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L’istruzione nell’infanzia come veicolo per la crescita della scuola in Spagna

Enea Nottoli

Redattore e formatore RILA


La crisi economica del 2008 ha colpito fortemente la gran parte dei Paesi della Vecchia Europa compresa la Spagna, che dopo un periodo di grande crescita economica e sviluppo socio-culturale, si è trovata a fare i conti con emergenze che sembravano oramai appartenere al passato.

I servizi per l’infanzia e la scuola dell’obbligo hanno decisamente risentito di questo passaggio, avviandosi verso una fase di involuzione che li ha visti precipitare nella graduatoria della qualità a livello europeo agli ultimi posti. Il governo centrale, attualmente in una crisi istituzionale senza precedenti con l’impossibilità concreta di poter formare un Governo stabile, sembra non essere in grado di intervenire in modo forte sulla forbice, tra chi può e chi non può permettersi un’istruzione scolastica ed extrascolastica di qualità, che sta sempre più aumentando.

È dunque necessario accedere quanto prima ad un piano di riforma strutturale, in grado di garantire una giusta ed equa ripartizione delle opportunità, creando un sistema che parta proprio dalla prima infanzia e che si sviluppi in modo lineare e continuativo.

Oggi, in Spagna, i servizi per la prima infanzia sono divisi in servizi di assistenza alle famiglie, in spazi per i figli e le famiglie che vi possono accedere contemporaneamente, in scuole materne con le stesse ore degli istituti scolastici ed in altri minoritari. I servizi 3-6 trovano la loro dislocazione nei centri di formazione iniziale ed hanno al centro del loro percorso formativo l’attenzione all’apprendimento della lettura e della scrittura.

Il gioco riveste un aspetto importante solamente nella fase iniziale della crescita del bambino, che successivamente dai 3 anni in poi viene instradato verso un percorso prettamente scolastico, impedendo uno sviluppo maggiormente armonico delle capacità del bambino.

La continuità tra i servizi prescolari avviene solo sporadicamente e per iniziativa spontanea poiché non esiste una legislazione in merito, mostrando in modo evidente la completa disomogeneità in ambito educativo, oltre ad una mancanza di attenzione verso l’aspetto evolutivo del bambino stesso che si trova a vivere due esperienze completamente separate ed isolate all’interno di un unico percorso di crescita.

Se l’approccio precoce ai sistemi della lettura e della scrittura potrebbero presagire ad un consolidamento delle capacità scolastiche, al contrario secondo i dati OCSE PISA del 2012 si ha proprio un effetto inverso, con la Spagna che sta precipitando sempre più nella nomenclatura europea.

A questo punto gli organi proposti allo sviluppo dell’educazione, Ministero della Pubblica Istruzione, regioni (3-6) e comuni (0-3), dovranno cominciare a riflettere in modo approfondito sui motivi di tale involuzione e, individuare la strada maestra da percorrere che probabilmente conduce, in modo inequivocabile, alla ristrutturazione dei servizi prescolari.

Strutture e obiettivi nei servizi prescolari

In Spagna l’istruzione per l’infanzia è divisa in 0-3 anni e 3-6 anni, ma la questione non ha un ruolo importante. Nello 0-3 i servizi sono divisi in servizi di assistenza alle famiglie, spazi familiari per i figli e le famiglie allo stesso tempo, scuole materne con le ore di scuola, e in altri minoritari. I bambini 3-6 anni, circa il 99%, trovano la loro dislocazione nei centri di formazione iniziale. Questi centri sono organizzati principalmente per fasce d’età. Alcune scuole “Bressol” (0-3 anni) sono legate alla scuola materna ed elementare in modo del tutto volontario, poiché nessuna regolamentazione stabilisce un rapporto diretto e continuativo tra le due realtà educative.

L’educazione della prima infanzia 3-6 avviene all’interno del percorso primario, in modo che il rapporto sia più fluido e, i bambini passino alla scuola primaria con tutta la documentazione adeguata, rendendo così il passaggio di informazioni il più fluido possibile..

Documenti programmatici

Esiste un programma di studi 0-3 e uno per il 3-6 anni; entrambi si rifanno a quelli che sono gli standard educativi individuati per ciascuna delle due fasce di età. Il gioco ha un ruolo molto più importante nella fase di 0-3 anni che in quella 3-6 anni, perché in questa fascia si prevede di raggiungere degli standard iniziali nel campo della lettura e della scrittura, prescindendo dal processo evolutivo in cui i bambini si trovano. È sicuramente una richiesta della società, all’interno della quale gli insegnanti cercano di “proteggere” quelli che sono i ritmi di ciascun bambino.

I principi educativi in atto

Nella Escoles Bressol (0-3 anni) il funzionamento dei centri è molto varia, in quanto dipendono dai comuni e ogni ente locale può proporre le strategie più adeguate per il raggiungimento di alcune esigenze più o meno priopritarie rispetto ad altre. Nelle scuole materne (3-6 anni) il cammino è più omogeneo in quanto dipendono dalla regione. La diversità nel funzionamento delle istituzioni dipende dal team di insegnanti, il loro progetto educativo e l’ambiente sociale in cui si trova. Va notato che i tagli di cui è stata oggetto la pubblica istruzione in Spagna sono stati massicci. Con il pretesto della “crisi europea”, e in un momento di necessità di una forte scuola pubblica, si è intervenuti in modo forte, andando contro la capacità e la necessità di soddisfare le esigenze dei bambini in un momento di crescente povertà infantile, senza considerare il rischio di esclusione sociale che questo modo di intervenire rappresenta.

La partecipazione delle famiglie

Le famiglie partecipano attraverso comitati scolastici, seguendo quelle che sono le indicazioni della legge. Ogni scuola può aumentare la partecipazione delle famiglie a seconda del loro progetto educativo. Nel caso del Escoles Bressol la partecipazione di solito è più diretta, le famiglie entrano nelle classi e partecipano di più alla vita quotidiana della del servizio.

Valutazione del sistema, della qualità e degli apprendimenti

La valutazione nell’educazione della prima infanzia è molto diversa quando si parla di 0-3 o 3-6 anni. Nella prima fase, la valutazione si concentra sull’osservazione di ogni bambino e, vengono monitorizzati i loro progressi e relazioni con gli altri bambini. Nella seconda fase è molto apprezzato il processo di apprendimento di lettura e scrittura.

Il dibattito sul fallimento scolastico

In Spagna è attualmente aperto un dibattito sociale sul fallimento scolastico. L’orientamento che ha preso lo Stato in questo dibattito sembra però essere inadeguato. Le valutazioni PISA conferiscono un profilo non molto positivo della situazione spagnola, a prescindere dalla storia culturale del Paese. Attualmente lo Stato si sta impegnando attraverso l’aumento delle ore dei corsi, sia interni che attraverso personale esterno. Nelle attività i bambini non hanno tempo di giocare! Il dibattito è completamente incentrato sulle ore di scuola, senza chiedersi che cosa accadrà ai bambini nel loro tempo libero; questo problema può compromettere seriamente la crescita delle disuguaglianze sociali tra i bambini. Sembra che la dicotomia tra chi potrà permettersi ore extracurriculari al di fuori del percorso educativo, e quelli che non se lo potranno permettere stia aumentando sempre di più.

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