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La professionalità degli educatori a sostegno della genitorialità : formazione permanente

Nicoletta Previtali

Coordinatrice dei servizi per l’infanzia

Direzione servizi sociali ed educativi per l’infanzia e l’istruzione

 

 

L’ esperienza che si vuole raccontare riguarda il personale dei servizi per l’infanzia del Comune di Bergamo avviata nel 2008. Racconteremo di un percorso di formazione e supervisione di un gruppo di educatori, al fine di riuscire a condurre e gestire gruppi di discussione per genitori su tematiche educative nella fascia 0/6anni . La formazione di tale gruppo è stata affidata alla psicoterapeuta dott.ssa Marta Mauri (che ha anche una lunga esperienza nei servizi per genitori e bambini, in quanto ha collaborato all’avvio dei Centri per le Famiglie del Comune di Milano ).

Prima di entrare nel merito del progetto pensiamo sia utile dare un quadro molto veloce dei servizi presenti sul territorio del Comune di Bergamo .

Bergamo è una città di circa 115 mila abitanti, sono presenti 12 nidi d’infanzia, 5 spazi per le famiglie e 2 ludoteche e altri servizi del privato. 7 nidi e 2 spazi gioco sono a gestione diretta 5 nidi e 2 ludoteche affidati alla gestione di una cooperativa.

Il personale educativo, dipendente comunale delle diverse tipologie, è di circa 85 persone.

Il Centro famiglia è un nuovo servizio per famiglie con bambini e bambine da 0/6 anni, avviato con l’obiettivo di sostenere le funzioni genitoriali. Nel Centro vengono proposte iniziative a sostegno delle famiglie, ai neo-genitori e ancora prima alla coppia durante il periodo della gravidanza. Tutto ciò si è reso possibile grazie alle collaborazioni avviate negli anni con i Consultori, Università, Ospedali e varie associazioni del territorio .

Con l’ avvio di questo nuovo servizio si è evidenziato da subito un bisogno formativo da parte degli operatori dei servizi (nidi e spazi per le famiglie) utile ad attivare nuove azioni e progetti a supporto delle famiglie durante i primi anni di crescita dei figli. Ecco quindi, l‘avvio di questa nuova avventura formativa, nata dalla consapevolezza che non serve “insegnare a fare i genitori” o a dare ricette, ma piuttosto sostenere e favorire le competenze di ogni adulto, impegnato nel difficile compito di crescere un bambino…

Obiettivi dell’esperienza:

  • Formare personale educativo in grado di condurre i gruppi di discussione su tematiche educative, per i genitori con bambini nella fascia d’età 0-6 anni
  • Arricchire gli sviluppi professionali in progress da competenze nel lavoro con i bambini a nuove competenze nel lavoro con gli adulti, attraverso nuovi sguardi e nuove riflessioni.
  • Estendere e condividere il progetto e le modalità di lavoro, messe in campo dal 2008, con un gruppo più ristretto “pilota/sperimentale”, ad un’ équipe di lavoro più estesa di operatori.

I gruppi di discussione hanno l’obiettivo di dare agli adulti una possibile chiave di lettura, uno strumento di comprensione per avere loro stessi un modo di intervento e di soluzione a situazioni quotidiane nella gestione di bambini . Ogni argomento viene affrontato in tre incontri a partire da esempi portati dagli stessi genitori, evitando inutili teorizzazioni o giudizi ma favorendo l’abitudine all’ascolto e al rispetto delle opinioni altrui. L’acquisizione di strumenti e strategie di conduzione dei gruppi di discussione da parte degli operatori è finalizzata a rendere questi ultimi sempre più autonomi e capaci nella gestione degli stessi. La conduzione richiede una precisa metodologia; gli incontri sono condotti da 2 educatrici con una formazione acquisita in itinere e con momenti di supervisione al gruppo di educatori.

L’unico criterio nella selezione del personale, è stato, e resta, la motivazione, anche se ovviamente non tutti gli educatori che hanno aderito all’inizio a questo progetto hanno poi deciso davvero di continuare o si sono rivelati effettivamente in grado di diventare buoni conduttori.

La prima competenza da attivare è stata la capacità di lavorare in gruppo: a questo scopo il gruppo di supervisione è stato un’occasione importante per conoscersi, imparare a confrontare le proprie idee, conoscere le proprie emozioni, giudizi o stereotipi, soprattutto quando vengono analizzati i protocolli degli incontri con i genitori.

