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Zeroseiup on the web ottobre 2019

EDITORIALE

In che cosa abbiamo sbagliato?

Ferruccio Cremaschi

I genitori dei bambini che frequentano oggi i servizi per l’infanzia sono ex alunni di questi stessi servizi. C’è stato un influsso sulla loro educazione?

La scuola dell’infanzia statale ha compiuto i 50 anni, l’asilo nido poco meno. Questo significa che buona parte delle bambine e dei bambini che frequentano oggi i servizi hanno genitori che hanno fatto la stessa esperienza e che hanno alle spalle un percorso di educazione infantile.
Secondo quanto ci assicurano le ricerche in proposito di intervento educativo precoce, dovremmo raccogliere i frutti di questo impegno culturale, sociale, professionale.
Vorrei chiedere a educatrici e insegnanti, quale è la loro esperienza quotidiana con i genitori di oggi? E a educatori e insegnanti con anni di esperienza quali sono stati i mutamenti nei comportamenti di genitori e bambini negli ultimi decenni?
A sensazione, senza suffragi statistici scientifici, azzarderei che la situazione oggi non è migliore di qualche decennio fa, che i genitori di oggi sono forse meno disponibili e meno attenti all’educazione offerta dai servizi, che i bambini non sono sostenuti da una partecipata consapevolezza dell’importanza di quanto stanno vivendo.
Certamente non voglio (e non possiamo) dare la colpa ai servizi per l’infanzia. In 50 anni il mondo è cambiato. Solo per citare una variabile, la televisione commerciale con i suoi modelli di comportamento e con i suoi valori è entrata massicciamente nelle case e nella vita delle persone, plasmando comportamenti, distorcendo valori, sovvertendo priorità.
E allora? Possiamo comunque consolarci ripetendo le affermazioni di Hekman e dei diversi documenti internazionali e aspettando che naturalmente si verifichi un mutamento epocale solo a partire da una maggiore estensione della frequenza ai servizi?
O forse, dobbiamo porci qualche domanda su come e se i servizi per l’educazione dell’infanzia possono incidere sulla formazione dei cittadini e sulla costruzione di una società più inclusiva?

Non ho risposte, ho molti dubbi.

C’è qualcuno che si pone il problema?

ZEROSEIUP ONLINE OTTOBRE 2019

L’INTERVISTA

Ai bambini si deve insegnare a disobbedire

Intervista a Anna Carpena a cura di Gemma Ventura Farré

Fino dopo i vent’anni una persona non è completamente matura nell’empatia

L’autostima ce la formiamo o ce la danno? Una persona empatica è quella che si fa carico dei problemi degli altri o che trova la giusta misura per “galleggiare”? Com’è la mentalità di uno psicopatico o di una persona manipolatrice? Perché non dovremmo far sentire in colpa un ragazzo prepotente?

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SPAZIO FERRAROTTI

A proposito di Outdoor Education…

Lo sviluppo della capacità di rappresentazione mentale nell’esperienza robinsoniana
Walter Ferrarotti

La rappresentazione mentale è un’operazione che può avvenire in forme diverse e con diversi gradi di complessità: può riguardare semplici oggetti oppure azioni può fatti; può riferirsi a fatti di durata più o meno lunga, richiamati alla memoria, o a progetti di azioni con uno sviluppo più o meno complesso e prolungato. Questa operazione si avvale degli stimoli provenienti da tutti i canali percettivi e di tutte le operazioni che l’individuo compie nei processi di interazione con l’ambiente. Ciò significa che la rappresentazione mentale non avviene esattamente nello stesso odo in due individui diversi e che è fortemente influenzata dal modo di rapportarsi all’ambiente da parte di ciascun individuo.

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DIDATTICA

 

I materiali naturali nella pancia della Balena

La Borsa di Bo, biblioteca dei materiali naturali a Bologna

Juan Crus e Corrado Bosello

Juan Crus vive nel mondo dell’arte, è uno scultore ed è tutta una vita che lavora sui materiali; Corrado Bosello, pedagogista dei servizi educativi per l’infanzia, dallo stesso tempo pratica l’educazione all’aperto. In forma di dialogo entrano con noi nella pancia della balena: nome in codice della Borsa di Bo.

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FORMAZIONE

Famiglie dentro

Il contributo riporta l’esperienza dei Servizi educativi del Comune di Fano nei quali, attraverso una formazione proposta da Zeroseiup “col tempo, e con l’allenamento, è cambiato lo sguardo, il modo, profondo di intendere uno ad uno ed insieme i componenti delle famiglie dei bimbi e delle bimbe, e il timore nel coinvolgerle si è trasformato in piacere nello scambio, anche nella curiosità”.

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DAL MONDO

Il bambino confinato

L’infanzia è un’invenzione. O una costruzione. Questo è ben noto.
Ma l’impatto di questa affermazione è enorme. In questo articolo, questa idea consentirà di sottolineare e di cogliere meglio il concetto di infanzia attualmente prevalente nella società occidentale in genere, e più specificamente in Danimarca.

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Carta dei principi: Edu_Care / Transizioni[1] vissute dai bambini di 0-6 anni

Centro Educativo Di Bruxelles e Servizio per le famiglie   a. Cornice di riferimento I bambini piccoli (0-6 anni) crescono in vari contesti: a casa, possibilmente in strutture per l’infanzia e nella scuola dell’infanzia. A Bruxelles, sfide sociali come la diversità, la disuguaglianza sociale e la povertà hanno anche un

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PROFESSIONALITA’

Stili educativi al nido

Diana Penso ricostruisce i mutamenti della figura dell’educatore dalla nascita dei Nidi ad oggi.

Delinea il profilo professionale dell’educatore “sufficiententemente buono” (da una “madre sufficientemente buona” di Winnicott) che abbia presente i bambini nei loro aspetti cognitivi, emotivi e relazionali e che, in ultima analisi, operi per “valorizzare quanto di meglio c’è in loro, felici di vivere la propria vita e capaci di renderla valida per quelli che ameranno un giorno” (Bettelheim).

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GRUPPI MISTI

La diversità come risorsa educativa: l’esperienza del “gruppo misto”

“L’assunzione di una immagine forte, ricca e potenziale dell’infanzia necessita di una corrispondente trasformazione del ruolo adulto in una direzione in cui la sua azione sia giocata molto più sull’organizzazione di contesti strutturanti che sulla proposta di stimoli diretti all’agire dei bambini”, a partire da questa affermazione Gloria Tognetti prende in esame e approfondisce i cambiamenti indotti dall’esperienza del “Gruppo misto” sperimentata ed approfondita in alcuni servizi toscani già dagli anni ’80.

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PICCOLISSIMI

La condivisione di attività e di attenzione fra i bambini nella prima infanzia: la dimensione spaziale nel setting pedagogico e il ruolo dell’educatore

Lo studio propone un’analisi dei processi attraverso i quali gli aspetti materiali e simbolici dell’ambiente interagiscono con le attività dell’educatore, determinando l’esperienza del bambino in un centro per la prima infanzia. Quest’analisi riveste un interesse particolare sia per la pratica educativa sia per la comprensione dei processi di sviluppo nel secondo anno di vita dei bambini. In questo periodo avvengono dei cambiamenti importanti nell’interazione dei bambini con la componente fisica e sociale dell’ambiente circostante, per quanto riguarda il loro sviluppo cognitivo e l’acquisizione della capacità di muoversi autonomamente.

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ZEROSEIUP online - registrazione Tribunale di Bergamo n. 16 03/06/2015 - ISSN 2499-8915

Direttore responsabile: Ferruccio Cremaschi