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Misurare la temperatura al sistema integrato attraverso il binomio “qualità/costi”

Aldo Fortunati

Direttore dell’Area Educativa dell’Istituto degli Innocenti


Dall’indagine pilota dell’Istituto degli Innocenti in Regione Toscana a uno studio comparativo interregionale

Aldo Fortunati, Direttore Area Educativa, Istituto degli Innocenti di Firenze

 Simona Ciucci, Silvia Cribillero, Chiara Puricella e Silvia Sobrero, Dottori Master in Coordinamento pedagogico di nidi e servizi per l’infanzia presso il Dipartimento di scienze della formazione e psicologia dell’Università di Firenze nell’anno accademico 2014/15

Come detto in altre occasioni, la qualità dei nidi diventa tema di interesse negli ultimi venticinque anni (Il primo lavoro originale di orientamento sul tema è del 1993; si tratta del volumetto Gli indicatori di qualità per l’asilo nido, pubblicato a cura dell’Istituto degli Innocenti di Firenze nel quadro delle attività del Centro di documentazione sull’infanzia) ma, sebbene una delle domande cui si è sempre desiderato rispondere sia stata anche quella relativa alla giustificazione del costo in rapporto alla qualità offerta dal servizio, le varie indagini svolte da allora quasi mai hanno affrontato il tema del rapporto fra qualità educativa del servizio e suoi costi di gestione.
Il caso dell’indagine pilota svolta dall’Istituto degli Innocenti nel quadro delle attività del Centro di documentazione sull’infanzia della Regione Toscana[4] rappresenta dunque in questo senso una anteprima nel panorama nazionale e, al contempo, quella che qui viene presentata sullo stesso tema come indagine comparativa interregionale ne costituisce un interessante – e ancora inedito – proseguimento.
Lo spunto è stato offerto dalla scelta di quattro studentesse del Master in Coordinamento pedagogico di nidi e servizi per l’infanzia presso il Dipartimento di scienze della formazione e psicologia dell’Università di Firenze nell’anno accademico 2014/15 – Simona Ciucci, Silvia Cribillero, Chiara Puricella e Silvia Sobrero di svolgere – sotto l’indirizzo del prof. Aldo Fortunati – un lavoro di tesi sul tema della qualità dei nidi, comprensivo di una parte sperimentale in cui applicare strumenti di valutazione della qualità e dei costi di gestione a un campione selezionato di nidi rispettivamente in quattro Regioni diverse: Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Lazio.
Così, complessivamente l’indagine ha coinvolto un campione selezionato di 36 nidi d’infanzia, nove per ognuna delle quattro Regioni interessate e distinti, per ognuno dei sotto-campioni di nove nidi individuati in ognuna delle Regioni, in tre sotto-gruppi individuati in base alla natura giuridica del soggetto titolare (pubblica o privata) e alle modalità di gestione del servizio (diretta o in appalto), in modo tale da consentire un confronto tra differenti tipologie di nido sull’asse qualità/costo.
Il valore del complessivo progetto di ricerca – come speriamo si renda visibile – è duplice:

  • innanzitutto, l’aver orientato lo sguardo in modo congiunto ai temi della qualità e dei costi di gestione comparando forme di titolarità e gestione dei nidi diverse costituisce uno spunto per riflettere sulle possibili strategie per integrare le esperienze all’interno del sistema territoriale dei servizi educativi;
  • in secondo luogo, la prospettiva di leggere i dati risultanti avendoli catturati in quattro diversi contesti regionali offre lo spunto per ulteriori riflessioni sulle strategie da adottare per orientare positivamente le politiche di programmazione dello sviluppo del sistema dei nidi verso qualità e sostenibilità.

Gli strumenti di indagine

Per quanto riguarda la valutazione della qualità educativa dei nidi, è stata impiegata la strumentazione contenuta nel più recente aggiornamento del “Sistema qualità dei servizi educativi per l’infanzia” (http://www.minoritoscana.it/?q=node/691), realizzato nel corso del 2015 da un tavolo tecnico composto da Istituto degli Innocenti, Regione Toscana e alcune coordinatrici pedagogiche di servizi educativi per l’infanzia sia pubblici che privati operativi in Regione Toscana.