Un’altra competenza fondamentale è acquisire le modalità di conduzione e di intervento sui contenuti portati dai partecipanti in modo efficace.

Il gruppo di supervisione, per certi aspetti, richiama, nel suo funzionamento, aspetti comuni anche al gruppo dei genitori ed è spesso servito per fare collegamenti e commentare le analogie. Per intenderci i gruppi devono essere un luogo dove si viene volentieri, che permettono l’espressione di sé e dove ci si sente compresi e valorizzati anche nella divergenza delle opinioni.

Altro obiettivo importante è stato la formazione della coppia preposta alla conduzione dei 3 incontri per ogni tematica scelta: un’educatrice ha la responsabilità della conduzione mentre l’altra collega, definita “spalla”, ha il compito di trascrivere quanto emerge dagli incontri, ma può anche intervenire, chiedere precisazioni, spostare l’attenzione su qualcosa che, a chi conduce, potrebbe essere sfuggito etc.

A questo proposito occorre sottolineare l’importanza del linguaggio, mai generico o teorico ma sempre il più possibile concreto e basato sulla capacità di osservare e descrivere modalità che, devono essere patrimonio prima di tutto degli operatori, ma che deve poi diventare un modo di comunicare condiviso e apprezzato dall’intero gruppo di genitori. Si parla del proprio bambino, si descrive quello che fa concretamente in modo che i conduttori, e tutto il gruppo, possano capire e partecipare a quanto viene raccontato.

Quindi un chiaro obiettivo formativo è stato quello di creare una buona capacità d’intesa e di rispetto reciproco prima nella coppia di educatori, con una chiara condivisione degli obiettivi degli incontri e poi dell’intero progetto all’interno del gruppo.

Il lavoro di trascrizione, che chiamiamo “protocollo”, di quanto emerge nel primo incontro dei genitori, diventa importantissimo in quanto è il materiale su cui il gruppo di supervisione lavora e da cui fare emergere i comportamenti dei bambini, le reazioni dei genitori e anche il retro-pensiero di quanto non sempre viene esplicitato dagli adulti, individuando l’effettiva domanda che il genitore pone e cercando di comprendere pienamente il contesto da cui nasce.

Il lavoro successivo è quello di raggruppare in categorie i comportamenti, tra loro simili, dei bambini, necessarie a preparare “la restituzione” di quanto e cosa le educatrici diranno al gruppo dei genitori nel secondo incontro. Questo raggruppamento permette di indirizzare la discussione, tenendo in considerazione tutti gli esempi che gli adulti hanno portato, favorendo così sia la comprensione dell’agito del bambino sia il confronto e la discussione del gruppo su un altro grado di consapevolezza.

Anche il linguaggio chiaro ed empatico, da parte di chi conduce, con interventi di ripresa, di allargamento oppure di sintesi, facilita il gruppo al confronto.

L’ultima fase del lavoro di supervisione riguarda il terzo incontro, quello in cui può diventare possibile per ciascun genitore considerare l’opportunità di modificare qualcosa nella relazione con il figlio/a oppure di confermarsi in quello che già si fa.

Dobbiamo precisare che per alcune tematiche, per esempio con il gruppo di nonni o dei papà gli incontri si sono ridotti a 2 in quanto il gruppo di lavoro ha valutato che il secondo incontro di restituzione lasciava già spazio al racconto di cambiamenti, messi in atto dopo il primo incontro.

Il progetto si è costruito e consolidato nel corso degli ultimi 5 anni, dopo una prima fase iniziale di studio e sperimentazione che ha coinvolto un gruppo ristretto composto da coordinatori dei servizi per l’infanzia e dagli educatori degli spazi per le famiglie, successivamente la partecipazione è stata estesa ad un numero più ampio di educatori, anche di nido, al fine di allargare la ricaduta formativa sull’operatività dei servizi che si confrontano ogni giorno con le famiglie.

Questo tipo di formazione implica un investimento a lungo termine, che richiede non solo acquisizioni teoriche ma anche una focalizzazione sul lavoro di confronto tra le colleghe che condividono l’esperienza e la formazione in gruppo e una supervisione .

In ultimo molta importanza è data alla verifica, che riguarda innanzitutto l’aspetto formativo del personale: in una prima fase vengono analizzate ed esplicitate le esperienze e i vissuti da parte della coppia di educatori e da chi ha il ruolo di osservatore, durante i gruppi di discussione per esercitarsi alla consapevolezza delle proprie emozioni e dei propri sentimenti e di conseguenza all’ascolto e alla rielaborazione degli stessi .

