Login
Registrati
facebook
Google+

La cura delle “cose” nella scuola dell’infanzia

Diana Penso

Pedagogista


Negli ultimi anni si è andata delineando, con il contributo di molti pedagogisti in campo formativo, una profonda riflessione sul tema della “cura educativa” per la costruzione dell’identità dei bambini.
Come la psicologia dello sviluppo e le scienze umane hanno esplicitato nell’arco di oltre decenni di ricerche comparate, la dimensione della cura non si occupa solo del benessere fisico del bambino ma incide proprio sugli apprendimenti e sulla costruzione delle rappresentazioni mentali.
In particolare la teoria dell’attaccamento ( Bowlby ) ci rivela che attraverso l’esperienza della cura, il bambino crea legami affettivi e mentali, costruisce percezioni di sé e dell’altro, proprio sulla base della presenza, della vicinanza, della costanza, della disponibilità di chi si prende cura di lui.
Anche insegnanti e educatori oggi sono diventati consapevoli che il tempo della cura, inteso come insieme di attività che hanno a che fare con l’attenzione per la salute (lavare le mani, accompagnare al bagno, abbottonare, sbottonare…) è un tempo importante che influenza e condiziona il clima, le relazioni, le scelte pedagogi¬che di una scuola.
Il tema della cura del bambino dunque oggi è sempre più presente nei progetti, nei Piani dell’offerta formativa, nei Documenti ufficiali rivolti alle scuole dell’infanzia e frequentemente nella scuola si moltiplicano i progetti sulle emozioni, sull’accoglienza, i laboratori rivolti ai genitori, le interviste rivolte ai bambini.
Ma la pedagogia della cura, oltre che a rivolgersi ai bambini, dovrebbe rivolgersi anche all’organizzazione degli ambienti, alla sistemazione dei mobili, alla sistemazione e all’ ordine di giochi e materiali.
Anche le Indicazioni per il curricolo del 2007 del Ministro Fioroni invitano gli insegnanti a tenere conto di: “Lo spazio accogliente, caldo, curato, orientato dal gusto, espressione della pedagogia e delle scelte educative di ciascuna scuola. È uno spazio che parla dei bambini, del loro valore, dei loro bisogni di gioco, di movimento, di espressione, di intimità e di socialità, attraverso l’ambiente fisico, la scelta di arredamenti e oggetti volti a creare una funzionale e invitante disposizione a essere abitato dagli stessi bambini.”

Gli arredi
Il luogo nel quale i bambini vivono e lavorano, a seconda di com’è pensato e predisposto, promuove o meno l’apprendimento; gli arredi ad esempio, a secondo di come sono disposti, predispongono o meno all’esplorazione, stimolano o limitano la curiosità, favoriscono o frenano la riflessione sull’esperienza…
Proprio come gli spazi, i mobili e gli arredi, la loro varietà per forma, qualità e quantità, la loro la loro sistemazione, raccontano la pedagogia di una scuola, le scelte e i pensieri educativi degli insegnanti.
Esiste infatti una stretta interdi¬pendenza tra la scelta e l’organizzazione degli arredi e le modalità dell’apprendimento.
Ad esempio capita in alcune scuole di vedere una sovrabbondanza di banchi, tavoli, tavolini, cattedre, disposti nella sezione in modo disordinato o secondo una logica che risponde più alle fantasie, ai desideri e alle aspettative degli adulti, che non ai bisogni dei bambini.
Una disposizione degli arredi che non consente ai bambini di muoversi liberamente non potrà facilitare l’organizzazione spontanea ed autonoma di giochi e attività.
Armadi allineati contro le pareti riducono gli spazi di movimento, troppi tavolini posti in fila impediscono la comunicazione e la cooperazione tra bambini, privilegiano il lavoro individuale, limitano la ricerca, frenano la curiosità e la libera esplorazione.
Allo stesso modo, una strutturazione dei mobili poco flessibile, che non permetta di modificarne la disposizione per una certa attività o di per lavorare in piccoli gruppi, tenderà ad offrire ai bambini contesti di apprendimento limitati e ripetitivi.
Altre volte angoli e centri d’interesse organizzati in modo poco chiaro e leggibile, senza divisori che ne definiscono chiaramente lo spazio, privi di materiale significativo, o al contrario sovrabbondanti, possono creare confusione nei bambini e generare aggressività.
Diventa difficile infatti immaginare che in una sezione predisposta in modo tradizionale e cioè con tavolini, cattedra, pochi giochi e fortemente strutturati, possano nascere esperienze significative.
La mancanza di cura nella scelta e nella sistemazione di armadi, banchi e tavoli rimanda non solo ad un proble¬ma di ordine e di rispetto del bam¬bino e della sua mente, ma anche all’ assenza di un pro¬getto educativo, rispettoso delle esigenze dei piccoli e dei loro tempi di sviluppo.

