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Niente baci (di cioccolato) ai bambini

Federico Rampini

Il divieto è scattato a scuola: pericolo allergie. È solo un esempio dell’ultima mania degli Usa: proteggere i piccoli da (quasi) tutto.

È severamente vietato portare i Baci Perugina a scuola. Non sta proprio scritto su un cartello all’ingresso, ma è come se. La scuola di New York dove lavora mia moglie ha diramato ai prof un lungo elenco di prodotti pericolosissimi, che devono stare alla larga dal perimetro dell’istituto. I Baci Perugina sono tra quelli. Contengono nocciole, e chi ha un’allergia o comunque un’insofferenzaalimentare a noci, nocciole, castagne, arachidi o altre “cose col guscio”, potrebbe essere addirittura in pericolo di vita. E vietato dunque portarli anche come regalo ai colleghi, o come merenda personale. Gli avvertimenti non si fermano qui: il personale della mensa scolastica riceve un’istruzione severa su come evitare che ci siano anche solo delle tracce di quegli alimenti che provocano reazioni gravi nei portatori di allergie.

In che mondo sono cresciuto io, quando ero bambino?

Eravamo circondati da pericoli mortali, e non ce ne rendevamo conto? Beata incoscienza o grave ignoranza? Io però tra i miei compagni di scuola non ricordo casi di morte improvvisa per un gelato alla nocciola.

Sospetto che le allergie siano sempre esistite, ho un vago ricordo di averne sofferto anch’io: a un certo punto della mia adolescenza un dottore mi diede un elenco di cibi dai quali avrei dovuto stare alla larga. Sempre frugando nella memoria, ritrovo un omeopata che mi guarì dalle allergie quando ero ventenne. Comunque i nostri malanni alimentari erano un fatto privato. Ci vergognavamo un po’ a confessarli in pubblico. Ciascuno si proteggeva come poteva, senza farne un caso.

Il divieto dei Baci Perugina è un microdettaglio tipico di un’epoca in cui si stanno costruendo alti muri protettivi attorno all’infanzia e all’adolescenza. Sembra che allevare il pupo sia diventato un mestiere rischiosissimo, che la sua esistenza sia così fragile e minacciata da esigere una serra artificiale per proteggerlo. L’America, come sempre, è all’avanguardia in questa rivoluzione culturale. Da tempo ha imboccato la strada verso una civiltà iperprotettiva dell’infanzia. Si direbbe che i bambini non siano mai esistiti prima del nostro tempo. Che siano creature cosi nuove, così rare e meravigliose, fragili e assediate, da richiedere delle difese eccezionali.

Avrei dovuto vederla arrivare, questa “civiltà pupocentrica”. Quando eravamo due genitori giovanissimi, e abitavamo a Parigi, mia moglie e io cominciammo a passare le vacanze in America proprio perché ci attirava il trattamento speciale riservato ai bambini. In quell’epoca, in Europa viaggiare con due bambini piccoli era faticoso, imbarazzante, talvolta sgradevole. Gli alberghi e i ristoranti non erano attrezzati per loro. Avevi sempre l’impressione che fossero di troppo, ti sembrava di dare fastidio.

Atterravamo in America e tutto diventava più facile: avevano inventato loro Disneyland, i parchi attrazioni, tutta un’industria della vacanza per famiglie con bambini. Dai ristorati con il kids’menu alle aree attrezzate con i giochi nelle stazioni di servizio sull’autostrada, tutto era concepito per renderci la vita facile. C’era perfino, una novità a quei tempi, “l’imbarco prioritario” per bambini

piccoli sugli aerei, introdotto dalle compagnie americane. Ci sembrava di essere finalmente in un paese civile, non dovevamo chiedete scusa per aver messo al mondo due figli.

Ma quello fu solo l’inizio. Dal rendere la vita facile alle famiglie con bambini, si è passati a considerare l’allevamento dei figli come un’attività ad alto rischio, peggio che il trattamento delle scorie radioattive nelle centrali nucleari. Un simbolo dell’America di oggi è il passeggino-Suv.

A immagine e somiglianza dei veri Suv, mezzi blindati che potrebbero trasportare truppe al fronte e invece trasportano il pupo all’asilo, ci sono oggi i passeggini-Suv “fendi-folla”.

Hanno dimensioni extra-extra-large, paraurti rinforzati. I genitori li usano per farsi largo sui marciapiedi. Il trasporto di un pupo è un evento, bisogna farsi da parte, lasciare vuota una corsia speciale.

È una metafora della vita che i genitori organizzano ai bambini programmandogli un mondo senza ostilità, senza insidie, dove ogni pericolo potenziale è tenuto a distanza da precauzioni eccezionali. E mai, mai devono sospettare dell’esistenza dei Baci Perugina.

D la Repubblica, 26 marzo 2016

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