Una seconda fase di verifica si riferisce ai dati quantitativi e qualitativi rilevati attraverso un questionario somministrato ai genitori alla fine dei tre incontri sul gradimento dei temi e delle modalità di conduzione proposti

L’attività di formazione e supervisione di questo progetto è stata un’esperienza intensa e difficile ma che ha appassionato tutti quelli che vi hanno partecipato. Non tutti si sono sentiti in grado di condurre, non tutti gli operatori si sono messi in gioco allo stesso modo, ma per tutti si è trattato di un’ esperienza che ha portato un’importante crescita in ambito professionale e personale .

Alcuni temi affrontati durante le serate sono stati : limiti e regole, il cibo e il sonno, diventare padre, le emozioni dei bambini, le emozioni delle mamme , i nonni….Pensiamo sia utile portare l’esempio di come avviene l’avvio nel primo incontro da parte dell’educatrice che in modo chiaro e sintetico presenta il progetto ai genitori. Presentiamo al gruppo di discussione, formato massimo da 15 adulti iscritti , come saranno strutturati i tre incontri per far comprendere cosa succederà e come avviene la nostra conduzione.

 

Per esempio con il tema: “ Fate e streghe: le emozioni delle mamme”

 

L’avvio è avvenuto in questo modo:

  • nel primo incontro vi chiederemo di parlarci delle emozioni che provate come mamme e di descrivere i comportamenti dei bambini che le scatenano. Vi chiediamo la descrizione dei comportamenti con un linguaggio semplice e chiaro portando degli esempi in modo che tutti possiamo capire
  • nella seconda serata cercheremo di dare una restituzione attraverso una lettura dei comportamenti descritti nel primo incontro, cercando di dare un significato a quanto è emerso.
  • Infine, nella terza serata, cercheremo di riflettere sulle strategie adottate o da adottare ipotizzando degli interventi.

Quando parliamo della fata parliamo della mamma buona e della strega quando pensiamo alla mamma cattiva. Obiettivo di questo incontro è permetterci di raccontare episodi in cui i nostri bambini ci hanno fatto sentire streghe, ci hanno fatto arrabbiare, chiediamo la descrizione del comportamento dei bambini, con esempi di cosa è successo, e di come ci siamo sentite dopo.

 

Alcuni brevi interventi della prima serata:

Mamma A bambino G. 17 mesi : Quando ho letto il titolo ho detto “Era ora, se ne può parlare” mi sono rispecchiata nella strega, io mi sento così, ma è difficile parlarne. Ho fatto fatica a riconoscerlo ma ho pensato, posso partecipare perché parliamo di mamme fate, ma che a volte però si ritengono streghe ! Faccio fatica ad accettare la mia ambivalenza: un esempio quando l’ho messo nel lettino e sono uscita dalla stanza, ma lui è duro, è rimasto fino alle 15 ad urlare, mi sono sentita una strega, ma non ho mollato. Ma poi mi sono chiesta, perché lo faccio? Fa bene al mio bambino?

Mamma B bambina A. 19 mesi : Mi sento spesso in colpa, perché sono poco disponibile ho poca pazienza. Quando ho letto “streghe” mi sono detta: “ sono io “ . Con mia figlia sono in difficoltà è tosta si butta a terra, urla , mi morde … non la porto più al supermercato, perché fa sempre un sacco di scenate. Anch’io faccio delle urlate , mi rendo conto che non va bene , se non riesco a gestire la mia rabbia come posso pensare che lo faccia lei, che modello sono, quando faccio così mi sento in colpa e inadeguata.

Come tutte le cose umane anche questo progetto è ovviamente perfettibile, ma crediamo che abbia raggiunto un importante obiettivo, la consapevolezza che oggi non si può fare gli educatori d’infanzia senza farsi carico delle difficoltà e delle incertezze delle famiglie aiutando i genitori, a riflettere e comprendere il significato dei comportamenti dei loro bambini.

 

 

Centro Famiglia del Comune di Bergamo

Via T. Legrenzi, 31 tel. 035.399.593 centrofamiglia@comune.bg.it

 

dott.ssa Nicoletta Previtali nprevitali@comune.bg.it

Coordinatrice, referente del progetto: “Gruppi di discussione”

www.bambiniegenitori.bergamo.it

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