La prospettiva multidimensionale che ha ispirato questo lavoro ha condotto a individuare 5 dimensioni della qualità per ciascuna delle quali sono state enucleate le principali sottodimensioni. Tali dimensioni e sottodimensioni, dopo essere state sistematizzate in un documento descrittivo, sono state operativizzate all’interno di un questionario strutturato, organizzato in 5 sezioni coincidenti con le 5 dimensioni generali: 1. Ambiente, spazio, arredi e materiali, 2. Assetto organizzativo, 3. Programmazione del servizio, 4. Relazioni e processi di esperienza, 5. Relazioni con le famiglie, gli altri servizi e il territorio.

Per ognuno degli items compresi nello strumento è previsto di esprimere un giudizio su una scala Likert a 5 livelli (“critico”, “insufficiente”, “sufficiente”, “buono”, “ottimo”). Sulla base dei singoli giudizi espressi è possibile calcolare, per ciascun nido, un profilo sintetico “di qualità” (variabile da “critico” a “ottimo”) sia relativamente ad ogni dimensione indagata che al servizio educativo nel suo complesso. In questo modo, il giudizio finale sul servizio analizzato non si riduce a una semplice sintesi valutativa unitaria ma consenta invece di leggere (vedi figura 1) in modo articolato e diversificato gli elementi di forza e di debolezza del servizio, realizzando in questo modo una sorta di “diagnosi” spendibile come base per la elaborazione di un piano di miglioramento.

 

FIGURA 1 – Esempio di modalità di rappresentazione del “profilo di qualità”
FIGURA 1 – Esempio di modalità di rappresentazione del “profilo di qualità”

 

 

In questo modo, sia il “profilo valutativo” che il “piano di miglioramento” che derivano dall’applicazione dello strumento, costituiscono il “rapporto valutativo” sul servizio, quale base per sostenere l’ulteriore processo di sviluppo della sua qualità.
Per quanto riguarda l’analisi dei costi di gestione dei servizi, la base di riferimento è stata la scheda implementata – e progressivamente corretta e migliorata a partire dal 2011 – nel sistema informativo della Regione Toscana (www.regione.toscana.it/-/siria-sistema-informativo-regionale-infanz-1). Tale scheda, che raccoglie sia dati riferiti all’organizzazione del servizio che ai suoi costi di gestione, consente di valorizzare l’indicatore del “costo medio per ora/bambino di servizio erogato”, un indicatore capace di rendere comparabili fra di loro servizi che hanno una diversa specifica organizzazione (in termini per esempio di ampiezza di calendario annuale o di diverso orario giornaliero di apertura).

Il campione dei casi selezionati e la campagna di rilevazione
Le unità di offerta coinvolte nell’indagine costituiscono un campione selezionato di 36 casi individuati nel numero di 9 per ognuna delle 4 Regioni interessate, Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Lazio.

Ogni sotto-campione regionale è stato altresì individuato selezionando al suo interno 3 gruppi di 3 unità di offerta, distinti in base alla loro forma di titolarità e gestione; in particolare:

  • 3 unità di offerta a titolarità pubblica e gestione diretta;
  • 3 unità di offerta a titolarità pubblica e gestione affidata (in appalto o concessione);
  • 3 unità di offerta a titolarità privata.

L’applicazione dello strumento di valutazione della qualità al campione di nidi selezionato è stata realizzata da parte delle quattro studentesse coinvolte mediante un sopralluogo in ogni servizio e anche con il coinvolgimento di un referente del servizio interessato, al fine di acquisire informazioni circa aspetti non direttamente osservabili ma legati piuttosto all’analisi di documenti o alla raccolta mediante intervista. Ogni visita ha richiesto il tempo di una mezza giornata e l’intera campagna si è realizzata nei primi sei mesi dell’anno educativo 2014/15.

