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Laboratorio “Cos’è il destino ?”

Francesca Saltarelli

 

il destino

 

Obiettivi specifici: i bambini esprimono la propria idea di destino; ascoltano e interagiscono con una storia densa di implicazioni causali e significati; sperimentano l’arbitrarietà dello sguardo e del pensiero, decostruiscono un concetto tra i più presenti nell’immaginario.

Metodologia: si pone la domanda stimolo: “secondo voi cos’è il destino?”.

Si susseguono le risposte più disparate: “è una cosa che succederà”, “il futuro”, “una cosa che non puoi sapere e che succederà per forza”, …

Il laboratorio inizia proponendo alla lavagna, tramite la narrazione orale e il disegno, una storia che si snoda attraverso due persone che si incontrano, (ai bambini viene chiesto di dare loro un nome, l’età, il giorno e l’anno nel quale si svolge la narrazione) e che a causa di imprevisti e situazioni varie finiscono per non incontrarsi e poi incontrarsi di nuovo.

Ogni volta che lo scenario cambia si chiamano quattro bambini alla lavagna a indicare con un puntino dove si trova il destino dei due protagonisti in quel preciso momento della storia.

Al termine del laboratorio unendo i vari segni grafici si ottiene una figura: “Cos’è ? Non ciò che appare, ma cos’è?”.

Il congegno messo in atto non serve per parlare del destino in sé. La storia, l’espediente narrativo, è un pretesto. Riguarda la capacità di seguire temporalmente la storia nel suo divenire e nel suo intreccio, avendo contemporaneamente a che fare con un concetto sfuggente, e nel vedere e quindi nel riferire attraverso il linguaggio oggettivo ciò che ci si trova dinanzi.

alcune risposte dei bambini:

il destino è una linea grossa, spezzettata, colorata e molto scarabocchiata”;

il destino è una cosa imperfetta, una imperfezione”;

il destino è un insieme di linee attaccate, è una forma dentro uno spazio”.

Il destino è una forma strana, inventata e inaspettata, messa insieme da persone”.

Il destino è un posto colorato delimitato da linee storte”.

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