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Oltre lo zero-sei, zero-dodici e inclusione

Lucia Morandi

Collaboratrice


Un clima di serena laboriosità

Lucia Morandi

La comparazione con altri sistemi scolastici e altre scuole, in questo caso dei Paesi Baschi, porta a riflettere sulla valenza pedagogico – didattica delle scelte metodologiche; in particolare l’autrice si sofferma sul clima di serena laboriosità e sul basso livello di aggressività, riconducibili ad alcuni elementi messi in luce nell’osservazione compiuta.

Dopo aver visto le scuole di San Millan e Txalburu nei paesi baschi, è difficile non fare confronti con le “altre scuole”. Difficile esimersi da questa responsabilità.

Ho visto bambini di età compresa tra i 2 e i 12 anni preparare una frittata, mentre altri compagni dipingevano nella stanza dell’arte, altri in falegnameria creavano oggetti di legno, altri ancora facevano una ricerca al computer sugli uomini primitivi, e ciascuno secondo le proprie capacità e competenze.

A Zizurkil e Abaltzisketa esiste un laboratorio di falegnameria aperto tutti i giorni, un altro di cucina , uno di scienze, uno di arte, una biblioteca e una palestra, sempre a disposizione!

Mi domando cosa avrei vissuto, da bambina, in una scuola di questo tipo? Avrei passato un anno a disegnare, saltare e costruire mobili con le ruote correndo il rischio di non imparare a leggere e a scrivere?

Oppure guardando, (cosa che ho fatto), bambini più grandi e adulti assorti in letture e, affascinata dalla grafia avrei desiderato anch’io interpretare e riprodurre quei segni?

Nella scuola San Millan ho visto una ragazzina di 12 anni che al computer stava traducendo un libro per bambini dallo spagnolo all’arabo. Di sua spontanea volontà!

Può darsi che lei sia un genio oppure che sia innato in noi il bisogno di spingerci oltre ciò che conosciamo.

Il clima che si respira in entrambe le scuole è di una serena laboriosità.

Si osserva una grande autonomia nei bambini, sia negli spostamenti tra un laboratorio all’altro, sia nelle scelte che compiono e nelle relazioni che scorrono fra di loro.

Osservo una bambina di 4 anni determinata a costruire una casetta per gli uccellini. Cerca il materiale, legno, chiede alla maestra come fare per attaccare i fare pezzi con la colla a caldo. L’insegnante le da l’occorrente, inclusi i guanti per non bruciarsi. Questa bimba sa già come comportarsi e si muove con discreta disinvoltura.

 

 

 

 

 

Ad un certo punto la colla si attacca al guanto e diventa, per la bimba, difficile da gestire.

Arriva un’altra bambina sui 10 anni che la vede in difficoltà e l’aiuta staccando la parte filamentosa.

Entrambe le bambine riprendono tranquillamente il loro lavoro.

Successivamente alla 4enne serve qualcos’altro e sale su di uno sgabello per prendere ciò che le serve e che si trova ai piani alti di uno scaffale.

 

 

Si sporge un po’ troppo dallo sgabello e la responsabile del laboratorio subito la richiama a prestare attenzione a come si sta muovendo. La bimba da che era in bilico ritorna nella posizione ferma anche se in alto. Un’altra bambina, più grande di lei ma sui 6-7 anni, le si avvicina offrendole il suo aiuto .

 

 

Ciò che ho visto vale l’aver intrapreso questo viaggio.

I bambini di queste scuole sanno autoregolarsi perché lo imparano con la propria esperienza tutti i giorni.

Non si tratta di autosufficienza data dall’arrangiarsi da soli, questi bimbi sono educati, sanno prendersi cura dei più piccoli e chiedere aiuto se ne hanno bisogno. Hanno iniziativa nel cercare informazioni e nel voler conoscere ma sanno anche aspettare e attendere il proprio turno. E questo perché ci sono degli adulti (maestre e famiglie) che sanno aspettare, e rispettare.

Non ho visto scene di aggressività, pur essendo la rabbia un emozione appartenente a tutti. Il conflitto va espresso se pur in modi che permettano una crescita e non una distruzione ( purtroppo a volte s’impara pure da quella).

L’ipotesi è che il basso livello di aggressività e il clima di serena laboriosità, si debbano a questi elementi:

Attività . Il fare-costruire nei laboratori canalizza energie.

Interesse. I bambini fanno e/o studiano cose che catturano la loro curiosità e il loro impegno.

Importanza data all’aspetto motorio. Non si è costretti tutto il giorno in una posizione seduta e ferma. I bambini possono muoversi. Il movimento permette lo scarico di tensioni e aiuta la concentrazione, così chi vuole, riesce anche ad dilettarsi nello studio dell’arabo come arte della calligrafia.

L’eterogeneità dei gruppi. Promuove la diversità come valore e arricchimento sia sociale che come individuo. Abbassa il livello di competizione aumentando quello di competenza.

 

 

I bambini imparano che ciascuno è diverso, per età, altezza, peso, ecc..ma ciascuno può essere simile all’altro, per interessi, vissuti, o colore preferito.

L’altro è diverso da me ma anche simile, sopratutto se ad entrambi piace costruire casette con piscina o leggere libri d’avventura, o arrampicarsi sugli alberi.

Come dicono le educatrici delle scuole San Millan e Txalburu “se educhiamo per accettare la diversità come qualcosa di normale non sarà più necessario parlare d’inclusione ma di convivenza.”

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