Per quanto riguarda l’aspetto dei costi di gestione, la rilevazione dei dati si è svolta mediante trasmissione anticipata ai titolari dei servizi interessati della scheda utilizzata, mentre la verifica della sua compilazione ha in molti casi comportato un confronto dialogato fra le rilevatrici e i responsabili dei servizi, data la natura non standardizzata dei sistemi di computazione dei costi di gestione utilizzati dalle diverse organizzazioni coinvolte nel progetto di indagine.

 

I risultati e le possibili prospettive

Per la rappresentazione grafica integrata dei risultati è stato utilizzato un apposito piano di rappresentazione (vedi figura 2) della posizione delle unità di servizio esaminate rispetto alla valutazione conseguita rispettivamente sulla qualità educativa (da critico a ottimo) e sui costi (attraverso una scala da 0 a 12 euro per l’indicatore del “costo medio per ora/bambino di servizio erogato”).

 

FIGURA 2 – Piano di rappresentazione della valutazione integrata qualità/costi
FIGURA 2 – Piano di rappresentazione della valutazione integrata qualità/costi

 

In particolare:

  • l’area verde rappresenta l’area del buon rapporto fra qualità e costi;
  • le aree gialle rappresentano aree nelle quali programmare processi di miglioramento;
  • le aree rosse, infine, rappresentano aree critiche in cui definire processi di ristrutturazione.

I risultati dell’applicazione degli strumenti di rilevazione hanno comportato l’allestimento di un apposito data base[7], nel quale sono stati caricati i dati relativi alle 36 unità di offerta, sintetizzati nella tabella seguente (figura 3).

 

FIGURA 3 – Punteggi di qualità e valori di costo per unità di offerta esaminate per tipologie di titolarità/gestione e per Regione

REGIONE Tipologia di titolarità e gestione qualità costo
Liguria Pubblica in gestione diretta 3,95 € 7,48
Pubblica in gestione affidata 4,13 € 5,70
Privata 3,38 € 2,42
Emilia Romagna Pubblica in gestione diretta 4,48 € 6,58
Pubblica in gestione affidata 4,51 € 5,01
Privata 3,96 € 4,40
Toscana Pubblica in gestione diretta 4,90 € 5,51
Pubblica in gestione affidata 4,84 € 4,27
Privata 3,79 € 2,38
Lazio Pubblica in gestione diretta 3,99 € 10,66
Pubblica in gestione affidata 3,41 € 3,75
Privata 4,15 € 4,91
MEDIA Pubblica in gestione diretta 4,33 € 7,56
Pubblica in gestione affidata 4,22 € 4,68
Privata 3,82 € 3,48

 

I dati raccolti per singola unità di offerta, proiettati nel piano di rappresentazione definito danno luogo alla figura 4 qui di seguito riportata.

 

 FIGURA 3 – Punteggi di qualità e valori di costo per unità di offerta esaminate per tipologie di titolarità/gestione e per Regione
FIGURA 4 – posizione dei nidi esaminati, distinti Regione sede e per forma di titolarità/gestione, dal punto di vista integrato della loro qualità educativa e del loro costo di gestione”

 

 

La prima naturale considerazione riguarda il fatto che il posizionamento “a nuvola” conferma che la relazione fra qualità e costi non è lineare e che sono molteplici e diversi gli elementi che concorrono a determinarne le caratteristiche.

Per quanto riguarda la qualità educativa, i 36 nidi esaminati si collocano in modo quasi completo nell’area superiore alla “sufficienza”. Questo risultato attesta indirettamente che i servizi sono al di sopra della soglia dei requisiti per la loro autorizzazione al funzionamento. Certo è che la distribuzione delle valutazioni copre l’arco compreso fra la semplice sufficienza e l’eccellenza e così risulta confermato che l’area di investimento sullo sviluppo della qualità rappresenta un contesto nel quale i processi di miglioramento e mantenimento devono comunque essere definiti e attuati.

Molto più aperta – e anche in certo modo frastagliata – la performance registrata dai 36 servizi esaminati rispetto all’indicatore del “costo medio per ora/bambino di servizio erogato” che, anche eliminando i casi estremi, oscilla fra meno di 3 e più di 8 euro. Questa variabilità segnala diversità che si collegano ai due principali fattori produttivi del costo, cioè da una parte agli standard organizzativi e alla loro corretta applicazione e dall’altra al costo del lavoro del personale impiegato nel servizio.

