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La cultura, fattore imprescindibile per la socializzazione emotiva nel contesto scolastico

Lisanna Gessi

laureata in Scienze della formazione, Università di Milano – Bicocca.


Quando si parla di socializzazione emotiva si fa riferimento a quei processi di trasmissione intergenerazionale di conoscenze e credenze sulle emozioni che coinvolgono il bambino nelle interazioni quotidiane fin dalla più tenera età. Ciò che viene socializzato riguarda in particolare le esperienze e i contenuti degli eventi emotivamente salienti che acquistano significato inseriti nella cornice culturale di riferimento. Questa ha una forte influenza sulla natura delle norme trasmesse, il come e il cosa è possibile esprimere e i contesti considerati appropriati o meno. Tale processo vede sia l’adulto che il bambino come attori protagonisti, trattandosi di uno scambio bidirezionale e interagente nel quale entrambi partecipano attivamente, organizzando, decodificando e interiorizzando i contenuti. La cultura si inserisce così nelle relazioni attraverso la co-creazione di attività condivise da tutti i membri e la comunione di significati. I bambini assorbono le informazioni culturali attraverso le esperienze vissute, e queste pongono le basi per lo sviluppo delle competenze socioemotive.

Un individuo emotivamente competente è dunque colui che è in grado di inserirsi in modo efficace nel suo contesto culturale, attraverso comportamenti e risposte emotive adeguate.

Questo processo è stato a lungo studiato all’interno dell’ambiente famigliare, in particolare nella relazione madre-bambino, come luogo principe per l’apprendimento; ma appare sempre più necessario porre attenzione ai luoghi che il bambino frequenta e che lo vedono impegnato nell’intrattenere relazioni di diversa natura con compagni e insegnanti.

In particolare insegnanti ed educatori hanno il difficile compito, nella quotidianità della classe, di co-partecipare alla costruzione di quell’insieme di apprendimenti, conoscenze e credenze sulle emozioni, che sono alla base della formazione emotiva di ogni individuo.

Poiché nel processo di socializzazione emotiva i contenuti acquistano significato a partire dalla lente culturale che si adotta e poiché sempre più le classi sono multietniche, diventa doveroso per gli adulti tenere a mente queste diversità nell’affrontare la classe ogni giorno.

La presa di coscienza di un punto di vista più complesso e multisfaccettato aiuta i bambini stranieri a creare un ponte tra le conoscenze sulle emozioni che apprendono in famiglia e quelle del paese che li accoglie, sostenendoli nel trovare una sintesi che possa racchiudere la ricchezza della diversità, e allontanare lo spettro della solitudine data dall’incapacità di comunicare.

Un metodo utile e coinvolgente è la lettura di favole e fiabe aventi un forte contenuto emotivo attingendo anche dal patrimonio letterario di diversi paesi. Il porre l’attenzione sulle diverse espressioni emotive aiuta non solo il bambino straniero, ma anche i compagni, a conoscere i diversi modi di manifestarle. Questo permette un arricchimento e fornisce loro uno strumento in più per conoscere ed esprimere le loro emozioni. Tale modalità può essere messa in atto nelle diverse fasce d’età, a partire dal nido fino alla scuola primaria, variando il grado di complessità dell’analisi.

In conclusione si può affermare che la socializzazione emotiva è un processo che non si esaurisce all’interno del contesto famigliare, ma che si estende nei molteplici contesti relazionali che coinvolgono i bambini. L’invito per insegnanti ed educatori è dunque quello di impostare la relazione in un’ottica di valorizzazione della diversità, adottando il più possibile una visione globale dell’espressione emotiva.

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Documentazione:

A case for using indigenous children’s literature for emotion socialization in schools

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