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Perché l’immaturità dell’infanzia facilita l’apprendimento

Massimo Ammanniti

“Il lavoro” di padri e madri è impossibile, diceva Freud. Ma invece è indispensabile assecondare gli orientamenti dei piccoli.”

È inevitabile che i genitori, con la nascita dei figli, si interroghino sul miglior modo di crescerli. E i figli rappresentano per i genitori un grande investimento educativo e affettivo, sono la garanzia che la famiglia possa sopravvivere e diventare più grande , ossia che abbia un futuro. E questa preoccupazione riguarda anche filosofi, educatori, medici e addirittura politici e governanti che si sono ripetutamente interrogati su quali siano i metodi migliori per favorire nei bambini lo sviluppo di attitudini e caratteri desiderabili socialmente. A cominciate da Platone.

Il tema dell’educazione viene riproposto nel libro The gardener and the carpenter di Alison Gopnik, ben nota in Italia per i suoi precedenti libri che sono stati accolti con grande interesse. Gopnik ha il grande merito di essere una prestigiosa ricercatrice sulle strategie di apprendimento dei bambini e allo stesso tempo svolge un lavoro molto apprezzato di divulgazione  come testimoniano i suoi frequenti interventi pubblicati sul New York Times e altri giornali.

In questo nuovo libro Gopnik si scaglia contro quella che lei definisce “l’ideologia del parenting”, che possiamo tradurre in italiano la genitorialità e che viene incarnata oggi, soprattutto nelle famiglie del ceto medio americano, ma non solo, troppo preoccupate di indirizzare e costruire, come falegnami, lo sviluppo dei figli secondo schemi prefissati. Sono genitori troppo vigili e protettivi, che sovrastano la vita dei figli come elicotteri che li seguono allarmati per allontanare ogni possibile pericolo. Un’altra variante è quella dei genitori spazzaneve che anticipano il percorso dei figli, spianando la strada che devono percorrere perché non debbano impantanarsi. In Italia ben conosciamo quest’ultima versione, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti, ragazzi e ragazze che ancora a trent’anni vivono sotto l’ala protettiva della famiglia.

Per la Gopnik i comportamenti dei genitori “falegnami” sono vere forme di lavoro, alimentate dal consumo ossessivo di guide e di manuali educativi, trascurando le forme di vita vissuta negli scambi quotidiani, come ci ricordava il filosofo Ludwig Wittgenstein. In altri termini i genitori devono imparare dai giardinieri, creando uno spazio protetto di amore, di sicurezza e di stabilità, ossia un contesto in cui i bambini hanno la possibilità di esplorare e di muoversi liberamente, incorrendo anche in possibili errori che li aiutano ad aggiustare le proprie strategie di apprendimento.

Il suo orientamento non è molto diverso da quello proposto da Donald Wìnnicott, pediatra e psicoanalista inglese, che negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso sollecitava i genitori ad assecondare il ‘gesto spontaneo’ del bambino, aiutandolo a rinunciare alla propria onnipotenza e a costruire in questo modo un sé più autentico. Vi sono indubbie differenze fra l’approccio della Gopnik e quello di Winnicott, infatti la ricercatrice americana si muove all’interno di una cornice cognitiva che valorizza 1’apprendimento, mentre lo psicoanalista inglese mette in primo piano la relazione affettiva tra figlio e genitori.

Ma le affermazioni della Gopnik hanno una solida base scientifica, ampiamente documentata da studi e ricerche che evidenziano come i bambini scoprano percorsi e strategie di apprendimento più creativi se vengono lasciati liberi di esplorare e di usare il materiale di gioco, mentre se gli adulti forniscono indicazioni i bambini tendono a restringere i propri comportamenti in schemi prefissati. Questa variabilità apre un maggior ventaglio di possibilità non solo nel campo dell’apprendimento, ma anche dal punto di vista evoluzionistico perché la diversità nei comportamenti dei bambini ne favorisce l’adattamento in un mondo in rapido cambiamento, a differenza dei modelli più conformistici che hanno una flessibilità limitata.

Le conclusioni del libro sono molto diverse dalle affermazioni pessimistiche di Freud di un famoso scritto del 1937, secondo cui il mestiere del genitore è ‘impossibile’, mentre per la Gopnik i genitori devono fondamentalmente assecondare le tendenze naturali dei bambini, anche quando possono sembrare disordinate, perché la lunga immaturità dell’infanzia favorisce l’apprendimento e l’emergere di nuove capacità.

La Repubblica, domenica 23 ottobre 2016

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