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Perché noi mamme single non siamo un flagello

Sara Gandolfi

Mercoledì leggo il fondo in prima pagina del vicedirettore Dario Di Vico, “Cari genitori”. Si parla della «formidabile rete di protezione» fornita dalla famiglia italiana ai propri figli e di welfare, di pensioni da riformare e immobilismo. Si parla molto di padri. Le madri, invece, compaiono solo nelle prime righe, quando si parla del «fenomeno delle madri single che flagella tutti i Paesi del Nord Europa». Ne parlo con la mia amica Viviana Basso, madre single di ritorno: da un anno è separata dal marito, che le passa gli alimenti per i figli a ritmo altalenante. E’ arrabbiata, almeno quanto me. Oggi firma una lettera che è sulla prima pagina del Corriere, con la risposta di Di Vico. Forse, merita un seguito. Perché non siamo diverse da migliaia di altre donne con l’affanno, madri o no, single o accoppiate, di città o di provincia, che s’arrabattano per far tornare i conti, tenere insieme mille pezzi di vita che vanno in direzioni opposte, dimostrare continuamente di valere. Lottando nella speranza che i compagni di coppia o di lavoro accettino di condivere davvero il potere. Assieme agli obblighi e ai piaceri.

Quattordici anni fa sono diventata madre, senza un compagno al fianco. A volte nella vita succedono cose bizzarre e val la pena di dar corso al destino. Come scrive la mia amica Viviana, che invece è diventata “madre single” con i figli ormai alle elementari, «non sapevamo di essere novelle Attila importate dai Paesi scandinavi. Ci consideriamo, più semplicemente, madri che provano a crescere al meglio i propri figli, amandoli. Senza pesare sulla società». A differenza del quadro descritto da Di Vico, non abbiamo goduto, o solo in parte, di «trasferimenti di risorse dai padri ai figli».

La “carretta” la mandiamo avanti noi, tra incoscienza e onnipotenza.

Viviana e io siamo felici che la lettera sia finita in prima pagina. Ringraziamo la vice-direttrice Barbara Stefanelli, che lo ha reso possibile insistendo con delicatezza perché venisse scritta, e il vice-direttore Dario Di Vico che oggi ha risposto, da vero gentleman qual è, riconoscendo che le madri single «con il loro impegno quotidiano insegnano qualcosa a tutti noi». Grazie, ma il punto va spostato un po’ più in là.

Non siamo martiri né eroine.

Di Vico oggi fa un sottile distinguo fra le “madri ampiamente maggiorenni e single” e le “ragazze madri” che “flagellano” le società del Nord. Eppure non siamo diverse neppure da quelle ragazze, a parte le rughe sul volto. Non sono meglio io perchè il figlio è arrivato a 33 anni, quando già avevo uno stipendio che mi sosteneva. Sono solo maledettamente più fortunata.

Il flagello non sono le ragazze madri. E tantomeno i loro figli, che sono il futuro. Semmai, è un gioco di potere che non abbiamo scardinato, ancora. Altro che welfare da riformare, questa è impresa più ardua:

«Il vero flagello che impedisce alla società di domani di prendere corpo e alle donne e ai figli di liberare i propri talenti», scrive Viviana.

A proposito di welfare: quale uomo non ha sorriso quando a Roma hanno deciso che anche le donne andranno in pensione a 65 anni – “la vera parità” ci hanno detto – senza che nessuno spiegasse loro che le donne di lavori nella vita ne fanno due o tre, solo uno pagato (spesso meno degli uomini e con minori prospettive di carriera) e forse neppure il più usurante.

Ieri ho visto al cinema Carnage, ultimo film di Polanski. Un piccolo capolavoro. Verso la fine del film Kate Winslet, madre e donna in carriera, espode svelando il piccolo, sporco segreto del marito. Non ne vuole sapere nulla delle decisioni che riguardano il figlio, la casa, la famiglia, “perchè lo annoiano”. Lui fa l’avvocato di successo e porta a casa i soldi. Punto.

E’ vero, a volte i figli, la casa, la famiglia sono una noia mortale. Quasi sempre sono una gran fatica. Fanno comunque parte della vita e spesso sono un gran piacere. Che in due, mi dicono, si può vivere anche meglio.

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