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L’esperienza educativa e politica di Bruno Ciari

Franco Frabboni

Anzitutto, due righe di premessa per precisare quale sia il mio punto di osservazione nel rileggere e nel riconsiderare la figura di Bruno Ciari. Non farò scorrere l’intera pellicola di Bruno teorico e educatore, il cospicuo patrimonio d’idee e di esperienze che consegna alla coscienza e alla pratica professionale degli operatori scolastici, la sua ostinata, aspra, contrastata – ma vincente – battaglia condotta su più fronti (da maestro elementare, assessore alla Pubblica Istruzione, giornalista/saggista, responsabile delle attività scolastiche del Comune di Bologna) nel nome e nel segno dell’alternativa pedagogica, dell’innovazione istituzionale e didattica dei servizi scolastici. L’angolatura da cui mi pongo coglierà soltanto alcuni spezzoni della sua vita, alcune sue immagini di movimento. Le ultime. Quella della stagione petroniana (dal 1965 al 1970), stagione nella quale il maestro di Certaldo matura un vistoso processo sia di ricomposizione/unificazione, sia di ridefinizione del concetto di educazione come del suo impianto teorico/metodologico.

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