I materiali
Nelle scuole dell’infanzia i materiali didattici, strutturati, non strutturati, naturali, affettivi hanno una grande importanza, e costituiscono parte integrante del curricolo esplicito e implicito della scuola. Così come vengono esposti, collocati, proposti, messi a disposizione, costituiscono o meno il tramite tra il bambino e il mondo, per costruire opportunità di esplorazione, manipolazione, concentrazione, creatività. Conoscere i materiali, averne cura, usarli con attenzione, riporli con attenzione, in spazi adeguati, collocati in modo ordinato, ma non rigido, per stimolare l’autonomia nella scelta, sollecitare la creatività, favorisce il rispetto delle cose e degli oggetti, del proprio ambiente, di sé e degli altri…
Anche la scelta di giochi e materiali (strutturati o no, acquista¬ti appositamente, recuperati anche attraverso l’apporto delle famiglie, preventivati o casuale) e la loro attenta disposizione, si collegano strettamente alla programmazione, al modo di pensare un ambiente, di strutturarlo, viverlo, di promuovere o meno l’apprendimento.
Gli oggetti sono inso¬stituibili mediatori di conoscenza per questo è importante porre attenzione a come essi vengono scelti, offerti, utilizzati e curati.
A volte i materiali e i giochi vengono scelti e acquistati con ripetitività, per consuetudine, su cataloghi che offrono materiali spesso non aderenti alle esigenze dei bambini di quella scuola e quel territorio. La scelta deve essere ricca, variegata, pensata e progettata, adatta alle diverse età dei bambini, che rispetti i loro tempi di sviluppo, che sia stimolante e non ripetitiva, che promuova fantasia, esplorazione, manipolazione, osservazione e riflessione, in modo che il bambino sia messo in condizione di scegliere da solo o con altri.
Anche il criterio con cui i materiali sono esposti e collocati è importante.
Quando sono disposti a volte in modo confuso, appoggiati su mobili, o messi in alto, in luoghi inaccessibili, lontani dal centro d’interesse corrispondente, possono provocare conflitti, confusione o noia.
Oppure se sono gli insegnanti a decidere con quali materiali (soprattutto quelli naturali) sia opportuno giocare, in quale momento della giornata, scegliendo anche i bambini e i gruppi, si impediscono di fatto le scelte autonome, la formazione spontanea di piccoli gruppi di lavoro.
Una disposizione visibile e accessibile in scaffali aperti, sollecita invece l’azione del bambino che è incoraggiato all’osservazione, alla sperimentazione, da solo o con gli amici di ciò che gli viene offerto.
I materiali e i giochi devono essere disposti in luoghi adeguati, accessibili, raggiungibili dai bambini, essi devono avere la possibilità di entrare direttamente in possesso di materiali e di oggetti, prendendoli da tavoli, da armadi, da scaffali che siano “alla loro portata” e che non li costrin¬gano a ricorrere all’aiuto dell’educatore. Riposti in scaffali ordinati e ad altezza di bambino, sistemati in contenitori adeguati, adatti alle diverse fasce di età, di tipologie e proprietà diverse, naturali e strutturati, in spazi adeguati, sistemati negli angoli e negli spazi corrispondenti al loro uso;
La cura riguarda infine anche il riordino dei materiali che vanno messi in ordine dopo il loro uso, perché svolgano la loro funzione di stimolo alla conoscenza e all’esplorazione;
usati con responsabilità, riposti con attenzione, in modo ordinato ma non rigido, per favorire il rispetto delle cose e degli oggetti, del proprio ambiente, di sé e degli altri;
adeguatamente conser¬vati (e protetti se necessario) ma soprattutto “riaggiustati” mentre non è infrequente, purtroppo, ve¬dere materiali sciupati, sparsi ovunque o riposti confusamente in un angolo, o mescolati in brutti conte¬nitori.

Quando si parla di pedagogia della cura in genere si fa prevalentemente riferimento alla cura dei bambini, all’accoglienza e al loro contenimento emotivo. Ma come ben sappiamo, l’ accettazione dei bambini è facilitata anche da un ambiente fisico accogliente, organizzato con arredi e materiali che offrano occasioni di gioco, sicuro e gradevole da un punto di vista estetico, ordinati, adeguati, corrispondenti alle tappe di sviluppo e alle esigenze delle diverse fasce d’età e non solo dalla disponibilità e dall’attenzione delle persone presenti nella scuola.
Gli arredi e i materiali, così come vengono scelti e disposti, parlano, fanno l’accoglienza, presentano la scuola, infatti è attraverso di essi che si comunicano implicitamente modi di stare, di muoversi e parlare con gli altri, di assumere abitudini e piccole regole di convivenza.
La cura di arredi e materiali e non è solo una buona pratica, ma incide proprio sugli apprendimenti, sulle possibilità di agire, esplorare e dunque conoscere.
Infatti “dare importanza all’ordine in cui gli oggetti sono predisposti, orienta il pensiero e le azioni del bambino: l’ordine, infatti, offre al bambino uno spazio “pensabile”, un supporto al mentale, anzi esso è proprio un fare ordine mentale e comportamentale.” .

print

Lascia un commento