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Le transizioni influenzano lo sviluppo dei bambini

A cura di: Peeters J., Hayes N., Siarova H., Ceneric I., Peciukonytė L., Hulpia H., Dumčius R., Van Landeghem G.

(Sintesi di Enea Nottoli)

Un percorso all’interno della transizione dai servizi per l’infanzia alla scuola primaria; una riflessione sui risvolti positivi di un percorso lineare ed armonico in grado di coinvolgere tutti i bambini e le loro componenti. In questo passaggio abbiamo cercato di riportare i momenti salienti individuati dagli autori in un percorso molto ampio ed articolato che si conclude nella transizione alla scuola secondaria.

L’alta qualità dell’educazione e dell’assistenza hanno un ruolo significativo nello sviluppo del bambino non solo in merito ai risultati imminenti – capacità cognitive, come saper leggere e la capacità numerica, il comportamento sociale ed emotivo, la preparazione per le relazioni sociali – ma anche per l’impatto a lungo termine sulle prestazioni e la partecipazione nelle fasi successive dell’educazione (Sylva et al., 2004; Mitchell et al., 2008; Broberg et al., 1997) e della vita (Peisner-Feinberg et al., 1999; Heckman et al., 2010). Affinché ciò avvenga, è necessario che il sistema educativo sia integro e coerente. I bambini che iniziano positivamente la scuola sono più propensi a percepire la scuola come un luogo importante, ad avere un atteggiamento positivo verso l’apprendimento e aspettative positive sulle proprie abilità per il successo scolastico (A. Hayes, 2011; Dockett& Perry, 2007; Dockett and Perry, 2007; Fabian & Dunlop, 2007; Margetts, 2007; O’Toole et al, 2014; Peters, 2010; Einarsdottir, 2007; Moss, 2013). Tuttavia, questo è più probabile che avvenga se il percorso dei bambini nel sistema educativo è ben organizzato e armonioso.

Il processo di transizione dovrebbe avvenire nel corso del tempo, dovrebbe “iniziare molto prima che i bambini inizino la scuola e far sì che i bambini e le famiglie sentano un senso di appartenenza alla scuola e che gli educatori siano in grado di riconoscerlo” (Hayes, 2011).

Fattori che influenzano il processo di transizione

Sebbene in molti paesi i bambini normalmente inizino la scuola primaria all’età di sei anni, c’è la possibilità di iniziare la scuola prima, per esempio frequentando un servizio ECEC di stampo scolastico oppure la cosiddetta classe prescolare. Molte di queste scuole pre-primarie sono collegate o hanno sede nella stessa struttura delle scuole primarie. Nei paesi nordici, al contrario, i bambini iniziano la struttura prescolare più tardi. In Danimarca e Svezia l’età scolastica inizia a sette anni, ma è stata introdotta una classe prescolare gratuita, non obbligatoria, nella scuola primaria per i bambini di sei anni, offrendo un ponte dall’ECEC al sistema scolastico formale.

Un altro fattore che può influenzare il processo di transizione è il background socio-culturale dei bambini e delle famiglie che devono affrontare queste transizioni. La letteratura di Neuman (2000) suggerisce che i bambini vulnerabili sono più propensi ad affrontare esperienze difficili nella transizione dall’ECEC alla scuola primaria. Se, al contrario, le scuole adottano politiche differenti per integrare culture diverse e per instaurare una politica di tolleranza verso le diversità, le barriere verso la transizione diventeranno più facilmente penetrabili. I bambini provenienti da un background socio-economico svantaggiato e con esigenze educative speciali sono più a rischio di una transizione fallimentare rispetto ai loro pari quando a causa, ad esempio, di basse aspettative da parte dell’insegnante, incapacità di riconoscersi nell’educazione trasmessa, problemi nelle relazioni scolastiche, e così via. L’impiego dei genitori, il sostegno e le risorse della comunità in cui si vive sono anch’essi correlati alle esperienze dei bambini, al loro ingresso a scuola, e meritano quindi di essere considerati appropriatamente.

La mancanza di coordinamento fra i livelli educativi potrebbe costituire un altro ostacolo al successo della transizione. L’assenza di feedback dall’educazione primaria all’ECEC, la non consapevolezza dei problemi, l’assenza di una struttura di assistenza interna e di fattori stimolanti, sono stati menzionati come ostacoli ad una transizione di successo (Amsing & Eilers, 2011). Breit (2009) ha indicato l’insufficienza di collaborazione e di incontri fra le istituzioni come fattori che possono minacciare il successo della transizione.

