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La felicità matematica

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Intervista al filosofo Alain Badiou che ha scritto l’Elogio delle matematiche a cura di Chiara Valerio.

 

Alain Badiou è uno dei grandi filosofi viventi, il suo libro più noto è L’essere e l’evento del 1988, il suo ultimo, in libreria da pochi giorni e contiene riflessioni assai polemiche e analisi assai decise sul perché la mancanza di una cultura scientifica, in particolare la mancanza di uno studio matematico, porti inesorabilmente a limitazioni e mancanze nella vita collettiva, e forse, nella vita democratica. Siamo in ritardo, scrive Badiou, su un futuro che per essere possibile per tutti, ha bisogno della matematica. Il rapporto tra Badiou e la matematica è sempre stato molto stretto, nelle sue prime opere ha cercato una formulazione matematica dei nodi teorici del materialismo dialettico, e ha proseguito, di definizione in definizione, di ipotesi in ipotesi, fino a dire che l’unico modo per descrivere, in maniera affidabile, l’essere, che è molteplice, anziché pura molteplicità, è la teoria degli insiemi. Dal tempo all’essere, Badiou riporta, in questo libro, la matematica alla nostra vita pratica, politica, al nostro quotidiano.

Professore lei è un intellettuale impegnato, un critico intransigente delle democrazie liberali, un difensore instancabile dell’idea comunista. In questo libro scrive “se esiste una autentica internazionale, oggi è l’internazionale matematica”. C’è un rapporto tra matematica e comunismo?

«Esiste un rapporto chiaro, ed è l’egualitarismo. Certo, la comunità dei matematici ha una tendenza aristocratica, del genere “noi capiamo tutte queste cose, mentre la massa non le capisce (affatto)”. Tuttavia, in questa tendenza elitaria, come in quella dei guardiani della Città di Platone, c’è uguaglianza, nel senso che una prova è una prova per tutti e, che lo si voglia o no, occorre riconoscerla come tale. È un po’ come quello che il mio amico Antoine Vitez diceva dover essere il teatro: “elitario per tutti”. Per questo propongo che lo studio della matematica sia considerevolmente incrementato e che venga impartito fin dai primi anni di scuola a un livello già piuttosto alto. I bambini sono capaci di amare appassionatamente il gioco della matematica››.

Da noi è molto diffusa l’idea – piuttosto deresponsabilizzante – che per studiare matematica ci voglia “il bernoccolo”. Quali problemi abbiamo accumulato, politicamente e socialmente lasciando la matematica fuori dalla nostra idea di cultura generale?

«La società retta dal capitalismo chiede alla matematica una sola cosa: il suo potere di intervenire in innovazioni tecniche redditizie. Anche i grandi giornali, quando – molto raramente – parlano di una scoperta matematica, per esempio la dimostrazione del “teorema” di Fermat, a opera di Wiles, chiedono immediatamente “a che serve?”. Ma la grandezza della matematica non dipende dalla sua utilità, pur essendo la sua utilità considerevole. Dipende invece dal fatto che la matematica testimonia gratuitamente della pura potenza creatrice dello spirito umano. La matematica dovrebbe essere messa al centro della nostra idea di cultura come prova disinteressata di ciò di cui l’uomo è capace. E quando il nuovo comunismo vincerà, baderò io stesso a che sia così!››.

Esiste un rapporto tra matematica e democrazia?

«Sì, se includiamo in “democrazia” il fondamentale valore dell’uguaglianza, e soprattutto il fatto che, in una discussione, quale che sia l’oggetto del contendere, quello che conta sono le argomentazioni, e non i modi e l’aspetto di chi parla. E la matematica insegna appunto che cos’è un ragionamento convincente».

È probabile che la matematica viva un momento di disgrazia mondana perché tutto oggi deve apparire immediatamente comprensibile, e semplice. Mentre la matematica differisce, anche a causa del linguaggio formale, la comprensione del suo significato. Qual è il significato politico di sapere che non tutto è immediatamente comprensibile e che ruolo può (e deve) avere la scuola nell’insegnamento della matematica?