Positivo inoltre constatare che nessuna delle unità esaminate si trova in una “area rossa”, cioè in una zona di bassa qualità e di costo molto alto o molto basso. Bisogna però anche rilevare che solo la metà del campione si colloca in “area verde”, mentre l’altra metà si posiziona in “area gialla”, evidenziando cioè qualità almeno sufficiente ma anche anomali costi – o troppo bassi o troppo alti – del servizio.

Se la nuvola della figura 4 non rende già netto il diverso posizionamento dei servizi in relazione al loro profilo di titolarità e gestione, è la figura 5 che ci rende evidente come, nel loro posizionamento medio, c’è una differenza fra i tre profili – nido pubblico in gestione diretta, nido pubblico in appalto/concessione e nido privato – nonché nel posizionamento dei quattro diversi sotto-campioni regionali di servizi esaminati.

 

FIGURA 5 – posizione media dei nidi esaminati, distinti per Regione e per forma di titolarità/gestione, dal punto di vista integrato della loro qualità educativa e del loro costo di gestione
FIGURA 5 – posizione media dei nidi esaminati, distinti per Regione e per forma di titolarità/gestione, dal punto di vista integrato della loro qualità educativa e del loro costo di gestione

 

 

Cosa dire? Non molto rispetto a tutto quello che si potrebbe dire analizzando più dettagliatamente i diversi casi come tali; ci limitiamo dunque a tre considerazioni:

  • la prima relativamente al fatto che la posizione dei servizi esaminati – in ogni sotto-campione regionale – conferma che la forma di titolarità/gestione del servizio distingue profili di qualità e costo: la gestione pubblica diretta è sempre più costosa ma non sempre di maggiore qualità, la gestione privata è sempre meno costosa ma maggiormente esposta rispetto alla qualità, la gestione affidata a privati di servizi pubblici tiene meglio in equilibrio qualità e costi;
  • la seconda relativamente al fatto che le differenze non sono di misura medesima nei diversi sotto-campioni regionali: i casi di Toscana e Emilia Romagna rappresentano maggiore prossimità fra i dati relativi alle tre diverse tipologie di titolarità/gestione, il caso della Liguria maggiore divaricazione, quello del Lazio infine la polarità più marcata;
  • la terza relativamente al fatto che sembra esserci una relazione di proporzionalità fra il livello di “integrazione” dei dati su qualità e costi di gestione in differenti forme di titolarità/gestione dei servizi e la più consolidata pratica ad investire su strutture di coordinamento dei servizi a livello territoriale; i casi di Toscana ed Emilia Romagna rappresentano forse aree relativamente privilegiate, ma anche quello della Liguria conta sulla vitalità dei coordinamenti territoriali, mentre il caso del Lazio sta solo recentemente investendo in questa prospettiva.

In conclusione, investire sulla valutazione integrata della qualità e dei costi si conferma come prospettiva maestra per individuare strategie di miglioramento, mentre investire su strutture di coordinamento territoriale dei servizi può aprire la strada alla reale costruzione di un sistema integrato di servizi educativi di qualità.

 

[3] Il primo lavoro originale di orientamento sul tema è del 1993; si tratta del volumetto Gli indicatori di qualità per l’asilo nido, pubblicato a cura dell’Istituto degli Innocenti di Firenze nel quadro delle attività del Centro di documentazione sull’infanzia della Regione Toscana.
[4] Vedi Fortunati, A., Mele, S. e Nuti, F. IN EQUILIBRIO FRA QUALITA’ E COSTI PER PROMUOVERE LO SVILUPPO SOSTENIBILE DEI NIDI. Nuovi spunti e orientamenti dalla recente indagine pilota realizzata dall’Istituto degli Innocenti in Regione Toscana. In: ZEROSEI-up, febbraio 2015.

[7] L’allestimento del database dell’indagine, l’inserimento dei dati e le loro elaborazioni sono state realizzate da Diego Brugnoni.

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