Visioni e aspettative differenti di quelle che dovrebbero essere le capacità degli allievi che iniziano la scuola, possono diventare ulteriori fonti di difficoltà per il successo della transizione dal sistema prescolare alla scuola primaria. E’ importante seguire un linguaggio pedagogico comune fra i due livelli, smorzando le differenze della formazione e delle aspettative pedagogiche (O’Kane& Hayes, 2006).

Mentre gli insegnanti prescolari considerano principalmente la scelta libera, l’iniziativa e l’autonomia, gli insegnanti della scuola primaria danno più importanza alla capacità di compiacere l’insegnante, alla responsabilità, alla persistenza e alla capacità di lavorare da soli. Gli insegnanti della scuola primaria concepiscono l’assenza di regole sociali come il principale problema dei bambini nella fase di transizione; secondo loro frequentare un servizio prescolare è fondamentale. Questo ostacola il processo di trasferimento delle capacità acquisite fra i diversi livelli educativi.

La natura non obbligatoria dell’ECEC potrebbe essere uno dei motivi per cui i bambini fanno così fatica ad adattarsi alla scuola. Le ricerche condotte in Estonia dimostrano che alcuni bambini provenienti dall’ambiente familiare non sono ben preparati per la scuola e questa è la probabile causa di un rendimento inferiore alle attese (Tiko, 2008). Naturalmente, anche i bambini che hanno frequentato il kindergarten hanno bisogno di un periodo di adattamento alla scuola, in quanto ci sono molti cambiamenti che devono affrontare, tuttavia per i bambini con esperienze prescolari l’adattamento è più facile (Farca & Velea, 2012). Questo è uno dei motivi per cui alcuni paesi hanno introdotto un anno prescolastico obbligatorio.

Il regolare coinvolgimento parentale potrebbe essere cruciale per il successo della transizione dei bambini dal kindergarten alla scuola primaria.

Gli elementi di una transizione di successo

Quando si analizza che cosa vuol dire una transizione di successo, ci sono anche diverse prospettive da considerare. Iniziare la scuola non implica solo la partecipazione del bambino ma anche quella di una serie di altri partecipanti, incluse le famiglie e gli insegnanti, nell’ECEC e nella scuola (A. Hayes, 2011; Van Laere et al, 2015). Quindi, le transizioni di successo dipendono dalla natura delle relazioni e della comunicazione fra tutti i partecipanti coinvolti. Per i bambini le loro amicizie, le relazioni tra pari e quelle con il loro insegnante, hanno un ruolo fondamentale.

Nella concezione tradizionale le transizioni di successo si riferiscono al concetto di prontezza scolastica. I concetti tradizionali di prontezza scolastica si focalizzano sulle capacità dei bambini; tuttavia le valutazioni prescolari basate sulle capacità della performance dei bambini hanno dimostrato di essere degli scarsi indicatori della successiva integrazione e del successo nella vita scolastica (La Paro & Pianta, 2003). Opinioni più recenti sulla transizione riconoscono che “la prontezza scolastica non risiede unicamente nel bambino, ma riflette l’ambiente in cui i bambini si ritrovano” (Nolan et al., 2009). Questa prospettiva ha contribuito a ri-concettualizzare la natura della “prontezza scolastica” e di come promuovere al meglio le transizioni positive.

La letteratura dimostra che affinché tutti gli elementi dell’equazione riportata qui sopra siano “pronti” sono importanti quattro processi:

1) Continuità strutturale;

2) La continuità pedagogica e del curriculum;

3) La continuità professionale;

4) La continuità con l’ambiente familiare e la comunità.

Implicazione per lo sviluppo dei bambini

Una transizione e un inizio positivo della scuola sono stati identificati come fattori che neutralizzano gli svantaggi sociali ed economici e che promuovono la resilienza dell’allievo (A. Hayes, 2011). I bambini che iniziano positivamente la scuola sono più propensi a percepire la scuola come un luogo importante, ad avere un atteggiamento positivo nei confronti dell’apprendimento e a sviluppare aspettative positive verso le proprie abilità scolastiche. (Dockett & Perry, 2007; Fabian & Dunlop, 2006; Margetts, 2007; Peters, 2010).

Una buona transizione può beneficiare anche allo sviluppo dei bambini. La transizione di successo è importante per il benessere emotivo dei bambini e per il loro sviluppo cognitivo; la transizione può agevolare anche l’integrazione precoce dei gruppi di origini diverse, diventando un fattore necessario all’inclusione. Le transizioni positive sono in grado ridurre anche le conseguenze negative del cambiamento come la fobia per la scuola, l’analfabetismo funzionale, il tasso di abbandono scolastico ecc., quindi promuovere le pari opportunità nel momento dell’inizio dell’istruzione obbligatoria. (Vrinioti, Einarsdottir, & Broström, 2010).

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