«La politica, quella vera, è in effetti, un esercizio di pensiero pratico molto complesso al giorno d’oggi. La politica dominante è semplicissima: continuare sulla strada del capitalismo globalizzato, e adeguare a esso qualunque cosa, con le buone o con le cattive. Perciò dico che amare la vera politica e amare la matematica è un atteggiamento di grande coerenza. Anche Marx amava il calcolo differenziale. La scuola dovrà promuovere questo legame tra matematica e vera politica, e sarà quindi necessario imparare, insieme alla matematica, la sua storia, la sua filosofia, e la sua portata universale. Si può e si deve mostrare a tutti, finalmente, che la matematica può aiutare a forgiare uno spirito assai utile alla risoluzione collettiva dei problemi al1’interno di riunioni egualitarie, le cui uniche regole siano l’analisi della situazione e l’individuazione razionale di ciò che fa crescere il potere dell’intera umanità sul proprio destino››.

Cosa le piace della teoria degli insiemi?

«Senza dubbio, il fatto chela teoria degli insiemi estende la solida teoria astratta della molteplicità a considerazioni profonde, che ancora oggi sono insieme enigmatiche e in continua evoluzione, sulla vecchia questione dell’infinito››.

Perché ha scelto di approfondire la filosofia invece della matematica?

«Perché quel che mi interessava nella matematica, al di là dei teoremi e delle verifiche, era ciò che la matematica dice del reale al suo livello più astratto, sull’essere in quanto tale, l’essere-molteplice considerato al di fuori delle sue qualità sensibili. Volevo esaminare le conseguenze di tutto questo››.

Nel suo libro sostiene che ci sia un rapporto, anche piuttosto stretto, tra matematica e felicità. Di quale felicità parla? E quante felicità esistono?

«La felicità matematica è quella che Spinoza chiama “beatitudine intellettuale”. La si prova quando, dopo aver cercato, dopo aver perso la strada e averla ritrovata, si afferra a un tratto la vera natura di un problema e la sua soluzione. Una felicità (totalmente) straordinaria: si “vede”, con una felice intuizione, un sublime paesaggio intellettuale. È ovvio, però, che esistono altri tipi di felicità: la passione politica, la gioia dell’amore, il piacere dei sensi nella contemplazione artistica…››.

Lei racconta di Sartre che lungo i corridoi della Normale ripete “la scienza racconta palle e la morale le salva”. Seguiamo Sartre in un ambito un po’ scaramantico… La matematica è una disciplina basata sulle successioni, le successioni sono alla base degli elenchi, negli elenchi il tempo non passa, perché in essi sono contenuti contemporaneamente presente passato e futuro (nella lista della spesa c’è già quello che manca in casa, ma il tempo che non passa e il contrario della vita… Secondo lei le persone si tengono lontane dalla matematica perché la matematica è talmente perenne da essere il contrario della vita, cioè la morte?

«Conoscere la matematica non significa contemplare staticamente i risultati contenuti in un libro. È appunto per questo che tutti i libri di matematica contengono degli esercizi: la vera conoscenza matematica esiste unicamente quando, da soli, si riesce a risolvere un problema, anche se, all’inizio, è un problema relativamente “facile”. Ma risolvere un problema è un processo situato nel tempo. Ed è anche un processo drammatico! Si sbaglia strada, si torna indietro, si fanno ipotesi, ci si ricorda di un teorema che “rassomigliava” a quello che c’è nell’esercizio, ecc… La matematica è la vita dello spirito al livello più intenso. Chi mette in relazione la matematica con la morte è semplicemente un ignorante e probabilmente è un pigro».

Galileo Galilei diceva che il grande libro della natura è scritto in caratteri matematici. E il grande libro della cultura?

«Il grande libro della cultura è scritto nella lingua dei sensi, in quella delle forme artistiche, nella lingua parlata, quello del pensiero pratico della politica e della vita è scritto nel linguaggio dei sentimenti e in quello dell’amore, e anche, ne sono certo, nel linguaggio dei simboli matematici».

 

L’autrice

Chiara Valerio, nata a Scauri (Latina) nel 1978, e una scrittrice con dottorato in matematica. Il suo ultimo romanzo è Storia umana della matematica (Einaudi 2016). Dopo aver diretto la prima edizione di “Tempo di libri” a settembre curerà la narrativa italiana per Marsilio.

Il libro

Elogio delle matematiche di Alain Badiou (86 pagine, 10 euro, a cura di Marcello Losito) è in libreria per Mimesis edizioni. Il filosofo francese (Rabat, 1937) insegna all’École Normale Supéríeure di Parigi. Il suo libro più noto è L’essere e l’evento, pubblicato in Italia da Il nuovo Melangolo.

 

 

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