancare anche alcune condizioni sociali fondamentali, che mettono in seria discussione le indicazioni.
Si ha indubbiamente una soggettivazione forte dell’approccio educativo. Gli educatores hanno a disposizione il DQP che gli aiuta a riflettere sulla propria pratica e ad adattarla al contesto. Imparare a conoscere le prospettive dei partecipanti serve a stabilire un piano d’azione per sviluppare la qualità nella direzione voluta dai partecipanti.
Ma anche qui il problema maggiore è creato dalla possibilità di attuare le misure; oltre ad essere complessi hanno bisogno anche di molta pratica.
Sempre più gli educatores sono costretti ad applicare un approccio basato sui risultati per valutare l’apprendimento, anche se questo porta una valutazione vaga del bambino.
In queste carenze strutturali e curriculari esiste anche il problema sull’approccio alle minoranze come i bambini afro-portoghesi o di altre origini, i bambini Rom, ecc. L’approccio è identico per ogni bambino: il rispetto e l’integrazione della loro cultura e delle loro famiglie. Ai bambini con esigenze particolari di adatta un curriculum speciale che l’educatore mette in pratica con l’aiuto di un educatore specializzato.
È quindi possibile affermare che in ambito di Nido si ha un curriculo incentrato sull’insegnante, mentre quando di passa alla scuola dell’infanzia il curriculo co-costruttivo.

Considerazioni

Un’analisi approfondita del sistema portoghese lascia trasparire un contesto estremamente burocratizzato, in cui il bambino non sembra essere al centro dell’attenzione o, quantomeno, lo è ma non sotto l’aspetto pedagogico.
Lo stesso sistema di vigilanza ministeriale sui servizi, pone la maggior parte della sua attenzione sugli aspetti tecnici, senza entrare nel merito delle questioni pedagogiche. Tale situazione mostra senza dubbio una carenza di idee innovative, dettate non solo dalla mancanza di fondi, ma anche da una scarsa attenzione ad un percorso ritenuto fortemente subalterno alla scuola primaria. In questo ambito gli educatores risultano essere l’anello debole della catena del sistema educativo, così come la nuova formazione degli stessi, soprattutto quelli 3-10, troppo polarizzata verso la prescolarizzazione.
Un sistema dunque sempre più burocratizzato, inflessibile, che non aumento il proprio numero degli iscritti e non induce all’innovazione nel sistema e nell’aula.
Un rischio reale che potrebbe, forse, correre anche il sistema educativo italiano. Una scuola dell’infanzia sempre più scolarizzata, dove il bambino ha completamente perso le proprie libertà e autonomie, alla continua ricerca di conoscenze artificiali. Un contesto sempre più a misura di adulto, che rischia di fagocitare, con l’introduzione dello 0-6, anche il nido d’infanzia.

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