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Le Furet 70/2013 - Familles, crèches, écoles et si on se donnait la main ?

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FURET 70 europa


Il bambino nell’universo del sogno. Verso mondi migliori…
I sogni sono un esercizio di simulazione applicato al reale; sempre dotati di un contenuto positivo per l'essere umano, contribuiscono alla costruzione di una visione positiva del futuro (J. Singer, 1980)
Małgorzata Piasecka

Documentare e analizzare collettivamente le pratiche educative
In Italia, il costante sostegno alla professionalità è una determinante fondamentale della qualità dei luoghi di accoglienza per la prima infanzia.
Mariacristina Picchio
Isabella Di Giandomenico

FURET 70 dossier


E se ci dessimo la mano?
Spazi, funzioni, ruoli, persone sono diversi, ma le preoccupazioni in merito al benessere e all'educazione dei bambini sono comuni. In nome di queste preoccupazioni comuni, è necessario trovare indispensabili spazi di dialogo in cui ognuno possa trovare il proprio spazio e incontrare l'altro. Ogni spazio, ogni struttura, ogni persona dev'essere riconosciuta, nello spazio che occupa, singolare ma non necessariamente statico, perché l'incontro produce effetti e invita a rimettere in discussione le proprie rappresentazioni del bambino e di ciò che favorisce il suo benessere e il suo sviluppo. Lo sviluppo del bambino si costruisce un giorno dopo l'altro attraverso legami che si intrecciano, rotture necessarie e transizioni che lo mettono al riparo da situazioni ansiogene e inutili sofferenze. È un lungo cammino che porta, gradualmente, dalla fusione/confusione della propria persona con la o le persone che lo circondano, lo avvolgono con tutte le loro attenzioni, a raggiungere la consapevolezza di esistere separatamente, fisicamente e psichicamente. L'esperienza della separazione è una prova ma conduce il bambino verso la conquista della soggettivazione. La separazione, per un paradosso non trascurabile, ha quindi un'insostituibile virtù organizzatrice, a patto che non sia fonte di un'angoscia che sommerge il bambino in modo traumatico. Il processo di separazione è essenziale nei primi tre anni e si estende a tutta la durata della vita. Accompagnare il bambino nel suo muovere verso altre persone, altri apprendimenti, altre modalità di socializzazione, significa dargli modo di essere soggetto del proprio sviluppo nelle migliori condizioni possibili.
Marie Nicole Rubio

Intervista al Ministro dell’Educazione
Questo numero di “Le Furet” è dedicato a legami, passaggi e rotture tra famiglie, nidi e scuola. Per una migliore comprensione delle rispettive posizioni dei ministeri dell'Educazione e della Famiglia, ci proponiamo di porre a entrambi alcune domande. Per problemi di calendario, le risposte del ministero della Famiglia non ci sono giunte in tempo per questo numero e troveranno quindi spazio nel prossimo.
Vincent Peillon

Istruzione prescolastica e istruzione obbligatoria: subordinazione o partenariato paritario?
In gran parte dei paesi sviluppati, i bambini trascorrono del tempo nelle strutture di accoglienza per la prima infanzia, e le performance scolastiche e la formazione lungo tutta la vita hanno assunto una grande importanza agli occhi di chi governa. Non stupisce quindi che il rapporto tra strutture di accoglienza prescolastica e istruzione primaria obbligatoria sia diventato un nodo politico.
Peter Moss

Rotture e continuità: alcune considerazioni
"La Francia, che è potuta apparire come un precursore nel campo dell'educazione e dell'accoglienza dei più piccoli, è stata raggiunta, se non superata”. Le riforme avviate – legge-quadro sulla scuola, piano di lotta contro la povertà, futura legge sulla famiglia – renderanno possibile un progresso, essendo più aderenti al processo di sviluppo del bambino e più giuste da un punto di vista sociale?
Michel Dollé

Continuità e rotture per i più piccoli
Come sorge nei bambini la continuità del senso di sé? “Noi siamo stati prima ancora di saperlo, prima di esser nati a e di noi stessi, siamo nati di altri, nati ad altri” (J. C. Ameisen). Come mettere l'assenza in parole, come dare un senso alla rottura?
Françoise Hurstel

Rituali di arrivo e di partenza
Alcuni bambini vengono lasciati in un luogo di accoglienza collettivo che frequentano senza dar l'impressione di orientarvisi davvero, che sia scuola, nido o giardino d'infanzia
Michèle Lewonczuk

Separazione e rituali di partenza nelle strutture di accoglienza
Una questione delicata quella della separazione, della partenza, che risuona in noi come una nota dissonante e sgradevole. L'idea corrispondente infatti “è perlopiù percepita nel suo aspetto doloroso, negativo, e non nella sua dimensione di apertura, all'altro, alla vita”
Sylvie Chatelain

Combattere contro le disuguaglianze: la risorsa delle classi passerella
Le modalità di accoglienza e educazione della prima infanzia in Francia compongono un paesaggio ricco e variegato: nidi a frequenza regolare o saltuaria, luoghi di accoglienza genitori-bambini, giardini d'infanzia, scuole materne. I luoghi e i dispositivi per l'accoglienza collettiva dei più piccoli sono molteplici, una situazione attuale in parte dovuta a ragioni storiche.
Alain Houchot

Iniziative passerella
Nel 2007, la CAF dell'Alto Reno, il consiglio del dipartimento e l'Educazione nazionale hanno organizzato 4 giorni di stage in cui si ritrovavano insieme per la prima volta educatori di nidi, di strutture di accoglienza mista e di scuole materne dello stesso settore. Un terzo proveniva da paesi, un terzo da città di medie dimensioni e i rimanenti da Mulhouse e dintorni.
Michèle Lewonczuk

Una passerella in un quartiere-villaggio
Il giardino materno Masson è uno dei quattro che a Parigi, dal 1996, accolgono bambini dai 2 ai 3 anni per una prima esperienza in collettività
Marie-Claire Cadet

Fare bene, fare meglio: riflettere sull’accoglienza
Il piccolo arriva da noi una mattina. Papà e mamma sono nervosi. È ancora presto, poco a poco la vita invade il centro prima infanzia, il livello di attività cresce inesorabilmente. Papà e mamma vanno via, e ben presto il bambino ci fa capire che è preoccupato: è il suo primo giorno, e non si sente bene. Una situazione vissuta troppe volte per non avere echi nelle nostre riflessioni: accogliere un bambino non significa solo occuparsi del suo ingresso fisico nei nostri locali, nei nostri ambienti. Che fare allora? Come farlo? E soprattutto, perché?
Brigitte Lépine