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Ferruccio Cremaschi

Direttore responsabile Zeroseiup

Francesco Tonucci

Pedagogista


Manuale di guerriglia urbana – Intervista a francesco Tonucci

 

La Convenzione dei diritti per l’infanzia compie trent’anni. è diventata una realtà e incide sui comportamenti reali di Stati e persone?

Purtroppo no. La Convenzione ha due anime: una di tutela, difesa, protezione dell’infanzia. I bambini non devono morire di fame, di malattie oggi curabili, non debbono essere sfruttati, non debbono essere esclusi dall’istruzione. A questi diritti, ovviamente condivisibili, è dedicata a maggior parte degli articoli. Per questa parte in questi 30 anni si è fatto qualcosa, ma colpevolmente poco. Questi problemi si potevano e si dovevano risolvere e invece sono ancora tutti presenti in molti paesi del mondo. Ma c’è una seconda anima, quella che mi piace chiamare della cittadinanza perché riconosce che i bambini non possono più essere considerati futuri cittadini ma cittadini a tutti gli effetti e per questo titolari di diritti come quello di esprimere le loro opinioni, esprimersi scegliendo le forme più congeniali, associandosi liberamente e giocando in un tempo libero (da impegni e da controlli). Su questa parte mi sembra che non si sia fatto quasi nulla. Il problema vero è che la Convenzione non la conosce quasi nessuno e senza conoscerla è molto difficile rispettarla e applicarla.

 

Cosa si potrebbe fare per farla conoscere e applicare in maniera più efficace? Chi potrebbero essere i soggetti attivi?

Lo dice chiaramente l’articolo 42: Gli stati si compromettono a far conoscere i contenuti della Convenzione ampiamente e con mezzi adeguati tanto da parte degli adulti che da parte dei bambini. Chi sono gli stati? Credo siano tutte le autorità e tutte le persone che hanno il dovere di proteggere, di garantire, di promuovere: sono il Parlamento, i sindaci, i dirigenti scolastici e tutti i cittadini perché la Convenzione è legge dello stato e vincola e obbliga tutti i cittadini. Ho sempre pensato che il sindaco debba essere considerato il garante della Convenzione e che a lui principalmente spetti trovare le forme perché si conosca ampiamente (non distribuendo i libretti il 20 novembre). Ma naturalmente è dovere delle università e di tutti i livelli scolastici fare in modo che tutti conoscano questi diritti.

 

I bambini possono essere loro a difendere e sostenere i principi della Convenzione?

L’articolo 42 lo dice chiaramente. Debbono conoscere i contenuti della Convenzione gli adulti ed è evidente che non sarebbe ragionevole sperare nella sua piena applicazione se mancasse una conoscenza approfondita. Ma debbono conoscerla anche i bambini. Penso che i bambini debbano conoscere i loro diritti per difenderli, per pretenderli, per protestare contro gli adulti quando non li rispettano o li violano.

 

Tu hai scritto un volume in occasione di questa ricorrenza, con un titolo un po’ provocatorio che può lasciare perplessi. Che cosa intendi sostenere con quel titolo, ma soprattutto con il libro?

Il titolo non vuole essere per niente provocatorio, ma rispondente esattamente alla natura e allo scopo di questo piccolo libro: è un libro di lotta. Un libro che invita i bambini a reagire contro noi adulti se non rispettiamo i loro diritti, a inventare forme di denuncia e di ribellione civili, non violente, ma chiare e forti. Temo che se non saranno i bambini a ribellarsi noi continueremo a far finta, come troppo spesso accade, che quella legge l’abbiamo fatta e ratificata per dovere ma che questo non siglifica poi dover necessariamente rispettarla e applicarla in tutti i suoi aspetti.

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